RICHARD A. KNAAK.
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L'ABISSO.
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Parte 1.
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Titolo originale: The Sundering. 2005.
Ciclo: Warcraft, War Of The Ancients. Numero 3.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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A mio nipote Brandon.
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Prologo.
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Una furia primigenia si accan contro di lui e gli lacer la carne sferzan-
dolo da ogni direzione. Fuoco, acqua, terra e aria, ciascun elemento avvol-
to da una potente forza magica, gli vorticavano attorno impazziti. Il solo
sforzo di tenersi saldo minacciava di farlo a pezzi, eppure riusc a resistere.
Non poteva non farlo.
Davanti agli occhi si susseguirono innumerevoli immagini che sconvol-
sero i suoi sensi. Vide paesaggi ignoti, battaglie e creature a lui sconosciu-
te. Ud le urla di tutti gli esseri esistiti nel passato, di quelli del presente e
di quelli che sarebbero venuti nel futuro. Colori e forme incredibili lo ab-
bagliarono.
Ma, cosa pi sconvolgente, vide se stesso in ciascun istante della sua e-
sistenza, dagli albori del tempo fin oltre la sua morte. Questo l'avrebbe
confortato, se ogni particella del suo corpo non stesse lottando, come lui,
per preservare il mondo, la realt intera, dal caos incombente.
Nozdormu scosse la testa e rugg in preda all'agonia e alla frustrazione.
In quel momento aveva le sembianze di un drago, un enorme colosso
bronzeo che sembrava composto in parti uguali da granelli di tempo e di
carne. I suoi occhi erano gemme luminose dello stesso colore del sole. I
suoi artigli erano diamanti scintillanti. Lui era l'Aspetto del Tempo, una
delle cinque grandi entit poste a vegliare sul mondo di Azeroth in modo
da preservarne l'equilibrio e proteggerlo dai pericoli. Coloro che avevano
creato il mondo avevano dato vita a lui e ai suoi confratelli, e a Nozdormu
in particolare erano stati concessi poteri eccezionali. L'Aspetto del Tempo
era infatti in grado di percepire gli innumerevoli sentieri del futuro e di
sondare i meandri del passato. Nuotava lungo il fiume del tempo con la
stessa facilit con cui altre creature solcavano i cieli.
Tuttavia, Nozdormu ormai riusciva a malapena a contenere il disastro
imminente, sebbene disponesse dell'aiuto delle sue esistenze simultanee
disseminate nei vari flussi temporali.
"Dov' l'anomalia?" chiese a se stesso per l'ennesima volta. "Qual  la
sua causa?" Ne aveva una vaga idea, ma ancora nulla di preciso. Non ap-
pena aveva avuto sentore dello sconvolgimento in atto nella realt, era
giunto in quel luogo per esaminare la faccenda da vicino e aveva scoperto
di essere arrivato appena in tempo per impedire che tutto venisse distrutto.
Tuttavia, una volta impegnatosi in quel compito, l'Aspetto si era reso conto
di non poter procedere senza aiuto.
A tal fine si era rivolto a un essere i cui poteri sicuramente impallidivano
a confronto con i suoi, ma che aveva dimostrato una dedizione e un'inge-
gnosit degna di un Aspetto. Nozdormu era riuscito a contattare il drago
rosso, Korialstrasz, uno dei consorti dell'Aspetto della Vita, Alexstrasza.
Sotto le sembianze del mago Krasus l'aveva inviato in missione, nella spe-
ranza che riuscisse a trovare un modo per ribaltare la terribile situazione in
atto.
Ma l'anomalia di cui Korialstrasz e il suo allievo di razza umana, Rho-
nin, erano andati alla ricerca sulle montagne orientali aveva finito per in-
ghiottirli. Nozdormu sapeva che erano sopravvissuti a tale imprevisto, ma,
al di l di questo, l'eventuale esito positivo della loro missione gli era anco-
ra ignoto.
Cos, anche se sperava ancora che i due fossero riusciti a individuare la
causa dell'anomalia, l'Aspetto aveva comunque continuato ad agire per
conto proprio. Continuava a tenere sotto controllo ogni nuova manifesta-
zione del caos, e ci gli procurava un enorme dispendio di poteri. Era co-
munque riuscito a non lasciarsi travolgere dalla visione di orchi all'assalto,
regni che sorgevano e poi crollavano, violente eruzioni vulcaniche... eppu-
re ancora non riusciva a individuare la causa dell'anomalia...
Infine percep una dissonanza... qualcosa che sembrava condizionare la
follia in atto nelle maglie del tempo. All'improvviso avvert la vaga pre-
senza di un'energia proveniente da un punto lontano, molto lontano. No-
zdormu cerc di seguirne la labile traccia come uno squalo farebbe con la
sua preda, e i suoi sensi si immersero completamente nel vortice del tem-
po. In pi di un'occasione gli sembr di perderla, ma riusc sempre a ritro-
varla.
Poi, lentamente, una tenue energia prese a formarsi di fronte a lui. Aveva
un aspetto vagamente familiare, e Nozdormu fu quasi sul punto di rifiutare
la verit che gli si stava rivelando. L'Aspetto esit, sicuro di essersi sba-
gliato. La causa dell'anomalia non poteva essere quella. Un evento simile
non era assolutamente possibile!
Di fronte ai suoi occhi si manifest una visione del Pozzo dell'Eternit.
Il lago nero ribolliva con la stessa violenza degli altri elementi che cir-
condavano Nozdormu. Feroci lampi di pura magia si riversavano sulle sue
acque scure.
Poi ud le voci sussurrare.
Al principio, Nozdormu le interpret come voci demoniache, apparte-
nenti alla Legione Infuocata, ma era ben avvezzo al timbro di quelle crea-
ture e dunque accanton rapidamente quell'ipotesi. No, il male che prove-
niva da quei sussurri era un male pi antico e pi nocivo...
Le forze primigenie intanto continuavano a lacerare la sua carne, ma
Nozdormu ignor il dolore. Ormai era convinto di trovarsi finalmente di
fronte alla causa della catastrofe in atto. Non era in grado di dire se avreb-
be potuto modificare l'assetto della realt, ma se fosse stato anche solo in
grado di scoprire la verit, Korialstrasz avrebbe avuto ancora una speranza
di riportare la situazione alla normalit.
Nozdormu scrut ulteriormente il lago. Era ben pi consapevole rispetto
ad altri che quel che appariva come una semplice massa d'acqua era in re-
alt molto, molto di pi. Le creature mortali non erano in grado di intuire il
potenziale pericolo insito in essa. Perfino gli altri Aspetti non erano proba-
bilmente in grado di comprendere come lui la natura effettiva di quel lago.
D'altra parte, sapeva anche che il lago conteneva segreti a lui preclusi.
Nozdormu ripens nuovamente ai demoni della Legione Infuocata e alla
loro intenzione di utilizzare i poteri del Pozzo dell'Eternit per aprirsi un
varco nel mondo dei mortali e spazzar via ogni forma di vita da Azeroth.
Tuttavia, le presenze emanate dal Pozzo erano troppo subdole perch vi
fosse lo zampino dei demoni... o perfino del loro signore, Sargeras.
Un senso di inquietudine prese a farsi strada in lui a mano a mano che
procedeva. In diversi momenti l'Aspetto rimase quasi intrappolato nell'e-
nergia emanata dal lago. Dentro di esso v'erano falsi sentieri e percorsi in-
gannevoli creati apposta per legarlo per sempre al potere del Pozzo, che
avrebbe finito per attingere da Nozdormu la sua energia e la sua essenza.
L'Aspetto si mosse con estrema cautela. Rimanervi intrappolato non a-
vrebbe determinato soltanto la sua fine, ma forse anche la fine di ogni co-
sa.
Continu a immergersi, sempre pi in profondit, nelle acque del lago.
L'intensit dei poteri presenti nel Pozzo lo sconvolse. L'energia che percep
gli fece tornare in mente il potere dei creatori, i cui antichi fasti, a confron-
to, riducevano Nozdormu all'equivalente di una lumaca che striscia fuori
dal fango. Forse i creatori avevano a che fare con i segreti nascosti nel
Pozzo?
La mente di Nozdormu si immerse ulteriormente nelle acque e scav in
profondit avvicinandosi al suo centro... e alla verit.
Poi delle lingue di acqua scura emersero dal fondo e gli afferrarono le a-
li, gli arti e il collo.
L'Aspetto riusc a malapena a reagire in tempo per non lasciarsi trascina-
re a fondo. Lott contro i tentacoli d'acqua, ma quelli lo tenevano ben
stretto. Tutti e quattro gli arti erano intrappolati e il tentacolo che aveva at-
torno al collo si serr ancor di pi fino a togliergli il respiro. Nozdormu
comprese che ci che percepiva era soltanto un'illusione, ma era comunque
molto potente e in quel momento rappresentava la realt. La sua mente era
stata intrappolata da ci che si celava nel Pozzo. Se non si fosse liberato
alla svelta, sarebbe definitivamente morto, esattamente come se quell'illu-
sione fosse stata reale.
Nozdormu fece un ampio respiro, e un flusso di sabbia si deposit sul
Pozzo per delinearne i contorni. I tentacoli si mossero di scatto e allentaro-
no la presa. Poi appassirono, dal momento che la magia che li aveva gene-
rati si esaur all'improvviso.
Mentre quei tentacoli si frantumavano, ne giunsero altri dal fondo
dell'acqua. Nozdormu aveva previsto quell'eventualit e sbatt forte le ali
fino a librarsi rapidamente nell'aria. Quattro lingue scure d'acqua schiocca-
rono inutilmente, per poi riaffondare.
Ma di colpo il drago si arrest: un tentacolo gli aveva bloccato la coda.
Si volt per cercare di liberarsi, ma ne spuntarono fuori altri. Balzarono in
aria da tutte le direzioni, e stavolta erano cos numerosi che l'Aspetto non
fu in grado di evitarli tutti.
Ne colp uno, poi un altro, e un altro ancora, poi rimase intrappolato da
pi di una dozzina di tentacoli, ciascuno serrato contro il suo corpo con
una forza mostruosa. Il drago venne inesorabilmente trascinato verso la
superficie ribollente del Pozzo.
Sotto di lui si form un vortice. Nozdormu percep la sua forza attirarlo
a s perfino da cos lontano, e ormai la distanza fra lui e le acque si stava
assottigliando sempre di pi.
Poi, il vortice mut il suo corso. Le onde, concentrate lungo i bordi, si
fecero pi frastagliate, poi pi spesse. Il centro riboll e da esso emerse
quello che a prima vista sembrava un altro tentacolo, seppur differente dai
precedenti. Era lungo e nodoso e avanzava verso di lui. La sua punta e-
splose in tre estremit aguzze. A forma di bocca.
Nozdormu spalanc gli occhi. I suoi tentativi di svincolarsi si fecero an-
cora pi frenetici.
Le fauci demoniache si aprirono fameliche mentre i tentacoli spingevano
Nozdormu verso di esse. La lingua assest una frustata sul muso dell'A-
spetto e ci provoc una ferita profonda nella carne del drago.
I sussurri presenti nei recessi del Pozzo si fecero pi virulenti e pressan-
ti. Ormai erano voci ben distinte, e udirle fece rabbrividire l'Aspetto. S, si
trattava davvero di creature ben pi temibili dei demoni...
Ancora una volta, soffi granelli di sabbia contro i tentacoli, ma scivola-
rono contro le protuberanze scure come fossero semplici tracce di polvere.
Nozdormu si contorse per cercare di liberarsi da almeno uno dei tentacoli
che lo tenevano prigioniero, ma quelli rimasero incollati al suo corpo con
una sete vampirica.
Ci colse di sorpresa l'Aspetto. In quanto essenza del tempo, aveva otte-
nuto dai propri creatori la capacit di conoscere l'esatto momento della
propria fine. Ci gli era stato concesso come sorta di avvertimento, in mo-
do che non ritenesse i propri poteri talmente infallibili e immensi da non
doverne rispondere a nessuno. Nozdormu sapeva esattamente quando e
come sarebbe perito, e le circostanze in cui ci sarebbe avvenuto non erano
quelle in cui si trovava in quel momento.
Ciononostante, non era in grado di liberarsi.
La lingua d'acqua si attorcigli attorno al suo muso e serr la presa tal-
mente forte che Nozdormu sent la mascella frantumarsi. Ancora una volta,
ricord a se stesso che si trattava soltanto di un'illusione, ma quella consa-
pevolezza non era comunque in grado di fermare il dolore n l'apprensione
che avvertiva, e che lo consumava in un modo che non aveva mai provato
prima.
Il mostro arriv quasi all'altezza dei denti di Nozdormu e si avvent con
le fauci spalancate contro l'Aspetto. Il simultaneo tentativo di tenere in-
sieme le maglie della realt caus ulteriore turbamento nei suoi pensieri.
Quanto sarebbe stato pi semplice lasciar perdere tutto e farsi catturare dal
Pozzo...
"No!" Nozdormu pens all'improvviso. Gli venne in mente un'idea, sep-
pur disperata. Non sapeva se sarebbe stato in grado di realizzarla, ma non
aveva molte alternative.
Il suo corpo prese a vibrare sempre pi intensamente e sembr ritirarsi in
se stesso.
In realt, tutta la scena si ritrasse su se stessa. Ogni movimento compiuto
divenne il proprio rovescio. La lingua d'acqua si allontan dal muso del-
l'Aspetto, e lui ricacci dentro la bocca i granelli di sabbia. I tentacoli si
sfaldarono e tornarono ad affondare nelle acque scure...
Nel momento stesso in cui ci accadde, Nozdormu ferm il movimento
contrario e ritrasse la mente dal Pozzo.
Ancora una volta, prese a fluttuare nel fiume del tempo, e riusc a mala-
pena a tenere insieme la realt. Lo sforzo immane si rivel ancor pi arduo
dato il grande dispendio di energie causato dal suo immergersi nel lago,
eppure riusc comunque a trovare abbastanza forza per continuare. Era ar-
rivato a toccare il male che aveva corrotto il Pozzo e ormai era certo che
l'eventuale fallimento della missione di Korialstrasz avrebbe causato qual-
cosa di ben peggiore della distruzione.
Nozdormu aveva riconosciuto i poteri presenti nel lago per ci che erano
veramente. Perfino la furia tremenda dell'intera Legione Infuocata impalli-
diva al loro confronto.
E non c'era nulla che potesse fare per fermare i loro piani. Poteva a ma-
lapena tenere a bada il caos in atto. Non possedeva neanche pi la forza
necessaria per contattare gli altri, ammesso che fosse in grado di farlo in
precedenza.
Non c'era dunque pi alcuna speranza, se non quella ben lieve che nutri-
va prima di quel nuovo accadimento, ed essa gli pareva ormai talmente in-
significante da non poterci fare alcun affidamento.
"Ormai dipende tutto da loro..." pens mentre i flussi di magia pura lo
travolgevano. "Ormai dipende tutto da Korialstrasz e dal suo amico uma-
no."
Capitolo uno
Il fetore si sentiva a grande distanza ed era difficile dire cosa fosse pi
persistente, se il fumo acre che saliva dalla terra in fiamme o l'odore quasi
dolciastro dei morti in putrefazione disseminati a migliaia nei dintorni.
Gli elfi della notte erano riusciti a fermare l'ultimo attacco della Legione
Infuocata, ma avevano perso ancora terreno. Lord Desdel Stareye l'aveva
spacciata per una manovra diversiva in grado di permettere alla spedizione
di soppesare meglio le debolezze della Legione, ma il gruppo di cui faceva
parte Malfurion Stormrage conosceva la verit. Stareye era un aristocratico
completamente privo di qualsiasi concetto di strategia militare ed era cir-
condato da persone a lui simili.
Dopo l'assassinio di Lord Ravencrest, nessuno era stato disposto a op-
porre resistenza all'arroganza del nobile. A parte Ravencrest, pochi altri el-
fi possedevano una vera esperienza in materia di guerra e con il comandan-
te privo di eredi, la sua casata non era in grado di proporre nessuno come
suo successore. Stareye era chiaramente ambizioso, ma la sua inettitudine
avrebbe alla lunga soffocato le sue ambizioni insieme alla sua gente, se la
situazione non fosse cambiata in tempo.
Ma Malfurion non era preoccupato solo per il futuro incerto della spedi-
zione. Un'altra questione impellente lo spingeva incessantemente a volgere
lo sguardo in direzione di Zin-Azshari, un tempo sfavillante capitale del
regno degli elfi della notte. Mentre le vaghe tracce di luce verso est prean-
nunciavano la venuta di un giorno avvolto dalla foschia, il druido continu
a rimuginare sui propri fallimenti.
E sulla perdita delle creature a cui teneva di pi al mondo: suo fratello
gemello, Illidan, e la bella Tyrande.
Gli elfi della notte invecchiavano molto lentamente, ma il giovane Mal-
furion sembrava molto pi anziano degli anni che aveva alle spalle. Era di
altezza simile a quella di un qualsiasi altro elfo della notte, cio oltre i due
metri, e possedeva la consueta carnagione viola scuro e la corporatura esi-
le. Tuttavia, i suoi occhi argentei e a mandorla, privi di pupille, erano con-
trassegnati da una maturit e da un senso di amarezza che mancava alla
maggior parte degli elfi della notte.
Ancor pi sorprendente era la sua capigliatura, che arrivava all'altezza
delle spalle ed era di un'insolita tonalit verde scuro, e non blu notte come
quella di tutti gli altri, Illidan compreso. I suoi simili non facevano altro
che fissare la sua chioma come un tempo erano soliti fare con gli abiti so-
bri che indossava. In quanto studente dell'arte druidica, Malfurion non por-
tava gli abiti sfarzosi e sgargianti tipici della sua razza. Piuttosto, il druido
preferiva indossare una semplice tunica in stoffa, un giustacuore, un paio
di calzoni in pelle e degli stivali all'altezza del ginocchio, anch'essi in pel-
le. Gli abiti stravaganti portati dalla sua gente rappresentavano un segno
rivelatore del loro stile di vita superficiale e della loro innata arroganza,
cose a cui Malfurion era fermamente contrario. Naturalmente ormai, la
maggior parte degli elfi, tranne Lord Stareye e i suoi simili, vagavano co-
me profughi con addosso degli stracci inzaccherati di fango e sangue. Cosa
ancor pi rilevante, invece di osservare lo strambo aspirante druido con a-
ria altezzosa, si rivolgevano a lui con toni di disperata speranza, consape-
voli com'erano che la maggior parte di loro erano in vita grazie unicamente
ai suoi poteri.
Ma a cosa l'avevano mai condotto quegli stessi poteri? Di certo non al
successo, almeno fino a quel momento. Cosa ben peggiore, e certo ancor
pi sconcertante, Malfurion aveva scoperto che addentrarsi a fondo negli
elementi del mondo naturale aveva causato in lui una trasformazione fisi-
ca.
Si gratt la parte superiore della testa dove, nascoste sotto i capelli, si
trovavano due piccole protuberanze. Erano spuntate soltanto pochi giorni
prima, eppure erano gi raddoppiate di dimensioni. Le due piccole corna lo
fecero rabbrividire, poich gli ricordavano Lord Xavius, il consigliere della
regina riemerso dal regno dei morti che, prima che Malfurion riuscisse a
sbarazzarsene, aveva fatto in modo di nascondere Tyrande tra le grinfie dei
capi della Legione Infuocata.
Dovresti smetterla di pensare a lei lo incit qualcuno alle sue spalle.
Malfurion volse uno sguardo privo di sorpresa al suo compagno, sebbe-
ne molti degli appartenenti alla spedizione avrebbero osservato con grande
perplessit il nuovo arrivato. In tutta Kalimdor non esisteva una creatura
simile.
La figura incappucciata avvolta da una tunica blu scuro, al di sotto della
quale si intravedevano dei calzoni e una casacca della stessa tinta, era pi
bassa di Malfurion almeno di tutta la testa. Ma non erano n la sua altezza
n i suoi indumenti a attirare l'attenzione su di lui. Era piuttosto la fiam-
meggiante capigliatura che fuoriusciva dal cappuccio e le fattezze pi ro-
tonde e pallide, oltre al naso leggermente ricurvo su un lato, a rendere gli
elfi cos inquieti.
Rhonin era di corporatura pi robusta rispetto a Malfurion e sembrava
perfettamente in grado di affrontare un combattimento, e questa era una
capacit inusuale per un individuo che si era dimostrato piuttosto abile nel-
le arti magiche. Rhonin definiva se stesso un "umano", razza di cui nessu-
no fra gli elfi aveva mai sentito parlare. Tuttavia, se il viaggiatore dalla
chioma rossa avesse potuto essere considerato come un esemplare rappre-
sentativo di tutta la sua razza, Malfurion avrebbe voluto che la spedizione
avesse almeno un centinaio di umani oltre a lui. Rhonin era infatti in grado
di gestire i propri poteri quasi fosse stato generato da un semidio.
Come posso fermarmi? Come ne risponderei alla mia coscienza? Mal-
furion chiese all'altro con tono quasi arrabbiato, sebbene sapesse che Rho-
nin non meritava di essere attaccato in quel modo. Tyrande  loro prigio-
niera da troppo tempo e continuo a fallire nei miei tentativi di penetrare le
mura del palazzo con la visione interiore!
In passato, Malfurion aveva utilizzato gli insegnamenti ricevuti dal suo
maestro, il semidio Cenarius, per attraversare un regno chiamato il Sogno
di Smeraldo. Esso era un luogo in cui il mondo appariva come sarebbe sta-
to se privo sia di segni di civilt sia di vita animale. Dentro di esso, la for-
ma onirica dell'elfo era in grado di raggiungere rapidamente diversi luoghi
sparsi in tutto il mondo. Il Sogno di Smeraldo gli aveva permesso di oltre-
passare le barriere magiche che circondavano la cittadella della Regina
Azshara e di spiare i gesti degli Eletti e dei comandanti della Legione In-
fuocata. Malfurion aveva utilizzato il Sogno di Smeraldo per bloccare i
piani del consigliere Lord Xavius e, dopo aver subito una prigionia stra-
ziante, era infine riuscito a distruggere temporaneamente il portale e la tor-
re che lo ospitava.
Tuttavia, ormai il potente demone Archimonde era riuscito a rafforzare
le barriere presenti attorno al palazzo, e ci aveva reso impossibile un nuo-
vo utilizzo del Sogno di Smeraldo. Malfurion aveva continuato a cercare di
penetrarvi, ma avrebbe ottenuto gli stessi risultati se fosse andato a sbattere
contro un muro reale.
Non lo aiutava certo sapere che, oltre a Tyrande, era molto probabile che
nel palazzo vi fosse anche Illidan.
Elune veglier su di lei si affrett a rispondere Rhonin. Tyrande
sembra essere una delle favorite di Madre Luna.
Malfurion non aveva nulla da ribattere contro quell'osservazione. Era
passato poco tempo da quando Tyrande era diventata una giovane novizia
al servizio della dea della luna. Tuttavia, la venuta della Legione Infuocata
sembrava aver causato in lei una trasformazione altrettanto grande quanto
quella di Malfurion, se non di pi. I suoi poteri erano diventati immensi e,
con sua grande sorpresa, prima di perire sul campo di battaglia, la Madre
Badessa aveva scelto lei come sua succeditrice, in mezzo a una schiera di
sorelle molto pi esperte e di grado superiore. Purtroppo, il nuovo ruolo af-
fidatole aveva condotto al suo rapimento da parte di Xavius e dei suoi sati-
ri. Xavius aveva infine pagato con la vita le azioni perpetrate ai danni del-
l'elfa, ma ci non era bastato a salvare Tyrande.
Riuscir almeno Elune ad opporsi all'oscuro potere di Sargeras?
Rhonin inarc il folto sopracciglio. Parlare in questo modo non ti aiute-
r di certo, Malfurion disse voltandosi ... e ti sarei specialmente grato se
smettessi di dire cose simili in presenza dei nostri nuovi amici.
Per un attimo, il druido mise da parte il proprio dolore nel vedere delle
forme avanzare dalla direzione da cui era giunto in precedenza l'umano.
Gli fu subito chiaro che si trattava di creature appartenenti a pi di una
razza, poich alcune di loro facevano impallidire l'elfo per altezza e di-
mensioni, mentre altre erano piccole anche solo se rapportate a Rhonin.
Un odore muschiato travolse le sue narici quando una figura pelosa, av-
volta unicamente da un perizoma e con una lancia imponente in mano, si
ferm a osservarlo. Il gigante respirava in maniera rapida e pesante, e ci
fece tintinnare leggermente l'anello che aveva al naso. Il suo muso era lun-
go pi di trenta centimetri e all'altezza del suo cranio si incontravano due
occhi scuri a fessura, carichi di determinazione. Al di sopra del sopracci-
glio contratto e severo, un paio di corna dall'aspetto massiccio si ergevano
sopra il muso.
Era un tauren...
Lui ... prese a dire Rhonin.
Elfo della notte, sappi che hai di fronte Huln Highmountain tuon la
creatura dalla testa di toro. Huln dalla lancia a forma di aquila! Sollev
l'arma per mostrarne l'estremit affilata e ricurva, forgiata in somiglianza
del becco del rapace. L'asta era avvolta dall'estremit inferiore fino all'al-
tezza della lama da una pelle ben stretta, con iscritti alcuni segni nella lin-
gua della razza di Huln. Malfurion ne sapeva abbastanza sui tauren per in-
tuire che quei segni ripercorrevano l'intera storia dell'arma, dalla sua crea-
zione alle epiche imprese dei suoi possessori. Sono Huln, e ti parlo in
nome di tutte le trib riunite.
Il toro fece ciondolare bruscamente il capo, e il suo gesto accentu le pa-
role appena pronunciate. Su di lui, ricavate dal suo stesso pelo, si notavano
pi di una ventina di trecce, la maggior parte delle quali pendevano dalla
mascella. Ciascuna di esse era il segno di un nemico abbattuto in battaglia.
La figura muscolosa e tozza che era dietro il braccio destro del tauren
sbuff. Somigliava vagamente a un parente di Rhonin, ma la sua corpora-
tura faceva pensare che un essere dalla forza portentosa, magari lo stesso
tauren che gli era accanto, avesse preso in mano un martello da guerra per
appiattirlo con violenza. Cosa ancor pi sorprendente, la creatura era fatta
di pietra, non di carne.
La sua pelle grigia, intagliata in maniera grezza, era in effetti di granito,
e i suoi occhi furtivi dei diamanti luminosi. La barba era in realt un'intri-
cata serie di ramificazioni minerarie che accentuava ulteriormente la sen-
sazione che la figura stesse costantemente invecchiando.
Lo gnomo - cos Malfurion defin dentro di s la creatura -infil la mano
in una delle tante sacche che aveva all'altezza della cintola e ne estrasse
una pipa di argilla e una scatola con l'acciarino. Non appena accese la pipa,
per un attimo il fuoco rischiar il suo volto grigio, e in particolare il suo
enorme naso rotondo. Che la tonalit grigia presente nella sua barba deno-
tasse effettivamente un'et avanzata o meno, la creatura non mostrava al-
cun segno di decadimento. Nonostante fosse di pietra, lo gnomo indossava
una tunica dotata di cappuccio, degli ampi stivali lisci e una casacca e dei
calzoni simili a quelli di un minatore. Sulla spalla aveva appesa un'ascia,
grande quasi quanto lui, e munita di una lama affilata.
Mi chiamo Dungard Ironcutter, e parlo a nome delle trib degli ear-
then fu tutto ci che disse, essendo gli gnomi poco avvezzi alla conversa-
zione.
Gli earthen. Malfurion si prefisse di tener bene a mente quel termine.
"Gnomo" era un termine elfico, per di pi dispregiativo.
All'improvviso, la figura simile a un orso che era alle spalle di Dungard
brontol. N lo gnomo n il tauren prestarono molta attenzione a quel suo-
no spaventoso, ma istintivamente Malfurion indietreggi di un passo.
A fatica, la creatura si fece avanti. Assomigliava a un orso, ma si muo-
veva come avrebbe fatto un uomo. Indossava un perizoma marrone chiaro
e una collana fatta di artigli. Dotata di tre dita su ciascun piede, sollev il
bastone che aveva in mano. L'altra zampa, provvista di quattro dita, si
chiuse a pugno.
La creatura emise un altro ruggito, questa volta con un tono leggermente
diverso.
Il furbolg Unng Ak dice che  qui in nome di tutto il branco Rhonin si
affrett a tradurre.
Dietro di loro vi erano altre creature, ma decisero di non farsi avanti in
quell'occasione. Malfurion osserv l'insolito raggruppamento e poi scrut
Rhonin con una certa ammirazione. Siete riuscito a convincerli a veni-
re...
Io e Brox abbiamo solo dato una mano. La maggior parte del merito
spetta a Krasus.
Malfurion guard nel folto del gruppo, ma non riusc a scorgere il mae-
stro di Rhonin. A un primo sguardo, per un estraneo, l'alta figura incap-
pucciata e avvolta da abiti grigi poteva sembrare un elfo della notte. Tutta-
via, a un esame pi attento, sarebbe apparso chiaro che le fattezze del ma-
go ricordavano maggiormente quelle di un falco che non quelle di un elfo.
Inoltre, i suoi occhi assomigliavano in qualche modo a quelli di Rhonin,
sebbene fossero pi lunghi e stretti e celassero un fuoco che era il chiaro
segnale di un sapere antico.
Il sapere di una creatura che in realt era un drago.
Un'altra figura si avvicin a loro. Non si trattava di Rhonin, ma di Brox.
L'orco aveva un'aria stanca ma nello stesso tempo sprezzante, come sem-
pre. Brox era un guerriero che aveva lottato per tutta la vita. Munito di
zanne, il combattente aveva cicatrici su tutto il corpo. In fatto di muscola-
tura, rivaleggiava con il tauren. Lord Stareye considerava Brox una bestia
alla stregua di Huln o del furbolg. Tuttavia, in molti tra le schiere degli elfi
avevano assistito alle sue imprese in battaglia e lo rispettavano profonda-
mente, specialmente quando brandiva la magica ascia lignea creata apposi-
tamente per lui da Malfurion e Cenarius.
Il druido continuava a cercare di avvistare Krasus, ma senza esito. Ci
non gli piacque. Dov' il Maestro Krasus?
Rhonin contrasse le labbra e rispose con amarezza: Mi ha detto che a-
veva una faccenda urgente da sbrigare alla svelta, senza badare alle conse-
guenze.
Cosa intendeva dire?
Non ne ho idea, Malfurion. Per molte questioni Krasus si fida unica-
mente di se stesso.
Abbiamo bisogno di lui... Ho bisogno di lui.
Rhonin mise una mano sulla spalla dell'elfo. La libereremo... te lo pro-
metto.
Malfurion non ne era molto convinto, cos come non era convinto che
Lord Stareye avrebbe accettato quegli alleati cos insoliti. La missione di
Rhonin e dei suoi compagni non aveva ricevuto l'approvazione del coman-
dante della spedizione, ma Krasus era dell'opinione che, una volta messo
di fronte al loro intervento, il nobile avrebbe rivisto la sua posizione. Ma
convincere Desdel Stareye si sarebbe rivelata un'impresa pi ardua che
cercare di ragionare con i furbolg.
Infine, il druido si arrese al fatto che nell'immediato non vi sarebbe stato
alcun nuovo tentativo di liberare Tyrande. In verit, avevano gi fatto tutto
il possibile, almeno per il momento. Tuttavia, nonostante riflettesse nuo-
vamente sulla questione dei nuovi arrivati, i suoi pensieri erano costante-
mente concentrati su un possibile modo per trarre in salvo la sua amica
d'infanzia... e, allo stesso tempo, per scoprire la verit sulla sorte del fratel-
lo scomparso.
Lo gnomo sbuff con aria idiota dalla sua pipa, mentre Huln attendeva
con una pazienza che contraddiceva il suo aspetto rozzo. Unng Ak annus
l'aria e aspir i diversi aromi serrando forte il bastone nella mano.
Rhonin esamin i potenziali alleati e disse: Ovviamente, sarei uno
sciocco se dicessi che non preferirei che Krasus fosse qui adesso. Non ve-
do l'ora di vedere la faccia di Stareye non appena avr incontrato nostri
nuovi amici....
Il nobile rimase di sasso. Gli occhi quasi gli uscirono fuori dalle orbite,
per quel che la loro forma concedeva. La traccia di polvere da fiuto, gi vi-
cina alla sua narice, scivol come cenere sul pavimento della tenda non
appena mosse le dita tremanti.
Cosa avete portato qui in mezzo a noi?
Rhonin mantenne un'espressione calma. L'unica possibilit che ci  ri-
masta di limitare le perdite e forse anche di vincere.
Lord Stareye scost con gesto stizzito il suo mantello riccamente ornato
e contraddistinto da una serie di linee svolazzanti arancio, verde e porpora.
In contrasto, l'armatura era della pi sobria tonalit grigio-verde, come
quella indossata dagli altri elfi, anche se la corazza era decorata al suo cen-
tro dal simbolo della sua casata, una moltitudine di piccole stelle tempesta-
te di gemme tutte contornate da una minuscola orbita dorata. Sul tavolo,
utilizzato per tracciare le strategie da adottare in campo di battaglia, era
poggiato un elmetto dalle analoghe decorazioni.
L'arrogante elfo della notte guard il mago con aria di sdegno dall'alto
del suo naso aquilino e appuntito. Avete disobbedito a un mio ordine! Vi
far mettere in catene e...
E io le dissolverei ancor prima che mi imprigionino. Poi lascerei la
spedizione e temo che alcuni dei miei amici farebbero altrettanto.
Le sue parole furono pronunciate con estrema calma, ma tutti i presenti
colsero la minaccia insita in esse. Stareye fiss gli altri tre nobili che si
trovavano al suo fianco nel momento in cui Rhonin e Malfurion erano
giunti ad annunciare l'arrivo degli alleati. I nobili gli rivolsero uno sguardo
spento. Nessuno voleva prendersi la responsabilit di incitare il comandan-
te a liberarsi degli elementi cruciali della spedizione.
Stareye improvvisamente sorrise. Malfurion si costrinse a non rabbrivi-
dire di fronte alla reazione del nobile.
Perdonatemi, Maestro Rhonin! Ho parlato in maniera affrettata, s, pro-
prio in maniera affrettata! Non intendevo certo offendere voi e i vostri...
Allung una mano nella sacca, raccolse dell'altra polvere bianca e la inal
da una narice. Siamo delle creature ragionevoli, e affronteremo la faccen-
da in modo ragionevole, sebbene sia stata imposta con prepotenza ad alcu-
ni di noi. Poi fece un gesto noncurante in direzione del lembo della tenda.
Fate pure entrare... fateli entrare senza alcun indugio.
Rhonin si avvicin all'ingresso per chiamare gli altri. Due soldati entra-
rono, seguiti da un ufficiale che Malfurion riconobbe subito. Jarod Shado-
wsong era stato un normale capitano del Corpo di Guardia di Suramar fino
a quando gli era capitata la disgrazia di far prigioniero Krasus. Negli eventi
successivi alla cattura del mago, Shadowsong aveva preso parte con rilut-
tanza alle loro imprese ed era persino diventato il guardiano ufficiale del
gruppo di maghi su ordine del compianto Ravencrest. Stareye aveva la-
sciato il suo ruolo intatto, sebbene fosse ormai chiaro che nessuno era in
grado di tenere a bada un gruppo simile, e in special modo uno come Kra-
sus.
Dietro Jarod giunsero Huln, il furbolg e Dungard. Alle spalle del trio
vennero poi una ventina di altri soldati, che subito si disposero a per pro-
teggere il loro comandante.
Stareye arricci il naso. Non fece nulla per nascondere il suo disprezzo.
Huln rimase immobile come un roccia. Unng Ak fece un ghigno e mostr
una serie di denti aguzzi. Dungard si limit a fumare la pipa.
Preferirei che mettesse gi quello strumento comment il nobile.
In tutta risposta, lo gnomo prese un'altra boccata di fumo.
Insolente! Vedete con quali bestie e reietti vorreste costringerci ad alle-
arci? brontol Stareye mostrando cos di aver gi dimenticato le promesse
fatte a Rhonin. La nostra razza non potrebbe mai sopportarlo!
In quanto loro comandante, dovrete convincere gli elfi a farlo il mago
rispose con tutta calma. Proprio come le tre creature che vedete hanno
fatto con la loro gente.
Voi elfi smorfiosi avete bisogno di gente che sappia combattere disse
all'improvviso Dungard con la pipa ancora appesa ai lati della bocca.
Qualcuno che vi insegni la vita vera.
Unng Ak si lasci andare a un sonoro latrato. Malfurion impieg qual-
che istante per capire che il furbolg aveva emesso una risata.
Almeno noi conosciamo le elaborate regole della civilt rispose il no-
bile piccato. Come per esempio lavarsi e pulirsi.
Magari i demoni vi lasceranno vivere come loro ancelle.
L'elfo estrasse la spada e i suoi compagni fecero altrettanto. Dungard e-
strasse l'ascia con tale rapidit che il movimento fu quasi impercettibile.
Huln afferr la lancia e sbuff. Unng Ak fece oscillare una volta il bastone
in segno di sfida.
Poi un lampo di luce blu apparve nel centro della tenda. Entrambi gli
schieramenti misero da parte la lite in corso nel tentativo di ripararsi lo
sguardo. Malfurion si volt per proteggersi e solo in quel momento not
che Rhonin non era rimasto abbagliato dalla luce.
L'umano si frappose tra le due fazioni. Adesso basta! Le sorti di Ka-
limdor e dei vostri cari... esit per un momento, con lo sguardo perso in
lontananza ... dei vostri cari... dipendono dal superamento dei vostri in-
sulsi pregiudizi!
Guard Huln e i suoi compagni, poi i nobili di Stareye. Nessuna delle
due parti sembrava propensa a fargli ripetere il saggio di forza appena di-
mostrato.
Cos, il mago assent con intensit. Bene, dunque! Ora che ci siamo in-
tesi, credo sia giunto il momento di parlare seriamente...
Krasus colp il pavimento della caverna di ghiaccio con un tonfo doloro-
so.
Rimase a terra ansimante. L'incantesimo per giungere fin l era stato un
po' rischioso, soprattutto tenuto conto delle sue condizioni. La caverna era
lontana, molto lontana dal punto in cui si trovava la spedizione elfica. Era
quasi in un'altra dimensione. Tuttavia, aveva comunque tentato di utilizza-
re l'incantesimo pur sapendo quali conseguenze gli avrebbe arrecato, am-
messo che non fosse ormai troppo tardi per realizzare ci che aveva in
mente.
Non aveva osato riferire le sue intenzioni nemmeno a Rhonin. Come
minimo, l'umano gli avrebbe proposto di accompagnarlo, ma uno di loro
due doveva tenere sotto controllo la situazione con i potenziali alleati degli
elfi. Krasus aveva piena fiducia nel mago pi giovane, il quale si era dimo-
strato pi affidabile ed efficiente di qualsiasi altra creatura che Krasus a-
vesse incontrato nella sua vita plurimillenaria.
Il respiro si era ormai fatto stabile, e il mago anziano si sollev in piedi.
In quella caverna gelida, il respiro produceva delle piccole nuvole che flut-
tuavano lentamente in aria fino all'alto soffitto appuntito. Diverse stalattiti,
miste a formazioni frastagliate di ghiaccio e brina, ricoprivano la volta
rocciosa.
Il mago scrut l'area immediatamente circostante, ma non trov alcuna
traccia di altre presenze. La cosa non lo incoraggi n lo sorprese. Aveva
gi assistito con i suoi occhi alla catastrofe, e il ricordo di come il grande
drago nero Neltharion, il Guardiano della Terra, aveva tradito la sua razza
in preda alla follia, era ancora bruciante nella sua memoria. Tutti i membri
degli altri quattro stormi avevano sofferto, ma gli abitanti della caverna
avevano patito le conseguenze della loro sopravvivenza pi di ogni altro.
I membri della stirpe di Malygos erano stati dilaniati uno dopo l'altro, e
il loro signore esiliato a miglia di distanza dal regno. Tutto ci era avvenu-
to a causa del potere insito nell'ingannevole creazione del Guardiano della
Terra, alla quale i draghi stessi avevano donato i propri poteri. L'Anima dei
Draghi, meglio conosciuta come... Anima dei Demoni.
Malygos... grid Krasus, e il nome riecheggi nella sala scintillante.
Un tempo, nonostante il gelo persistente, era stato un luogo allegro, poich
lo stormo blu era costituito da creature dotate di magia pura che godevano
a piene mani dei propri poteri. Ormai la caverna era cos vuota, cos priva
di vita...
Dopo che ebbe atteso abbastanza senza ottenere alcuna risposta dal
grande Aspetto, Krasus avanz con cautela sul terreno scivoloso e instabi-
le. Anche lui era un drago, ma apparteneva allo stormo rosso guidato da
Alexstrasza, la Madre della Vita. Non v'erano mai stati dei contrasti fra i
rossi e i blu, ma pens bene di non fare mosse avventate. Malygos poteva
comunque nascondersi da qualche parte pi addentro alla struttura della
caverna, e lui non poteva prevedere in che modo il vecchio guardiano a-
vrebbe reagito alla sua intrusione. Lo spavento nel vedere la sua razza de-
cimata l'aveva spinto alle soglie della follia, e vi sarebbero voluti dei secoli
prima che potesse riprendersi.
Krasus conosceva tutti quei particolari perch aveva gi vissuto in quei
secoli remoti. Era sopravvissuto al tradimento di Neltharion, che pi tardi
sarebbe stato soprannominato, pi appropriatamente, Deathwing. Krasus
aveva osservato i draghi precipitare nella rovina, decimati senza piet e
con i membri del suo stormo, regina inclusa, costretti a fare da schiavi agli
orchi per diversi decenni.
Krasus scrut ancora pi a fondo la caverna con l'aiuto della sua acuta
sensibilit. Ovunque cercasse, non trovava altro che un senso di vuoto, che
ricordava fin troppo l'idea di un'immensa tomba. Nessun riverbero vitale
accolse il suo sguardo e cominci a sospettare con grande sgomento che il
suo improvviso sopraggiungere l non sarebbe servito a nulla.
Poi... molto, molto addentro al rifugio di Malygos, Krasus individu una
vaga presenza. La traccia vitale era talmente debole che quasi la interpret
come un frutto della sua immaginazione, poi per percep un'altra presenza
analoga vicina alla precedente.
Cos, il mago incappucciato si fece strada fra i cunicoli scuri e insidiosi.
In diversi momenti fu costretto a cercare un piano d'appoggio poich il
passaggio si era fatto instabile. Quello era un rifugio utilizzato da creature
di dimensioni cento volte pi grandi di quella che lui possedeva in quel
momento e le loro zampe massicce attraversavano con facilit le crepe e i
burroni che lui si ritrov invece costretto a scalare.
Se fosse stato in suo potere, Krasus si sarebbe trasformato, ma in quella
dimensione temporale, ci non era possibile. Lui e la sua versione pi gio-
vane, infatti, coesistevano in quel periodo. Ci aveva permesso a entrambi
di ottenere degli ottimi risultati contro la Legione Infuocata, se uniti, ma la
compresenza dell'uno con l'altro comportava anche alcuni limiti. Nessuno
dei due era in grado di cambiare le proprie sembianze e, fino a poco tempo
prima, erano entrambi fortemente indeboliti se lontani dall'altra parte di s.
Se quest'ultimo problema era stato in gran parte risolto, Krasus era comun-
que costretto dentro la propria forma mortale.
Un suono lacerante, proveniente da sopra la sua testa, lo spinse a schiac-
ciarsi contro la parete rocciosa. Un'enorme forma coriacea gli pass accan-
to sbattendo le ali. Si trattava di una sorta di pipistrello delle dimensioni di
un lupo e con un volto felino, un pelo folto e canini massicci e affilati. La
creatura volteggi attorno per tornare ad attaccare Krasus, ma il mago ave-
va gi sollevato una mano.
A met volo, la bestia venne travolta da una sfera infuocata e ne venne
rapidamente inghiottita.
La sfera si gonfi, poi implose rapidamente.
Dei piccoli frammenti di cenere, unica traccia rimasta della creatura, si
rovesciarono per un attimo su Krasus. Era perplesso dal fatto di non essere
riuscito ad avvertire l'arrivo del pipistrello. Poi raccolse alcune tracce di
cenere e le esamin attentamente. La sua analisi rivel che la bestia non
era un essere vivente ma una mera illusione. Doveva dunque trattarsi di
una sentinella del Tessitore della Magia.
Krasus si ripul dalle ultime tracce di cenere del pipistrello e prosegu
nel suo cammino impervio. Il trasferimento in quel luogo cos lontano, av-
venuto grazie a un suo incantesimo, si era dimostrato molto faticoso, ma
nessuno sforzo era troppo grande per un simile compito.
Poi, con sua grande sorpresa, davanti a s giunse un improvviso calore.
Si faceva sempre pi intenso a mano a mano che proseguiva nel cammino,
ma non ai livelli che si aspettava. Aggrott ulteriormente le sopracciglia
nell'avvicinarsi a quella che aveva tutta l'aria di essere una seconda caver-
na. In base ai suoi calcoli, il livello di calore avrebbe dovuto essere molto
pi alto di quel che effettivamente era.
Un fioco riverbero blu proveniente dalla caverna illuminava l'ultimo
tratto del cunicolo. Krasus sbatt una volta le palpebre per adattare la vista
alla nuova sfumatura, poi entr.
Ovunque, v'erano uova. Centinaia di uova bianco-blu di varia grandezza,
da quelle piccole quanto un pugno a quelle grandi quasi quanto lui. Krasus
rimase suo malgrado a bocca aperta, poich non si aspettava di trovare un
simile tesoro.
Ma le sue speranze non avevano fatto in tempo a riaccendersi che crolla-
rono miseramente. Un pi attento esame delle uova rivel la cruda verit.
Molte di esse erano attraversate da profonde crepe, chiari sintomi di deca-
dimento, non di nascita. Krasus posizion una mano guantata su un uovo e
non percep alcun movimento al suo interno.
Pass in rassegna tutte le covate e nel procedere il suo umore si fece
sempre pi angosciato. Sembrava che la storia fosse destinata a ripetersi,
nonostante la sua decisione di sfidarla apertamente. Il futuro dello stormo
blu era dispiegato davanti ai suoi occhi, ed era un futuro altrettanto privo
di speranza quanto quello che aveva gi visto realizzarsi una volta. Nella
dimensione temporale dalla quale proveniva Krasus, Malygos si era dimo-
strato incapace di ridestarsi dallo stato catatonico in cui Neltharion l'aveva
spinto, finch la magia irradiata dall'Aspetto, e che teneva in vita la sala
delle uova, aveva cessato di esistere. Non pi protette dal freddo, le uova
erano perite una dopo l'altra, e con esse anche ogni speranza. Nel futuro,
Alexstrasza aveva offerto il suo aiuto a Malygos per ricreare lentamente il
suo stormo, ma al momento della dipartita di Krasus nel passato, il piano
aveva appena cominciato a prendere forma.
Ma ormai, nonostante le sue iniziali raccomandazioni a Rhonin, Krasus
aveva cercato di compiere quello che probabilmente poteva rivelarsi il
cambiamento pi rischioso mai avvenuto ai danni del futuro del mondo.
Aveva sperato di trarre in salvo le covate per portarle in un luogo sicuro,
ma la continua battaglia contro i demoni e la necessit di convincere gli
stolti elfi della notte ad allearsi con le altre razze aveva ritardato troppo il
suo intento.
O forse no? Il mago si ferm pieno di speranze all'altezza di un uovo an-
cora non pienamente sviluppato. La vita era ancora intatta dentro di lui.
Procedeva a rilento, ma abbastanza da rendere Krasus certo del fatto che
con l'apporto di ulteriore calore sarebbe cresciuto ancora.
Ne controll un altro e trov un ulteriore candidato alla sopravvivenza.
Pieno di entusiasmo, Krasus prosegu nella sua ricerca, ma le uova rima-
nenti non presentavano alcun soffio vitale. Digrign i denti, e si affrett a
controllare la successiva nidiata.
Scopr altre quattro uova ancora utilizzabili. Segn tutte quelle trovate
finora con un leggero alone dorato prima di continuare la sua ricerca.
Giunto alla fine, trov un numero di uova ancora intatte molto inferiore
rispetto a quel che credeva. Esamin quelle contrassegnate dall'alone dora-
to, ben visibili rispetto alle altre nell'immensa sala proprio grazie al river-
bero che le circondava. Sapeva con assoluta certezza che non ve n'erano
altre. Quel che contava in quel momento, per, era riuscire a impedire che
le poche selezionate perissero come il resto.
Gli altri draghi, compresa la sua amata Alexstrasza, erano invisibili ai
suoi sensi. Poteva unicamente dedurne che si fossero rifugiati da qualche
parte nel tentativo di recuperare le forze dopo l'attacco da parte dell'Anima
dei Demoni. I suoi ricordi relativi a quel periodo erano lacunosi, a causa
del viaggio compiuto e delle ferite riportate. Successivamente, gli altri
stormi sarebbero tornati ad affrontare il nemico, ma quando ci fosse ac-
caduto, sarebbe stato troppo tardi per la stirpe di Malygos. Nemmeno il
suo io pi giovane rispondeva ai suoi richiami. Korialstrasz, ferito grave-
mente durante il suo eroico scontro con Neltharion, era partito alla ricerca
degli altri draghi per scoprire dove si fossero rifugiati.
Dunque spettava a Krasus decidere come procedere. Ancora prima di
partire per recarsi nel rifugio di Malygos, aveva cercato di farsi venire in
mente un posto abbastanza sicuro per collocarvi le uova di drago. Ma nes-
suna idea era riuscito a soddisfarlo. Perfino la radura del semidio Cenarius
si era dimostrata inadatta. Senza dubbio, la divinit munita di corna era il
fidato maestro di Malfurion Stormrage, oltrech probabilmente il figlio del
drago femmina Ysera, ma Krasus sapeva che Cenarius aveva gi fin troppi
problemi da risolvere.
Cos sia, dunque mormor.
Con un dito guantato, tracci un cerchio nell'aria. Alcune scintille dorate
accompagnarono il cerchio creato dal suo dito. Si trattava di un cerchio
perfetto e sembrava esser stato ritagliato dall'atmosfera stessa.
Il mago port i polpastrelli lungo il centro del cerchio, poi lo cancell.
Una falla bianca prese a fluttuare davanti al suo sguardo: era un portale che
conduceva al di l del piano mortale.
Krasus mormor a bassa voce e i contorni del cerchio si tinsero di rosso.
Della schiuma si addens all'interno del cerchio e delle piccole pietre spar-
se presero a roteare verso la falla. Krasus pronunci altre parole e, sebbene
il flusso che attirava le pietre si fosse fatto pi intenso, queste stesse di
colpo si fermarono. Le uova allora presero a tremare leggermente, come se
anche dentro quelle gi morte si dibattesse qualcosa.
Ma non era cos. Una delle uova ancora utilizzabili pi vicine alla falla
creata da Krasus si sollev all'improvviso per poi scivolare placidamente
verso la piccola apertura. Un secondo uovo avvolto dall'alone dorato fece
altrettanto, e a seguire anche tutti gli altri cuccioli potenziali. Le uova mor-
te continuarono a tremare, ma rimasero al loro posto.
Krasus osserv dunque il futuro dello stormo di Malygos allineato da-
vanti alla falla, poi le uova cominciarono a entrare una alla volta.
Curiosamente, mentre ciascun uovo si avvicinava all'apertura, sembrava
rimpicciolire appositamente per riuscire a entrare. Uno dopo l'altro, in suc-
cessione costante, i tesori inestimabili trovati da Krasus scomparvero den-
tro la falla.
Non appena l'ultimo uovo svan, l'incantatore incappucciato sigill l'a-
pertura. Vi fu una breve scintilla dorata, poi ogni traccia della falla scom-
parve.
Ce ne sono abbastanza perch lo stormo blu sopravviva, ma non abba-
stanza perch cresca rigoglioso mormor cupo Krasus.
E tuttavia, era pur meglio di niente.
Un'improvvisa ondata di nausea e stanchezza lo travolse. Riusc a mala-
pena a non cadere. Nonostante avesse capito le ragioni dei suoi inopinati
malesseri che l'avevano colpito non appena giunto nel passato - lui e il suo
io pi giovane attingevano dalla stessa forza vitale -, le energie di cui di-
sponeva presentavano ancora dei limiti.
Ma non poteva concedersi alcun riposo. Le uova erano al sicuro, collo-
cate in un universo in miniatura dove il tempo scorreva talmente lento da
sembrare quasi immobile. In ogni caso, abbastanza da permettergli di do-
narle a una creatura fidata... ammesso che fosse sopravvissuta alla guerra.
Al pensiero della guerra in atto, Krasus cominci a raccogliere le proprie
forze. Qualunque fosse la fiducia da lui riposta in Rhonin e Malfurion, v'e-
rano comunque troppe incognite riguardo l'esito positivo del conflitto. La
linea temporale ormai era stata danneggiata; era pur sempre possibile che
la Legione Infuocata, originariamente sconfitta nella guerra, questa volta
potesse vincere. Qualsiasi fosse stato il suo intervento nell'assetto del tem-
po, Krasus era ben consapevole del fatto che ormai doveva fare qualsiasi
cosa per aiutare gli elfi della notte e tutti gli altri. Tutto ci che contava era
che il futuro doveva sopravvivere.
Nel procedere con l'incantesimo che lo avrebbe ricondotto alla spedizio-
ne, Krasus scrut il gruppo di uova morte. Il futuro sarebbe esistito anche
in caso di vittoria dei demoni, e sarebbe stato proprio cos: freddo, oscuro,
e privo di vita. Un'eternit di vuoto.
Il mago sibil con intensit e scomparve dalla caverna.
Capitolo due
Zin-Azshari. Un tempo era stata la gloriosa summa della civilt elfica,
un'ampia citt posta ai margini del punto focale da cui irradiava il potere
degli elfi della notte, il Pozzo dell'Eternit. Era la dimora dell'amata regina
Azshara, in onore della quale i sudditi avevano cambiato nome alla loro
citt.
Zin-Azshari... ormai un cimitero in rovina, punto di partenza della Le-
gione Infuocata.
Le belve ferali si aggiravano fra le macerie alla ricerca continua di tracce
di vita e magia. I due tentacoli gemelli, che sporgevano dalle scapole rico-
perte di peli, scattarono in avanti come dotati di volont propria. Le vento-
se attaccate alle estremit di ciascun tentacolo si aprirono per poi richiu-
dersi fameliche. Le belve ferali si deliziavano nel prosciugare ogni traccia
di vita e magia dagli incantatori avversari, ma la fila di denti aguzzi pre-
senti nelle fauci dei mostri muniti di scaglie denotava quanto la carne delle
loro vittime costituisse un boccone altrettanto prelibato per loro.
Due belve demoniache, che rovistavano fra le macerie ormai crollate di
quella che un tempo era stata una casa a cinque piani intagliata negli albe-
ri, sollevarono lo sguardo al suono dei passi di alcuni soldati in marcia e al
clangore di armi e armature. Schiere di guerrieri feroci disposti in fila a-
vanzarono minacciosamente diretti verso i nemici, la spedizione elfica di-
stante diverse giornate di cammino da l. Le Guardie Ferali rappresentava-
no la colonna portante del gruppo di invasori, il loro numero faceva impal-
lidire messo a confronto con tutto il resto dei demoni messi insieme. Erano
alti pi di due metri e mezzo, ma sebbene avessero spalle e torace robusti,
all'altezza del bacino erano curiosamente magri, se non addirittura esili. Un
paio di ampie corna ricurve spuntavano dalle loro teste quasi prive di car-
ne. I loro occhi iniettati di sangue osservavano con fare circospetto il pae-
saggio devastato. Sebbene marciassero con passo deciso, si era diffusa fra
loro una certa impazienza, poich il loro unico obiettivo era la carneficina.
Di tanto in tanto, uno dei guerrieri muniti di zanne provocava un suo com-
pagno e l'anarchia minacciava di irrompere fra i ranghi demoniaci.
Ma improvvisi colpi di frusta, che giungevano dall'alto, tenevano la si-
tuazione sempre sotto controllo. Le Guardie dell'Abisso, dotate di ali in-
fuocate, aleggiavano sulle file di ciascun reggimento per mantenere l'ordi-
ne. Leggermente pi alte dei compagni demoniaci, per il resto erano loro
molto simili, tranne che per un'intelligenza pi viva e una presenza pi e-
sigua di numero.
Sebbene Zin-Azshari in quel momento fosse ricoperta da una terribile
foschia, le armate di mostri non avevano alcuna difficolt a procedere. La
foschia infatti faceva parte del loro universo al pari delle spade, delle asce
e delle lance che brandivano senza sosta. La sua tinta verde marcio era in
perfetta sintonia con il terribile alone emanato da ciascun demone.
Nella loro marcia, i demoni travolsero i teschi e gli scheletri degli elfi
della notte che erano stati massacrati a seguito del tradimento compiuto
dalla regina che veneravano. Gli unici elfi rimasti ancora in vita nella capi-
tale erano gli Eletti, i servitori della regina. La zona in cui vivevano, sepa-
rata dal resto della citt da mastodontiche mura, nascondeva ai loro sguardi
la visione del massacro compiuto all'esterno. Avvolti dagli abiti variopinti
e sgargianti tipici della loro cerchia, gli Eletti svolgevano il proprio compi-
to obbedendo agli ordini di Azshara.
I guerrieri appartenenti al corpo di guardia del palazzo erano ancora di-
sposti lungo le mura, gli sguardi carichi di un fanatismo degno dei membri
della Legione Infuocata. Le sentinelle erano guidate dal Capitano Va-
ro'then, ormai trasformatosi in un generale, da semplice ufficiale che era.
Varo'then agiva come emissario diretto della regina nei momenti in cui
non poteva essere disturbata. Se fosse giunto l'ordine di unirsi ai demoni
contro la loro stessa gente, i soldati non avrebbero esitato a rispettarlo. A-
vevano gi assistito con occhi privi di alcuna emozione al genocidio degli
abitanti della loro citt. Come per la maggior parte delle altre creature pre-
senti nel palazzo, erano al contempo servitori di Azshara e del signore del-
la Legione Infuocata.
Sargeras.
Una creatura che invece non era manovrata n dalla regina n dai demo-
ni giaceva in una cella posta nei sotterranei del palazzo, e cercava di soffo-
care la paura che la attanagliava costantemente rivolgendo continue pre-
ghiere alla sua dea.
Tyrande Whisperwind si era svegliata scoprendo di vivere in un incubo.
L'ultima cosa che la sacerdotessa di Elune ricordava era quella di essersi
trovata nel bel mezzo di una terribile battaglia. Scalzata dalla sua cavalca-
tura ormai in fin di vita, aveva battuto la testa. Malfurion era riuscito a tra-
scinarla via e a portarla in salvo... poi tutto era diventato confuso nella sua
mente. Tyrande ricordava vagamente la presenza di immagini e rumori ter-
rificanti, e creature simili a capre che sfoggiavano sorrisi lascivi prima di
afferrarla con mani pelose munite di artigli. Aveva udito la voce disperata
di Malfurion e...
Si era risvegliata l dentro.
I suoi occhi argentei esaminarono per l'ennesima volta la segreta in cui si
trovava. Le sue dolci labbra si schiusero al pensiero del rimpianto e della
consapevolezza della sua presente condizione. Scosse la testa, e la sua lun-
ga capigliatura blu scuro, decorata da striature argentee ben pi evidenti
dal momento che non indossava l'elmetto, ondeggiava nell'aria ogni volta
che spostava la testa. Nulla era mutato dall'ultima volta che aveva esami-
nato l'ambiente circostante. Davvero credeva che ci potesse ancora avve-
nire?
Non era legata da nessuna catena n ai polsi n alle caviglie, ma la situa-
zione non era per questo meno tragica. Una sfera verde e tremolante, che
fluttuava a trenta centimetri dall'umido pavimento in pietra, la circondava
dalla testa ai piedi. Al suo interno, Tyrande giaceva con le braccia allunga-
te sopra la testa e le gambe serrate strette fra loro. Per quanto si sforzasse,
la nuova Madre Badessa del tempio di Elune non riusciva a liberarsi. La
magia del grande demone, Archimonde, si era dimostrata troppo potente
persino per lei.
Ma sebbene la sua magia fosse riuscita a tenere prigioniera Tyrande, l'in-
tento principale di Archimonde non era stato raggiunto. Non v'era alcun
dubbio sul fatto che intendesse torturarla e piegarla ai suoi voleri e, di con-
seguenza, a quelli del suo signore. Archimonde disponeva d'altronde non
soltanto della sua fervida immaginazione, ma anche delle malefiche e sadi-
che abilit degli Eletti e dei satiri.
Tuttavia, nel momento in cui il demone aveva cercato di ferirla fisica-
mente, un leggero alone dello stesso colore della luce lunare aveva imme-
diatamente avvolto l'adepta di Elune. N Archimonde n i suoi servitori
erano stati in grado di scalfirlo. Contro i loro tentativi malvagi, l'armatura
che avvolgeva il corpo flessuoso di Tyrande si sarebbe sicuramente dimo-
strata altrettanto inutile del sottile mantello argenteo che le avevano strap-
pato di dosso quando l'avevano catturata. Eppure, l'aura trasparente da cui
era avvolta agiva da barriera protettiva, resistente come il diamante e asso-
lutamente impenetrabile. Archimonde aveva cercato di abbatterla con il
suo peso, ma senza alcun esito. In preda all'ira, la gigantesca figura imbrat-
tata di tatuaggi aveva infine afferrato una Guardia Ferale per la gola, e ne
aveva spezzato il collo senza il minimo sforzo.
Da quel momento, l'avevano lasciata in pace, poich sconfiggere una
volta per tutte la spedizione elfica era pi rilevante che eliminare una sa-
cerdotessa isolata. Ci non significava che non avessero nulla in serbo per
lei in futuro, poich i satiri che l'avevano trasportata fin l attraverso il por-
tale magico avevano riferito al loro comandante che la sacerdotessa era vi-
cina a colui che Archimonde aveva gi individuato come suo nemico prin-
cipale... il druido Malfurion. Come minimo, avrebbero fatto in modo di
utilizzare la sua presenza per attirarlo l, ed era proprio quella la causa
principale della paura provata dall'elfa. Non voleva essere il motivo della
morte di Malfurion.
Un rumore di passi a ritmo di marcia la avvert dell'arrivo di nuove crea-
ture nei corridoi della prigione sotterranea. Sollev lo sguardo in preda al-
l'apprensione mentre qualcuno apriva la porta a chiave. Quando si spalan-
c, una figura di cui temeva la presenza quanto quella di Archimonde fece
il suo ingresso nella stanza. L'ufficiale sfregiato indossava un'armatura di
un verde smeraldo scintillante con una luminosa decorazione di stelle do-
rate all'altezza del petto. Sulle spalle recava uno svolazzante mantello in
tinta con le stelle appuntate sull'armatura. Sollev lo sguardo su di lei, e i
suoi occhi a fessura non sembrarono battere le ciglia neanche per un mo-
mento. La guardava con una tale intensit che Tyrande non fu in grado di
rispondere al suo sguardo.
Ha ripreso conoscenza fece notare il Capitano Varo'then a qualcuno
che era alle sue spalle.
Allora, procediamo pure rispose una voce femminile e languida. Ve-
diamo qual  la creatura che Archimonde ritiene di cos vitale importan-
za...
Con un inchino, Varo'then si fece da parte per lasciar passare colei che
aveva parlato. Tyrande fu quasi sul punto di rimanere a bocca aperta, seb-
bene avesse intuito di chi si trattasse.
La regina Azshara era bella e perfetta proprio come veniva descritta nel-
le leggende. Il suo volto era incorniciato da una sontuosa chioma argentea.
I suoi occhi erano dorati e in parte velati, le labbra piene e seducenti. In-
dossava un abito argenteo in sintonia con i capelli, ed era talmente traspa-
rente da lasciar intravedere ampiamente le forme sinuose che a malapena
copriva. Indossava inoltre una parure di bracciali tempestati di gemme su
ciascun polso e orecchini che giungevano quasi all'altezza delle spalle nu-
de e perfettamente cesellate. La coroncina che aveva fra i capelli era deco-
rata da un rubino che rifletteva in modo accecante la luce emanata dalla
torcia in mano alla guardia.
Dietro di lei v'era un'altra elfa, che avrebbe potuto essere considerata
molto bella, ma che impallidiva se affiancata ad Azshara. L'ancella era ve-
stita in modo simile a quello della sua padrona, anche se il pregio dei suoi
abiti era decisamente inferiore. Anche la sua acconciatura era simile a
quella sfoggiata dalla regina, sebbene l'argento dei suoi capelli derivasse
chiaramente da una tintura e non fosse paragonabile per intensit alla
chioma di Azshara. In verit, in lei l'unico particolare che risaltava all'at-
tenzione erano gli occhi, argentei come per la maggior parte degli elfi della
notte, ma caratterizzati di un taglio felino e quasi esotico.
Sarebbe questa? chiese la regina con palese delusione mentre esami-
nava la prigioniera.
A dire il vero, in presenza di Azshara, Tyrande si sent ancora pi insi-
gnificante dell'ancella. Avrebbe almeno voluto liberarsi delle tracce di fan-
go e sangue presenti sul suo viso e sul corpo, ma non era in grado di farlo.
Sebbene fosse consapevole che la regina avesse tradito il suo popolo, la
sacerdotessa prov l'impulso di inginocchiarsi ai piedi di Azshara, affuso-
lati e avvolti da sandali, talmente carismatica gli era parsa la reggente degli
elfi.
Non dovreste sottovalutarla, Luce fra le Luci rispose il capitano. Non
appena pos lo sguardo su Azshara, Varo'then si accese di ardente deside-
rio. Sembra protetta da Elune.
La regina per non rimase affatto impressionata da quelle parole. Arric-
ci il suo naso perfetto e disse: Chi  mai Elune a confronto di Sarge-
ras?.
Parole sagge, Sua Maest.
Azshara si avvicin alla prigioniera. Ogni suo minimo movimento appa-
riva studiato per produrre l'effetto desiderato sugli astanti. Tyrande sent
nuovamente il bisogno di inginocchiarsi davanti a lei.
 carina, anche se di modi un po' grossolani aggiunse la regina con
tono brusco. Potrebbe andar bene come ancella. Ti piacerebbe esserlo...
com' che l'avete chiamata, Capitano?
Tyrande rispose Varo'then con un inchino.
Tyrande... ti piacerebbe diventare l mia ancella? E vivere nel palazzo?
Diventeresti la preferita mia e del mio signore. Che ne dici?
L'elfa che accompagnava la regina reag a quelle parole con un piccolo
sobbalzo, e i suoi occhi felini sembrarono scorticare viva la sacerdotessa.
Non tent neanche di celare la sua immensa gelosia.
Tyrande serr i denti ed esclam: Ho donato la mia vita e il mio cuore a
Madre Luna, e rester per sempre sua servitrice....
La bellezza della regina venne improvvisamente incrinata da un rapido
sguardo che rivaleggiava con quello del Capitano Varo'then in fatto di
malvagit. Piccola sgualdrina ingrata! E per di pi bugiarda! Il tuo cuore
in realt sai concederlo facilmente, non  vero? Prima un fratello e poi l'al-
tro! Qualcun altro? Al silenzio di Tyrande, la regina prosegu: Non 
forse divertente prendersi gioco dei maschi?  davvero uno spasso vedere i
propri amanti combattere fra loro, non credi?  davvero appagante vederli
spargere sangue in tuo nome! In effetti, trovo il tuo approccio davvero en-
comiabile! Fratelli, e per di pi gemelli! Una scelta superba! Far deteriora-
re il loro legame di sangue fino a farli desiderare di accoltellarsi l'un l'altro
e tradirsi... solo per ottenere i tuoi favori!.
Varo'then proruppe in una risata soffocata. L'ancella sorrise con fare
perverso. Tyrande sent una lacrima scivolarle gi dall'occhio e maledisse
in silenzio le proprie emozioni.
Oh, poverina! Ho forse menzionato una questione delicata? Ti chiedo
scusa! Poveri Malfurion e Illidan... erano questi i loro nomi, non  vero?
Povero Illidan, soprattutto. Quel che gli  accaduto  una tale tragedia...
Non mi meraviglia che abbia deciso di fare quel che ha fatto.
Tyrande non pot fare a meno di chiedere: Cosa intendete dire? Cosa 
accaduto a Illidan?.
Ma Azshara aveva rivolto nuovamente l'attenzione a Varo'then e all'an-
cella. Ha bisogno di riposare, non credete, Capitano? Venite pure, Lady
Vashj! Vediamo se ci sono dei progressi in atto al portale! Voglio essere
pronta per il momento in cui Sargeras giunger fra noi... La regina si pa-
voneggi tutta al solo menzionare il nome del demone. Voglio apparire al
meglio per la sua venuta...
Le guardie si spostarono da un lato per permettere al Capitano Varo'then
di accompagnare Azshara e Lady Vashj alla porta. Una volta giunta all'al-
tezza dell'uscita, la monarca si volt indietro per guardare un'ultima volta
la sacerdotessa. Faresti meglio a riflettere ancora sulla mia proposta di
prenderti come ancella, elfa cara! Avresti potuto averli tutti e due a dispo-
sizione, vivi, per divertirti a tuo piacimento con entrambi... dopo che io mi
fossi stancata di loro, s'intende.
Il violento tonfo della porta che si chiudeva fece eco al senso di dispera-
zione provato da Tyrande. I suoi pensieri andarono a Malfurion e a Illidan.
Malfurion aveva assistito al suo rapimento e lei sapeva che in quel mo-
mento doveva essere molto abbattuto dal suo fallito tentativo di protegger-
la. Temeva che, in preda a forti emozioni, Malfurion sarebbe diventato in-
cauto e dunque facile preda dei demoni.
E poi c'era Illidan. Giusto prima dell'ultima battaglia, l'elfo aveva sco-
perto quali fossero i reali sentimenti dell'amica, e non aveva reagito bene.
Sebbene le osservazioni di Azshara fossero senza dubbio rivolte a far va-
cillare la scelta decisa in precedenza, Tyrande non poteva fare a meno di
trovare della verit nelle parole della reggente. Conosceva bene Illidan e
sapeva quanto potesse diventare violento. Forse la sua innata tendenza iro-
sa, alimentata dal rifiuto di Tyrande, l'aveva spinto a compiere un gesto
terribile?
Elune, Madre Luna, veglia su di loro sussurr Tyrande. Non poteva
negare a se stessa di essere preoccupata maggiormente per Malfurion, ma
voleva ugualmente bene al suo gemello. La sacerdotessa sapeva altres che
Malfurion avrebbe sofferto in maniera orribile se fosse accaduto qualcosa
a suo fratello.
Dopo aver riflettuto su quel particolare, Tyrande aggiunse: Madre Lu-
na, qualsiasi sia il destino a me riservato, ti prego di risparmiare Illidan,
almeno per il bene di Malfurion! Lascia che si riuniscano! Non lasciare
che Illidan....
In quel momento, Tyrande percep una nuova presenza l accanto, sicu-
ramente nascosta fra le mura del castello, talmente sembrava vicina. La
sensazione fu appena accennata, ciononostante la sacerdotessa cap quale
presenza aveva appena avvertito.
Illidan! Illidan si trovava a Zin-Azshari... dentro il palazzo reale!
Quella scoperta la scosse fin nel profondo. Lo immagin prigioniero e
vittima di torture orribili poich privo dell'amore miracoloso di Elune po-
sto a proteggerlo come faceva con lei. Tyrande se lo figur urlante mentre
i demoni lo scorticavano vivo, assicurandosi con la loro magia che rima-
nesse pienamente cosciente in ogni momento di dolore. Lo avrebbero tor-
turato non soltanto per quello che aveva compiuto contro la Legione In-
fuocata, ma anche per gli sforzi compiuti da Malfurion.
Tyrande cerc nuovamente di raggiungere Illidan con la mente, ma sen-
za esito. Tuttavia, durante il tentativo, avvenne qualcosa che la preoccup.
Rimugin su quanto appena accaduto, e scandagli nel profondo della sua
mente. Nelle emozioni di Illidan aveva percepito qualcosa di strano, qual-
cosa di estremamente sbagliato...
Non appena si rese conto di cosa era successo, Tyrande sent il terrore
ghiacciarle il sangue. Non era possibile! Non da parte di Illidan, qualsiasi
cosa gli fosse accaduta nel frattempo!
Non si sarebbe tramutato in una siffatta creatura... ribad a se stessa.
Per nulla al mondo...
In quel momento comprese il senso delle parole pronunciate dalla regi-
na. Per quanto potesse sembrarle incredibile, Illidan era giunto a Zin-
Azshari di sua spontanea volont.
Intendeva servire il signore della Legione Infuocata.
La torre disposta all'estremit meridionale del palazzo di Azshara era pe-
rennemente flagellata dalle energie magiche, poich sia di giorno che di
notte gli Eletti erano intenti nel loro lavoro. Le sentinelle in servizio nelle
vicinanze tentavano di non volgere lo sguardo in direzione dell'imponente
struttura, nel timore che i poteri magici potessero inghiottirli.
All'interno della torre, gli Eletti, le cui forme esili erano avvolte da abiti
turchesi riccamente decorati, si alternavano al portale con le spettrali figure
munite di corna i cui arti inferiori ricordavano quelli di una capra. Un tem-
po anche loro erano stati elfi della notte, e sebbene la parte superiore del
loro corpo ne fosse ancora un chiaro ricordo, erano diventati qualcosa di
molto diverso. Si erano trasformati in creature che ormai facevano parte
della Legione Infuocata, e non pi dell'universo di Azeroth.
Erano diventati dei satiri.
Perfino loro, per, avevano un'aria esausta nel gestire insieme ai loro
compagni di un tempo l'incantesimo in atto all'interno del disegno magico
esagonale. La massa infuocata che fluttuava, all'altezza dello sguardo, al di
sopra del disegno, presentava al suo centro un'oscurit che sembrava infi-
nita, e attestava quanto distante dal piano d'esistenza in cui si trovavano gli
incantatori avessero spinto il proprio lavoro. Erano immersi nel proprio in-
tento al di l di ogni limite della ragione e del senso dell'ordine... e voleva-
no giungere fino al mondo di caos dal quale erano giunti i demoni.
Fino al regno di Sargeras, il Signore della Legione.
Un'enorme ombra all'improvviso avanz sugli affaticati incantatori. Il
mostro alato si muoveva su quattro gambe tozze. Il suo volto simile a quel-
lo di un rospo era munito di due grosse zanne. Al di sotto di uno spesso ar-
co sopraccigliare, due orbite infuocate osservarono con fare malefico le fi-
gure minute. La cima della sua testa coriacea quasi toccava il soffitto.
Con la mastodontica coda che scivolava su e gi lungo il pavimento,
Mannoroth tuon: Mantenete il portale stabile! Vi strapper la testa e mi
nutrir del vostro sangue se non ci riuscite!.
Nonostante le sue parole, tuttavia, era in apprensione tanto quanto loro.
Avevano tentato un nuovo incantesimo nella speranza di ingrandire il por-
tale e di renderlo pi resistente, in modo da rendere possibile l'ingresso di
Sargeras, ma avevano invece rischiato di perdere il controllo sul portale.
Un tale fallimento avrebbe condotto all'uccisione di alcuni degli incantato-
ri, ma poteva anche determinare la fine dello stesso Mannoroth. Archi-
monde non ammetteva pi alcun errore.
Posso? chiese una voce proveniente dall'ingresso della sala.
Con un ringhio, Mannoroth volse lo sguardo al gracile elfo della notte.
Eccetto che per i suoi inquietanti occhi color ambra, non vedeva alcun mo-
tivo di interesse nel malfidato nuovo arrivato di nome Illidan Stormrage.
Archimonde lo teneva ancora in vita perch vedeva in lui del potenziale,
ma Mannoroth avrebbe preferito piuttosto appendere quell'insetto arrogan-
te a degli uncini e farlo penzolare dagli occhi, per poi smembrarlo un pez-
zo alla volta. Sarebbe stata la giusta vendetta contro il fratello di quell'in-
sulsa creatura, il druido che gli aveva rovesciato addosso vergogna e disa-
stro.
Ma un siffatto divertimento poteva anche attendere. Per nessun altro mo-
tivo se non forse per vedere Illidan crollare miseramente, Mannoroth gli
fece cenno di proseguire con la sua immensa zampa munita di artigli. Illi-
dan, con addosso un giustacuore nero in pelle e dei calzoni, la chioma rac-
colta a una coda di cavallo, avanz oltre il demone senza mostrare il mi-
nimo rispetto per il suo rango superiore. Era anche peggio che avere a che
fare con il soldato giocattolo di Azshara, Varo'then.
Illidan si ferm all'altezza del cerchio ed esamin il lavoro in corso. Do-
po un po' assent con la testa, poi, con un ampio gesto della mano, si fece
spazio fra un satiro perplesso e un Eletto.
Il portale vacill. Mannoroth digrign le zanne ingiallite. Se l'elfo avesse
causato la distruzione del portale, Archimonde non avrebbe certo impedito
al suo diretto successore di schiacciare il colpevole contro un muro.
Illidan fece un unico gesto in direzione dell'apertura infuocata, e all'im-
provviso il portale si ferm. La tensione avvertita in precedenza dal demo-
ne svan. In un certo senso, il portale era perfino diventato pi solido di
prima.
Mannoroth aggrott il sopracciglio verde. Era possibile che quell'esile
creatura avesse la forza di...
Prima ancora che potesse portare a termine il proprio ragionamento,
un'altra presenza improvvisamente avvolse la sala, una presenza la cui ori-
gine era in un punto molto lontano nei recessi del portale.
Inginocchiatevi! rugg frettolosamente Mannoroth.
Tutti quanti, sia fra gli incantatori sia fra le guardie, obbedirono all'istan-
te.
Tutti... tranne Illidan.
L'elfo rimase immobile davanti al portale, sebbene fosse impossibile che
non avesse avvertito la prorompente presenza che cercava di emergere da
esso. Illidan fiss l'oscurit che gli era di fronte, con un senso di attesa.
"Sei tu, dunque..." giunse la voce di Sargeras.
Le torce tremarono con violenza. Tra le ombre danzanti da esse genera-
te, ve ne fu una che sembrava pi intensa delle altre. Emerse fino al soffit-
to e rimase sospesa davanti all'apertura infuocata.
Illidan not quella manifestazione con la stessa apparente indifferenza
che riservava a tutto il resto. Mannoroth non pot fare altro che considerar-
lo il pi grande sciocco che avesse mai incontrato.
"Tu sei colui che  riuscito in ci che gli altri non erano in grado di fa-
re..."
Finalmente, l'elfo abbass leggermente la testa in segno di deferenza alla
voce che gli parlava. Ho ritenuto necessario agire.
"Sei potente..." disse Sargeras al di l del portale. Vi fu un attimo di si-
lenzio, poi aggiunse: "Ma non abbastanza".
Intendeva dire che, nonostante i poteri a sua disposizione, Illidan non
possedeva gli strumenti necessari per permettere al signore della Legione
di fare il suo ingresso sul piano mortale. Mannoroth sent emergere dentro
di s delle sensazioni tra loro in conflitto, poich si sentiva frustrato dal
fatto che il portale non fosse ancora in grado di ospitare Sargeras, ma nello
stesso tempo era lieto del fatto che l'elfo della notte si fosse dimostrato i-
nadatto a risolvere la questione.
Potrei avere una soluzione, per osserv inaspettatamente Illidan.
Vi fu nuovamente un silenzio totale. Mannoroth si fece sempre pi in-
quieto a mano a mano che il silenzio si protraeva, poich non aveva mai
sentito Sargeras cos tranquillo.
Infine, il signore della Legione disse: "Parla pure".
Illidan sollev il palmo sinistro. Dentro di esso, prese forma la visione di
un oggetto. Mannoroth si alz sulle punte per riuscire a vederlo meglio.
Ma ne fu piuttosto deluso. Invece di un complicato amuleto o un cristallo
luminoso, tutto quel che l'elfo fu in grado di mostrare fu un disco dorato
piccolo abbastanza da stare nel palmo di una mano. Se l'oggetto effettivo
gli fosse apparso davanti, Mannoroth l'avrebbe calpestato senza esitazione.
Credeva che Sargeras avrebbe punito Illidan per avergli fatto perdere del
tempo prezioso, invece il signore della Legione rispose con palese interes-
se: "Spiegati meglio...".
Senza alcun preambolo, l'incantatore rinnegato disse: Questa  la solu-
zione.  un oggetto dotato di grandi poteri.  chiamato Essenza dei Dra-
ghi....
Mannoroth e gli altri a quel punto prestarono maggiore attenzione. Tutti
loro avevano assistito alla furia sprigionata dal disco e dai suoi imponenti
poteri. Servendosene, il drago nero aveva ucciso indistintamente demoni
ed elfi a centinaia. Aveva sconquassato il terreno per miglia e miglia e a-
veva perfino scacciato gli altri draghi quando avevano cercato di fermarlo.
E tutto questo grazie a quel piccolo oggetto dall'aspetto cos innocuo.
L'avete visto, perfino dal luogo in cui vi trovate prosegu Illidan. Ne
avete percepito il potere infinito e senza dubbio bramate affinch diventi
vostro.
"S..."
Grazie a esso, potreste uccidere migliaia di creature a vostro piacimen-
to. Potreste spazzar via ogni forma di vita da un intero regno... ogni forma
di vita, senza eccezioni.
"S..."
Ma non avevate pensato al fatto che potesse diventare la fonte del pote-
re di cui avete bisogno per raggiungere il nostro mondo, non  vero?
Sargeras tacque, e ci fu comunque una risposta sufficiente. Mannoroth
emise un grugnito. L'elfo era troppo intelligente per starsene al proprio po-
sto. La Legione Infuocata desiderava l'amuleto, ma esso era ancora in pos-
sesso del drago nero. Alla fine, i demoni avrebbero comunque ottenuto ab-
bastanza forza e risorse per rintracciare la bestia, ma non prima di aver e-
liminato del tutto la razza di Illidan.
"Ha un vasto potere" disse infine il signore della Legione. "Potrebbe aiu-
tarmi a giungere fra voi... se solo fosse in nostro possesso..."
Io possiedo i mezzi per rintracciarne l'esatta collocazione, e per risalire
al luogo in cui il drago l'ha nascosto.
Vi fu un'altra pausa, poi Sargeras aggiunse: "Il drago nero si  nascosto
bene... Perfino dalla mia presenza..."
Illidan assent con un tale sorriso che, se fosse apparso sul volto di qual-
siasi altra creatura, Sargeras gliel'avrebbe strappato immediatamente in-
sieme a ogni lembo di carne e ossa a esso attaccate.
Ma non  protetto da me... perch io so come localizzarlo... grazie a
questa.
L'elfo fece un piccolo gesto e all'improvviso nella sua mano sinistra ap-
parve una lastra color ebano dalla forma quasi triangolare e delle dimen-
sioni di una testa. Mannoroth si chin in avanti. Al principio credette di
trovarsi di fronte a un piccolo frammento di armatura proveniente da uno
dei difensori, ma poi si avvide che non si trattava di metallo.
Ma di una scaglia di drago.
Una scaglia del drago nero.
Si tratta di un piccolo frammento, scivolato con facilit da una bestia
cos grande spieg Illidan rovesciandola. Il drago nero  stato colpito
diverse volte nello scontro con il drago rosso. Sapevo che doveva esserci
almeno una scaglia rotta sul campo... cos sono partito in ricognizione per
cercarla. Una volta trovato quello che cercavo, poi ho proseguito fino ad
arrivare qui.
Mannoroth lo fiss. Non v'era dunque alcun limite all'insolenza dell'in-
cantatore? Incapace di rimanere ulteriormente in silenzio, disse: Perch?
Perch non l'hai portata ai tuoi amici? O a tuo fratello?.
L'elfo si volt alle proprie spalle. Perch merito una ricompensa, e dei
nuovi poteri.
Il demone attese che aggiungesse altro, ma Illidan tacque e poi si volt
nuovamente verso il portale.
Ho bisogno di ottenere un accesso illimitato alle energie del Pozzo. Il
drago  potente, soprattutto adesso che dispone dell'amuleto. Ma, se avessi
a mia disposizione il Pozzo, riuscirei a trovarlo in qualunque luogo!
E ti limiteresti a sottrargli l'amuleto, creatura mortale? Mannoroth
chiese in segno di derisione. O forse te lo dar di sua spontanea volont?
Glielo sottrarr in un modo o nell'altro rispose Illidan con aria indiffe-
rente senza distogliere lo sguardo dall'abisso in subbuglio dentro il portale.
E lo porter qui.
Mannoroth cominci a ridere, ma poi si ferm non appena una pressione
strinse forte il suo collo. Svan quasi subito, ma il messaggio era chiaro.
Qualunque fosse la sua opinione sull'elfo, il signore della Legione era inte-
ressato alle parole del nuovo venuto.
"Intendi dunque portarmi la creazione del drago" Sargeras dichiar ri-
volto a Illidan.
S.
"E saresti ampiamente ricompensato, se la tua impresa avesse buon esi-
to."
L'elfo chin il capo. Nulla mi sarebbe pi lieto che giungere al vostro
cospetto con l'Anima dei Draghi nelle mie mani.
Sargeras sembr sogghignare. "Una simile devozione merita un segno
distintivo, un segno che possa al contempo aiutarti nella tua impresa, elfo
della notte..."
Illidan sollev lo sguardo. Per la prima volta, un vago accenno di incer-
tezza incrin la sua espressione. Sargeras, mio Signore, la vostra venuta
ad Azeroth sarebbe un segno sufficiente e non credo di avere bisogno di
alcun aiuto per...
"Lascia che io insista... invece."
E dal portale emersero due tentacoli di fiamme verde scuro.
Mannoroth si copr immediatamente gli occhi. Illidan, sul quale l'incan-
tesimo di Sargeras si era concentrato, non ne ebbe modo, anche se ripararsi
la vista non gli avrebbe certo giovato.
Le fiamme si riversarono dentro i suoi occhi.
Il tessuto molle delle orbite bruci all'istante. L'urlo di Illidan riecheggi
per l'intera sala e con tutta probabilit anche oltre le mura del palazzo. O-
gni traccia di arroganza era scomparsa dal volto dell'elfo. In lui ormai non
v'era altro che dolore puro e incontaminato.
Le fiamme si fecero pi intense. Illidan spalanc le braccia e venne tra-
scinato in alto, sospeso per aria. Si inarc all'indietro fino a quasi spezzarsi
in due, mentre il fuoco continuava a riversarsi nelle fosse bruciate delle or-
bite, anche se ormai ogni traccia di quelli che erano i suoi occhi era incene-
rita.
Gli Eletti e i satiri non osarono distogliere l'attenzione dal proprio com-
pito, ma si fecero piccoli piccoli e cercarono di allontanarsi il pi possibile
dall'elfo in preda alla sofferenza. Perfino le guardie indietreggiarono di un
passo o due.
Poi, altrettanto improvvisamente di come erano apparse, le fiamme sva-
nirono.
Illidan croll sul pavimento di pietra dura e riusc in qualche modo ad
atterrare poggiando sulle mani e sulle ginocchia. Prese a respirare affanno-
samente. La testa era quasi al livello del pavimento. Almeno in apparenza,
non v'era pi alcuna traccia della sua precedente esuberanza.
La voce di Sargeras travolse i pensieri di tutti i presenti. "Solleva lo
sguardo, mio fedele servitore..."
Illidan obbed.
Non v'era pi alcuna traccia dei suoi occhi, ma unicamente le fosse che
un tempo li ospitavano, ormai prive di carne e bruciate. Attorno al bordo si
intravedevano parti del teschio, poich Sargeras aveva rimosso le orbite al-
la perfezione.
Ma sebbene avesse rimosso gli occhi dell'elfo, li aveva rimpiazzati con
qualcos'altro. Nell'incavo delle fosse orbitali rilucevano intense due fiam-
melle identiche, due sfere infuocate della stessa tinta del fuoco che si era
avventato sull'incantatore. Le due fiamme bruciarono con violenza ancora
per alcuni secondi... poi svanirono finch non parvero altro che dei rima-
sugli di fumo. Quest'ultimo, per, rimase in vita, senza diminuire n au-
mentare di intensit.
"Da questo momento, i tuoi occhi saranno i miei occhi, elfo della notte, e
il loro dono torner utile sia a me che a te..."
Illidan non disse nulla, palesemente troppo sconvolto dal dolore.
All'improvviso, Sargeras si rivolse a Mannoroth. "Fallo riposare. Non
appena si sar ripreso, partir in missione per dimostrarmi la sua devozio-
ne... e carpir l'amuleto dal drago..."
A un cenno di Mannoroth, due Guardie Ferali fecero un passo avanti e
afferrarono Illidan, ancora tremante, per portarlo nella sua stanza.
Non appena l'elfo fu abbastanza lontano da non udire le sue parole,
Mannoroth brontol:  un errore lasciare quel mortale libero di agire co-
me meglio crede, anche se ha ricevuto una bella lezione!.
"Non viagger da solo... un'altra creatura lo accompagner. L'elfo di
nome Varo'then potr essere utilizzato a tal scopo."
Le ali del demone si mossero appena al sopraggiungere di quella notizia,
e un ghigno apparve sul volto di Mannoroth, piuttosto macabro a vedersi.
Varo'then?
"Il mastino di Azshara veglier egregiamente sull'incantatore. Se Illidan
Stormrage manterr la sua promessa, gli conceder un posto fra noi..."
Mannoroth non gradiva una simile eventualit. E se invece si dimo-
strasse un traditore?
"In tal caso, sar Varo'then a ricevere il dono originariamente concepito
per il gemello del druido... non appena il capitano mi avr fatto recapitare
la creazione del drago... insieme al cuore di Illidan Stormrage..."
Il ghigno di Mannoroth si fece pi intenso.
Capitolo tre
La Legione Infuocata ritorn ad attaccare con immutata ferocia. Se i di-
fensori necessitavano sempre di riposare e rifocillarsi, i demoni non erano
inclini a simili debolezze. Combattevano notte e giorno finch un nemico
non li abbatteva, e si ritiravano unicamente se le circostanze erano davvero
a loro sfavore. Ma anche in tal caso, riscattavano il gesto compiuto ricon-
quistando con il sangue la terra appena lasciata al nemico.
In quel momento, per, i loro avversari apparivano rinvigoriti. E, insie-
me alla consueta spedizione di elfi della notte, altre creature affollavano il
campo di battaglia. Quasi il doppio rispetto alle forze radunate dagli elfi, i
tauren, gli earthen e altre razze donavano nuova linfa vitale alle linee elfi-
che. Per la prima volta in diversi giorni, fu la Legione a essere sconfitta,
ricacciata indietro nel giro di una sola notte verso le rovine di Suramar.
Eppure, nonostante il successo riportato, Malfurion quasi non avvertiva
dentro di s barlumi di speranza. Ci non era dovuto solo al fatto che aves-
se visto la sua terra devastata trasformarsi in un terreno di scontro fra vin-
citori e vinti, giacch la battaglia si riversava senza sosta sul paesaggio un
tempo maestoso. Era piuttosto l'essenza stessa delle nuove forze unitesi al-
la spedizione a creargli preoccupazioni. Rhonin era senza dubbio riuscito a
costringere Lord Stareye ad accettare l'intervento dei nuovi alleati, ma il
nobile, affetto da pregiudizi, si era semplicemente limitato a tollerare la
presenza degli alleati piuttosto che organizzare una vera forza congiunta
con loro. Gli elfi della notte non combattevano infatti fianco a fianco dei
nuovi arrivati. Stareye aveva fatto disporre i suoi soldati nelle file di sini-
stra e in quelle centrali, mentre gli altri erano sulla destra. V'era poca co-
municazione e quasi nessun tipo di interazione tra i vari gruppi. Gli elfi si
rivolgevano unicamente ad altri elfi, gli earthen soltanto agli earthen e cos
via.
Una simile alleanza, semmai potesse essere definita tale senza toni di de-
risione, era senza dubbio destinata alla sconfitta. I demoni avrebbero prov-
veduto a chiamare rinforzi e ad attaccare con ferocia inaudita.
Il compito di organizzare un pur labile coordinamento fra gli alleati era
stato assegnato allo sfortunato Jarod Shadowsong. Il druido era meravi-
gliato del fatto che il capitano del Corpo di Guardia di Suramar non dete-
stasse gli stranieri, poich costoro, da quando erano arrivati, non gli ave-
vano causato altro che problemi. Tuttavia, Jarod svolgeva i nuovi compiti
ricevuti con la stessa austera dedizione di sempre, motivo per cui Malfu-
rion nutriva ormai una forte ammirazione per lui. In verit, qualsiasi fosse-
ro i benefici derivanti dalla presenza di Rhonin, Brox e Malfurion nel
gruppo di spedizione, era stato l'intervento di Jarod a renderla efficace in
maniera coerente. Era lui a occuparsi della risoluzione di tutte le contro-
versie tra le varie fazioni, e si industriava per attenuare pericolosi litigi, in
modo da creare un gruppo omogeneo e compatto. A dire il vero, il capita-
no aveva ormai altrettante incombenze strategiche di cui occuparsi che il
tronfio Stareye.
Malfurion sperava ardentemente che il nobile non si rendesse mai conto
di quel che stava accadendo. Ironicamente, sembrava che nemmeno il Ca-
pitano Shadowsong ne fosse consapevole. Secondo il suo punto di vista,
stava semplicemente svolgendo il proprio dovere.
Rhonin, che riposava in cima a una roccia e osservava il campo di batta-
glia, si dest di soprassalto. Stanno ritornando!
Brox balz in piedi con una grazia poco consona alla sua forma corpu-
lenta. L'orco ingrigito dagli anni brand l'ascia una volta, due, per poi diri-
gersi verso le linee pi avanzate. Malfurion sal in sella alla sua pantera
della notte, uno degli enormi felini dotati di zanne utilizzati dal suo popolo
per viaggiare e spostarsi in tempi di guerra.
Suonarono i corni nell'aria. La spedizione affaticata si prepar a rico-
minciare il combattimento. Diverse note risuonarono nell'aria mentre i ri-
spettivi ranghi si preparavano al nuovo scontro.
Pochi attimi dopo, la battaglia ricominci.
I difensori e i demoni si scontrarono con un sonoro fragore. All'istante,
l'aria si riemp di grida e grugniti. Brox part alla carica con un ruggito e
stacc la testa di una Guardia Ferale, poi affond l'arma nel torso tremante
di un demone che gli era alle spalle. L'orco falci pi di sei demoni al suo
passaggio, causando morti e feriti sanguinanti.
In sella alla sua cavalcatura, Rhonin combatteva con altrettanta foga.
Non si limitava a lanciare incantesimi, sebbene, come Malfurion, prestava
costante attenzione all'eventuale presenza degli Eredar, gli stregoni della
Legione. Gli Eredar avevano subito numerosi danni durante gli ultimi
scontri, ma rappresentavano comunque una minaccia e colpivano in ma-
niera del tutto inaspettata.
Per il momento, per, Rhonin riusciva a utilizzare al contempo i poteri
magici e la sua abilit nel combattere. In sella anche lui ad una pantera del-
la notte, l'umano brandiva due lame gemelle generate grazie alla magia. I
lampi blu di energia che da esse emanavano si estendevano pi di novanta
centimetri ciascuno e non appena il mago decise di utilizzarli nello scontro
in corso, causarono uno scompiglio in sintonia con le azioni compiute
dall'orco. Le armature dei demoni venivano squarciate senza fatica dalle
due lame. Le armi delle Guardie Ferali si infransero come fragile vetro di
fronte ai colpi subiti. Rhonin combatt con una foga che Malfurion com-
prendeva alla perfezione, poich lo straniero dalla chioma rossa aveva ab-
bandonato la propria compagna e i figli in procinto di nascere, e il loro de-
stino finale dipendeva dalla sconfitta della Legione. Rhonin dunque prova-
va per la famiglia distante emozioni simili a quelle da lui provate nei con-
fronti di Tyrande e Illidan.
Il druido stesso combatteva con altrettanta foga, sebbene i suoi incante-
simi preferissero attingere alle forze della natura. Malfurion estrasse da
una delle tante tasche attaccate alla cintola diversi semi pieni di spine. Il
druido sollev il palmo pieno di semi e vi soffi contro.
I semi sfrecciarono nell'aria come fossero trasportati da un vento forte
come un uragano. Crebbero di numero fino a diventare un centinaio, e si
espansero fino a dirigersi contro i demoni che si avvicinavano, fino a tra-
sformarsi in una specie di tempesta di sabbia.
Gli orrendi guerrieri emisero dei ruggiti e spazzarono via la nuvola di
polvere senza indugio, poich erano interessati unicamente al sangue delle
loro vittime. Tuttavia, compiuti pochi passi, il primo demone della schiera
nemica all'improvviso inciamp, poi croll di petto a terra. Un altro lo se-
gu subito dopo, poi un altro ancora. Diversi lasciarono cadere le armi e
vennero immediatamente uccisi con foga dagli elfi della notte.
I demoni superstiti si gonfiarono all'improvviso a dismisura all'altezza
della pancia e del torace. Diversi fra loro caddero a terra in preda alle con-
vulsioni.
Dalla pelle e dalle armature di uno di loro, rimasto ancora in piedi, e-
mersero degli aculei affilati simili a pugnali, e il fluido verde che gli scor-
reva nelle vene si rivers su tutto il corpo del demone urlante. Ruot su se
stesso una volta, poi croll a terra, morto.
Attorno a lui, caddero altri demoni ancora, una dozzina alla volta. Tutti
subirono la stessa lugubre sorte. Malfurion avvert una certa nausea nel
vedere i risultati del suo intervento, ma poi ricord l'implacabile malvagit
del nemico. Soltanto a fatica riusciva a nutrire compassione per creature
dedite unicamente a causare caos e terrore. Ormai non rimaneva altro che
uccidere per non essere uccisi.
Ma nonostante fossero periti numerosi demoni, ne arrivavano sempre di
pi a rinforzare le schiere nemiche. Le linee elfiche cominciarono a cedere
sotto i loro continui attacchi. Avevano combattuto senza sosta contro la
Legione Infuocata e dunque erano completamente esausti. Archimonde era
troppo abile per non utilizzare il punto debole degli avversari a proprio
vantaggio. Un numero sempre pi consistente di guerrieri si rivers nella
zona ormai prossima alla caduta. Le Guardie Ferali si avventarono con fu-
ria sulle linee nemiche e dall'alto le Guardie dell'Abisso piombarono ad-
dosso ai soldati. Quando ne avevano l'occasione, catturavano uno o due el-
fi, li sollevavano in aria e poi li scagliavano addosso alla spedizione. I sol-
dati si trasformavano in missili che, schiantandosi al suolo, mietevano un
gran numero di vittime tra le loro stesse fila.
Da uno dei crateri formatisi nel terreno emerse un Infernale. Forte nel
corpo ma non nel cervello, il demone viveva unicamente per distruggere
qualsiasi cosa bloccasse il suo passaggio. Si scagli contro la linea di sol-
dati elfici e li spazz via come fossero foglie.
Prima che Malfurion potesse intervenire, Brox si avvent contro l'Infer-
nale per affrontarlo faccia a faccia. Sembrava impossibile che perfino una
creatura possente come l'orco potesse fermare un simile gigante, ma in
qualche modo Brox vi riusc. L'Infernale si ferm di colpo e, a giudicare
dal ruggito che emise, la cosa dovette risultargli piuttosto frustrante. Il de-
mone sollev il pugno infuocato e cerc di assestare una botta sul cranio
dell'orco, ma Brox riusc a tenere alto il bastone della sua ascia e l'impu-
gnatura sottile in qualche modo blocc il colpo dell'avversario senza cede-
re. Poi l'orco si mosse con pi rapidit dell'Infernale, si scost lateralmente
rispetto alla mano del demone e conficc la lama dell'ascia nel torace del-
l'avversario.
Nonostante la sua mole, l'Infernale era impreparato quanto i suoi com-
pagni all'attacco dell'arma magica. La lama affond di diversi centimetri
nella sua carne. Dalla ferita ormai aperta, emersero fiamme verdi. Brox
emise un grugnito mentre cercava di spostarsi per evitare le fiamme, poi
recuper l'ascia per assestare un nuovo colpo.
Sebbene in seria difficolt, l'Infernale non era ancora stato sconfitto. La
creatura emise un ruggito, serr i due pugni e colp il terreno con essi. Il
violento colpo sconquass la terra e arriv fino a Brox, facendolo sobbal-
zare.
Il demone part subito alla carica, intenzionato a calpestare a morte il suo
avversario. Ma non appena si avvicin, Brox, che era riuscito a conservare
l'arma, la posizion contro il terreno a mo' di forcone.
L'Infernale rimase infilzato contro l'arma. Lott per raggiungere Brox,
ma l'orco mantenne la sua posizione. In preda alla furia, l'Infernale non fe-
ce altro che peggiorare la situazione. L'ascia affond ancor pi profonda-
mente, e ci provoc una nuova fuoriuscita di fiamme che giunsero a po-
chi centimetri dall'orco.
Poi, con un fremito, il gigantesco demone finalmente si ferm.
Nonostante piccole vittorie isolate come questa, per, la Legione Infuo-
cata continuava ad avanzare. Malfurion cerc di raccogliere dentro di s un
po' di quelle emozioni che in passato gli avevano permesso di ricacciare
indietro l'orda nemica, ma non vi riusc. Il rapimento di Tyrande l'aveva in
parte prosciugato delle sue forze.
In lontananza, sulla sinistra, vide Lord Stareye mentre redarguiva i sol-
dati che combattevano in quella zona. Stareye era nettamente diverso dal
suo predecessore. Ravencrest sarebbe apparso altrettanto inzaccherato di
sangue e fango come le sue truppe, mentre Stareye era perfettamente puli-
to. Era circondato da un nutrito corpo di guardia personale, che non per-
metteva a nulla di inappropriato di avvicinarsi al nobile nemmeno in un
momento cos critico.
Poi, con grande sorpresa del druido, una figura irsuta gli pass accanto
con fare determinato, diretto verso l'apertura appena creatasi nelle linee el-
fiche. Altre due figure seguirono la creatura: si trattava di mastodontici
tauren sopraggiunti lungo la linea indebolita della spedizione per infonder-
vi il loro incredibile apporto. Con un compiacimento degno di Brox, attac-
carono i demoni e riuscirono ad abbatterne diversi al primo colpo. Fra le
nuove creature sopraggiunte, Malfurion riusc a distinguere Huln in posi-
zione di comando. La sua lancia a forma di aquila infilz una Guardia Fe-
rale con tale forza che la punta dell'arma eruppe dalla schiena della belva.
Huln scost con facilit il cadavere del demone, poi assest un colpo a un
altro mostro e sul suo volto apparve un ampio ghigno soddisfatto.
Accanto al tauren si materializz una figura del tutto inaspettata. Jarod
Shadowsong, con in mano una lama gi insanguinata, grid qualcosa agli
enormi bestioni che l'avevano seguito. Con grande sorpresa di Malfurion,
il gruppo si spost immediatamente come se stesse eseguendo un ordine.
Si sparpagliarono e riuscirono cos a ricostruire le linee difensive della
spedizione e ad aiutare gli elfi a soccorrere i feriti.
Apparvero anche le sacerdotesse di Elune. Le guerriere formavano un
gruppo curioso a vedersi, soprattutto se si pensava al forte contrasto con il
loro abituale aspetto in tempi di pace. La loro venuta suscit inquietudine
in Malfurion, poich accentuava il suo senso di colpa per non essere riusci-
to a salvare Tyrande dalle grinfie dei demoni.
In sella alle pantere, le sacerdotesse utilizzavano spade e archi contro il
nemico. Fra le pi abili tiratrici, tuttavia, v'era anche una creatura che non
apparteneva ai ranghi del sacerdozio. Pi piccola delle altre, la giovane
Shandris Feathermoon non era ancora abbastanza grande per poter essere
annoverata ufficialmente tra le novizie. Ma tempi estremi imponevano
scelte estreme. Marinda, la sorella che fungeva da badessa in assenza di
Tyrande, aveva accolto Shandris fra i ranghi ormai indeboliti delle sacer-
dotesse. In quel momento, avvolta da un'armatura leggermente pi grande
della sua misura, la pi recente adepta di Madre Luna scocc tre dardi, che
colpirono con esattezza il collo di altrettanti demoni.
L'avanzata della Legione si ferm. I difensori cominciarono a ricacciare
indietro i demoni. Malfurion e Rhonin aggiunsero il proprio aiuto alla stra-
tegia degli elfi e la spedizione riguadagn terreno.
Fra le sacerdotesse all'improvviso si lev in aria un grido. Due sorelle
caddero a terra, i corpi ormai contorti e schiacciati contro le armature. Per-
fino da morte, la loro espressione rivelava l'agonia che il metallo penetrato
nella carne aveva loro causato.
Malfurion rimase senza fiato. Una di loro era Marinda.
 stato un Eredar! grid Rhonin con un ringhio. Sollev una mano
verso il cielo.
Ma prima che il mago umano fosse in grado di colpire a sua volta, una
lama di fiamme eruppe proprio da quella direzione. Malfurion percep l'a-
gonia dello stregone distante mentre le fiamme lo inghiottivano.
Mi scuso sinceramente per il mio ritardato rientro mormor Krasus, la
vera fonte di quell'azione di vendetta. Il mago anziano rimase un poco di-
stante dalla coppia di incantatori. Sono stato costretto a effettuare il mio
ritorno a piccole tappe aggiunse con amarezza.
Nessuno lo critic, non dopo tutte le imprese che aveva compiuto. Tut-
tavia, era palese che Krasus non avrebbe perdonato facilmente se stesso.
Siamo riusciti a ricacciarli indietro afferm Rhonin. Non v'era alcun
entusiasmo nelle sue parole. Proprio come abbiamo fatto la volta scorsa e
la volta prima ancora...
La battaglia si allontan dalla loro postazione. Ora che le sorti della
guerra erano nuovamente nelle mani dei difensori, le Sorelle di Elune tor-
narono alla loro vocazione pi autentica, quella di accudire i feriti. Si mi-
sero a circolare fra i soldati e alcune di loro si occuparono anche delle feri-
te dei tauren, sebbene con evidente riluttanza.
I corni di guerra fecero voltare il trio di incantatori verso il punto in cui
si trovava Lord Stareye. Il nobile fece roteare la spada in aria, poi la brand
in direzione della Legione Infuocata. Era palese che intendesse prendersi il
pieno merito dell'ultima avanzata ottenuta dalla spedizione.
Krasus scosse la testa. Se solo Brox fosse riuscito a raggiungere Ra-
vencrest in tempo.
Sono sicuro che ha fatto del suo meglio rispose Malfurion.
Non metto in dubbio che sia come tu dici, giovane druido.  il fato la
forza contro la quale sono solito infierire. Vieni adesso, concediamoci una
pausa per vedere se le sacerdotesse hanno bisogno del nostro aiuto. Vi so-
no molti feriti a cui poter fornire assistenza.
In effetti, ve ne erano davvero tanti. Malfurion mise a frutto un ulteriore
aspetto delle sue conoscenze. Cenarius gli aveva insegnato molte cose ri-
guardo i poteri taumaturgici insiti nelle piante e in altre forme di vita. Le
sue doti non erano ancora abbastanza efficaci come quelle delle sacerdo-
tesse, ma in ogni caso si conged dai malati lasciandoli in condizioni mi-
gliori di come li aveva trovati.
Tra i feriti, i tre maghi individuarono Jarod. Il capitano sedeva accanto
alla sua pantera della notte, mentre una sorella esaminava la ferita che ave-
va sul braccio.
Ho cercato di convincerla della superficialit della ferita osserv Jarod
con amarezza nel vederli avvicinarsi. L'armatura mi ha protetto in modo
piuttosto efficace.
Le armi della Legione Infuocata sono spesso avvelenate spieg Kra-
sus. Perfino una ferita superficiale potrebbe dimostrarsi fatale. Il pallido
mago chin il capo verso l'ufficiale. Sei stato rapido nell'agire, e con il
tuo coraggio hai salvato molte vite.
Mi sono semplicemente limitato a chiedere a Huln, il tauren, di donar-
mi un po' dei suoi soldati per proteggere i miei, poi ho chiesto agli gnomi
di assicurarsi che la mia richiesta non avesse indebolito le forze tauren.
Come ho gi detto, sei stato rapido nell'agire. Gli elfi e i tauren hanno
combattuto egregiamente fianco a fianco, quando se n' avuta l'occasione.
Nel momento in cui sono giunto qui, ho capito che non esisteva una vera
unit fra i vari alleati.
Rhonin sorrise in modo compiaciuto. Potevi forse aspettarti di meglio
da Lord Stareye?
No di certo.
La loro conversazione venne interrotta dall'arrivo di una sacerdotessa di
rango elevato. Era alta e si muoveva sinuosa come una pantera della notte.
Il suo volto non era privo di grazia, ma presentava un'espressione austera.
La sua carnagione era leggermente pi chiara di quella tipica della sua raz-
za. Nonostante ci, per qualche oscura ragione Malfurion la trov somi-
gliante a qualcuno.
Mi hanno detto di averti visto replic la sacerdotessa con tono soave.
Jarod la guard con aria assente, come fosse ancora incerto della sua
presenza. Maiev...
 tanto tempo che non ci vediamo, fratellino.
La somiglianza fisica fra loro divenne di colpo pi evidente. Il capitano
si svincol dagli sforzi dell'altra sacerdotessa e si volt verso la sorella.
Sebbene fosse pi alto di lei, in qualche modo Jarod sembr sollevare la
testa per guardarla meglio.
Non ci vediamo da quando sei entrata a far parte del culto di Madre
Luna e hai scelto il tempio di Haijiri come luogo d'elezione per i tuoi stu-
di.
 l che Kalo'thera  salita al cielo per unirsi alle stelle replic Maiev.
Si riferiva a una celeberrima Madre Badessa vissuta diversi secoli prima.
Molte adepte di Elune consideravano Kalo'thera alla stregua di una semi-
dea.
 un luogo lontano da casa. Jarod all'improvviso sembr ricordarsi
della presenza degli altri. Si rivolse a loro e disse: Questa  mia sorella
maggiore, Maiev. Maiev, questi sono....
La sacerdotessa di alto rango quasi ignor Malfurion e Rhonin, e il suo
sguardo si pos unicamente su Krasus. Come tutte le altre adepte, intuiva
che c'era in lui qualcosa di speciale, sebbene non comprendesse esattamen-
te cosa fosse. Maiev si inginocchi prima che il fratello ricominciasse a
parlare e disse: Sono onorata della vostra presenza, Venerabile.
Krasus rispose con volto privo di espressione: Non c' alcun bisogno
che vi inginocchiate, sorella. Alzatevi pure. Vi do il benvenuto tra noi. Voi
e le vostre consorelle oggi siete intervenute in modo provvidenziale.
La sorella di Jarod si gonfi di orgoglio. Madre Luna ci ha sostenuto al
meglio, sebbene ci abbia comportato il sacrificio di Marinda e delle altre
alla nostra causa. Abbiamo visto che la linea difensiva si stava sfaldando.
Saremmo arrivate prima dei tauren se non fosse stato per la nostra maggio-
re lontananza. Maiev volse lo sguardo verso la direzione presa dai tauren.
Una reazione davvero lodevole, per siffatte creature.
 stato vostro fratello a coordinare la controffensiva spieg il mago
anziano. Potrebbe essere stato merito suo se la spedizione  stata tratta in
salvo.
Jarod? Il tono usato da Maiev denotava una certa incredulit, ma non
appena Krasus assent, la sacerdotessa nascose i propri dubbi e chin la te-
sta in segno di rispetto nei confronti del capitano. Un semplice ufficiale
del corpo di guardia che funge da comandante! Per questa volta la fortuna
ti ha assistito, fratello.
Jarod si limit ad assentire e abbass lo sguardo.
Rhonin, tuttavia, non lasci che l'insinuazione di Maiev passasse inos-
servata. Fortuna? Vostro fratello ha dimostrato perspicacia e buon senso,
 questa la verit!
La sacerdotessa minimizz la reazione causata dalle sue parole. Fratel-
lo, mi stavi presentando i tuoi amici...
Perdonami, Maiev! Il mago anziano si chiama Krasus. Accanto a lui v'
il mago Rhonin...
Simili ospiti illustri sono benvenuti in tempi come questi lo interruppe
la sacerdotessa. Che la benedizione di Elune scenda su di voi.
Costui invece prosegu il capitano  Malfurion Stormrage, il...
Maiev incener Malfurion con lo sguardo. S... eri amico di una delle
sorelle, Tyrande Whisperwind.
Considerato che Tyrande era diventata Madre Badessa, sebbene per un
breve periodo antecedente alla sua cattura, il druido trov l'osservazione di
Maiev poco rispettosa. S, siamo cresciuti insieme.
La perdita della nostra sorella  incommensurabile. Temo che la sua i-
nesperienza le sia stata fatale. Sarebbe stato meglio se la precedente bades-
sa avesse scelto una sorella pi... esperta. Quella frase sembrava implica-
re senza troppi convenevoli che Maiev si riferisse a se stessa.
Malfurion trattenne la rabbia e disse: Tyrande non ha alcuna colpa per
quel che  accaduto. La battaglia era ormai dilagata in ogni dove. Lei  ve-
nuta in mio soccorso, ma  rimasta ferita. Ha perso conoscenza. Durante il
trambusto che  seguito, alcuni emissari dei demoni l'hanno catturata. In-
contr lo sguardo d'acciaio della sacerdotessa. Ma la riporteremo qui.
La sorella di Jarod assent. Pregher Elune affinch ci avvenga. Poi
volse lo sguardo verso il capitano. Sono lieta che tu non sia rimasto ferito
gravemente, fratellino. Adesso, se volete scusarmi, devo badare alle altre
sorelle. La perdita di Marinda comporta che presto saremo costrette a sce-
gliere una nuova guida, visto che, purtroppo, Marinda non aveva ancora
nominato la sua sostituta. Del resto, non poteva certo immaginare che sa-
rebbe morta cos presto. Con un inchino rivolto prevalentemente a Kra-
sus, Maiev concluse dicendo: Che la benedizione di Elune scenda su di
voi.
Non appena fu ben distante, Rhonin emise un grugnito e disse: Un tipo
allegro e amichevole, vostra sorella.
 molto devota agli insegnamenti tradizionali di Elune rispose Jarod
come per schermirsi. Ha sempre dimostrato un'estrema seriet nella sua
vocazione.
Non si pu certo biasimarla per la devozione che dimostra osserv
Krasus. Ammesso che non la renda cieca di fronte ai percorsi scelti da al-
tre creature.
Jarod fu esentato dal difendere ulteriormente la sorella grazie al ritorno
di Brox. L'orco aveva un ghigno soddisfatto sul suo ampio volto.
Una battaglia magnifica! Tanti morti di cui parlare nelle canzoni! E
tanti guerrieri di cui tessere gli elogi per il sangue versato!
Molto interessante mormor Rhonin.
I tauren sono dei valorosi combattenti. Tipi cos sono compagni ben
accetti in qualsiasi guerra. Il corpulento guerriero verde si ferm e pos
l'ascia a terra. Non altrettanto bravi che gli orchi... ma quasi.
Krasus scrut in direzione della battaglia. Nella migliore delle ipotesi
abbiamo ottenuto un'altra piccola tregua, pur con l'intervento delle altre
razze. La situazione non potr andare avanti cos. Dobbiamo volgere la si-
tuazione a nostro vantaggio una volta per tutte!
Ma ci significherebbe coinvolgere i draghi... intervenne il suo protet-
to di un tempo. Ma non oseranno compiere nessun passo, almeno non
finch Deathwing avr in suo possesso l'Anima dei Demoni. Rhonin non
vedeva motivo per cui dovesse ancora riferirsi al drago nero con il suo
nome originario, Neltharion.
No, temo che non lo faranno. Abbiamo visto cos' accaduto quando i
draghi blu hanno cercato di reagire.
Malfurion assunse un'espressione accigliata. Pens a Tyrande. Non po-
tevano tentare di liberarla finch la Legione Infuocata non fosse stata scon-
fitta e per far questo avrebbero avuto bisogno di tutte le forze in campo, in
special modo dei draghi. Ma i draghi non si sarebbero mai scontrati nuo-
vamente con l'Anima dei Draghi, e ci voleva dire che...
Allora, dovremo sottrarre il disco dalle zampe del drago nero annun-
ci all'improvviso.
La proposta del druido venne accolta con incredulit perfino da Brox,
sempre entusiasta di intraprendere una nuova battaglia. Jarod scosse la te-
sta in preda allo sgomento e Rhonin fiss Malfurion come se fosse diven-
tato completamente folle.
Krasus, tuttavia, dopo l'iniziale sorpresa dimostrata, esamin il druido
con accortezza.
Temo che Malfurion abbia ragione. Siamo costretti ad agire in tal sen-
so.
Krasus, non dirai sul serio...
Il mago anziano interruppe il suo allievo di un tempo. Invece s. Io
stesso avevo preso in considerazione quest'eventualit, seppure brevemen-
te.
Ma non sappiamo nemmeno dove Deathwing si trovi in questo momen-
to. Si  protetto da possibili sguardi indagatori anche meglio degli altri
draghi.
 vero. Ho valutato l'idea di utilizzare degli antichi incantesimi, ma
credo che nessuno di essi potrebbe rivelarsi efficace. Potrei provare, ma se
fallissi, allora dovrei tentare di...
Credo che potrei esserne in grado lo interruppe Malfurion. Credo di
poterlo individuare tramite il Sogno di Smeraldo. Non credo che il suo
scudo protettivo funzioni nel piano onirico, al di fuori delle mura del suo
palazzo.
Krasus rimase piuttosto colpito dalla proposta del druido. Potresti dav-
vero aver ragione, giovane elfo... Medit ulteriormente. Ma anche con-
cesso che Deathwing abbia commesso un simile errore, esiste comunque
l'eventualit che possa percepire la tua presenza. Come mi hai riferito in
precedenza, ha gi tentato di rintracciarti all'interno del Sogno di Smeral-
do.
Ho imparato a essere pi cauto. Ce la posso fare.  l'unico mezzo che
abbiamo per salvarla... per salvare tutti noi.
La figura incappucciata pose una mano guantata sulla spalla di Malfu-
rion. Anche noi faremo tutto il possibile per lei.
Agir immediatamente.
No! Prima devi riposarti. Per il suo bene, oltre che per il tuo, hai biso-
gno di essere nel pieno delle forze. Se farai un passo falso o verrai scoperto
da Deathwing, tutto sar perduto.
Malfurion assent, seppur in preda alla delusione, ma riusc a intravedere
un po' di speranza, anche se lieve. Senza dubbio, Neltharion era preparato
a un'eventuale intrusione nel suo regno, ma il drago era anche una creatura
ossessiva e maniacale. La sua megalomania poteva ritorcersi contro di lui.
Far come dite Malfurion propose al mago. Ma dovr anche compie-
re un altro gesto. Dovr contattare un'altra creatura che potrebbe aumenta-
re le probabilit del successo della mia missione.
Krasus chin il capo in segno di accordo e comprensione. Ti riferisci a
Cenarius. Intendi parlare con il signore della foresta.
Capitolo quattro
Tyrande non aveva ricevuto cibo, eppure non le era ancora venuta fame.
Elune la nutriva del suo amore divino, abbondante per qualsiasi creatura.
Ma per quanto le sarebbe bastato, la Madre Badessa non sapeva dirlo con
certezza. I poteri oscuri evocati dai demoni e dagli Eletti aumentavano in
ogni istante e, in pi, la sacerdotessa percepiva un'altra presenza, ancora
pi tetra delle altre. Non sembrava far parte dei piani della Legione Infuo-
cata, eppure lavorava in accordo con essa.
Forse quell'idea era solamente la prima avvisaglia di un'incombente fol-
lia, ma Tyrande non pot fare a meno di chiedersi se i demoni erano mani-
polati da qualcuno allo stesso modo in cui loro manipolavano la regina.
Ud una presenza trafficare con la porta. Tyrande inarc le sopracciglia.
Non aveva sentito nessun rumore di passi in precedenza. Chiunque si tro-
vasse nel corridoio era giunto fin l senza emettere alcun suono. Inoltre, la
sacerdotessa si rese conto che le guardie si erano fatte estremamente silen-
ziose negli ultimi minuti.
La porta si apr di soppiatto. Tyrande cerc di capire chi potesse intrufo-
larsi l dentro in tale segretezza.
Illidan?
Ma non fu il gemello di Malfurion a fare il suo ingresso nelle segrete del
palazzo, ma piuttosto la nobile che svolgeva la funzione di prima ancella
di Azshara. L'elfa sollev lo sguardo sulla prigioniera in modo circospetto,
poi si volt per assicurarsi che la porta si fosse chiusa senza alcun rumore.
Nel vederla voltarsi, Tyrande not che non v'erano guardie in vista all'e-
sterno. Erano semplicemente lontane o svanite del tutto?
L'ancella spost lo sguardo su di lei e sorrise. Se quel gesto aveva lo
scopo di donare un po' di conforto a Tyrande, non ebbe l'esito che si era
prefissato.
Mi chiamo Lady Vashj le ricord la nuova arrivata. Sei una sacerdo-
tessa di Elune.
Mi chiamo Tyrande Whisperwind.
Vashj assent con aria assente. Sono venuta per aiutarti a fuggire.
Istintivamente, Tyrande ringrazi Madre Luna. Aveva giudicato male
Vashj e l'aveva vista come un'adulatrice della regina rosa dalla gelosia.
Vashj si avvicin il pi possibile a lei e prosegu. Ho portato con me un
talismano in grado di rompere la sfera che ti circonda e liberarti dall'incan-
tesimo messo in atto dai demoni. Potrai anche utilizzarlo per distogliere la
loro attenzione, come ho fatto io.
Io... le sono... molto grata. Ma perch rischiare cos tanto per me?
Sei una sacerdotessa di Elune rispose l'altra. Come potrei agire al-
trimenti? Vashj le mostr il talismano. Si trattava di un cerchio nero
dall'aspetto grottesco con piccoli teschi dal ghigno crudele intagliati lungo
il bordo. Dal suo centro emergeva una spessa protuberanza di quindici cen-
timetri con dei gioielli in ebano alla base.
Tyrande percep in esso grandi poteri magici ma anche una potenziale
malvagit.
Preparati ordin l'ancella. Obbediscimi in ogni punto se intendi libe-
rarti dalle grinfie dei demoni.
Vashj allung la mano e avvicin la protuberanza del talismano alla sfe-
ra verde.
I gioielli furono pervasi da un lampo. I piccoli teschi spalancarono le
macabre fauci e presero a sibilare.
Poi la sfera venne risucchiata dalle piccole fauci.
Tyrande percep l'incantesimo che la teneva immobile svanire. Fu co-
stretta a ruotare nell'aria all'improvviso per non cadere a terra di faccia. At-
terr sul pavimento in pietra in posizione rannicchiata. Con sua grande
sorpresa, Tyrande non prov alcun dolore nell'atterraggio. La presenza di
Elune la proteggeva ancora.
Vashj le lanci un'occhiata piena di frustrazione. Ora che la sfera era
svanita, Tyrande era illuminata leggermente dalla luce della luna che aveva
dentro di s. L'ancella scosse la testa.
Non puoi rimanere con questo aspetto cos appariscente! Ti tradir non
appena uscirai dalla cella!
Tyrande chiuse gli occhi e preg la sua dea. La ringrazi per la protezio-
ne che le aveva concesso e la assicur che quel cambiamento era per il suo
bene. All'inizio, per, sembr che Elune non prestasse attenzione alla sua
richiesta, poich l'incantesimo protettivo rimase intatto.
Sbrigati! la incit Lady Vashj.
Con gli occhi ancora chiusi, Tyrande fece un altro tentativo. Senza dub-
bio Madre Luna era in grado di comprendere che il dono da lei concesso
alla sua servitrice rischiava di esserle fatale.
Infine, la presenza di Elune cominci a recedere...
E un senso di pericolo imminente travolse Tyrande.
Riapr gli occhi, e vide Vashj tirarla per il collo con il lugubre talismano.
La protuberanza simile a un pugnale avrebbe creato un'ampia e letale ferita
se Tyrande non fosse stata allenata allo scontro corpo a corpo grazie alla
guerra. La sacerdotessa sollev la mano appena in tempo per deviare la tra-
iettoria del punteruolo. Percep una sorta di puntura sulla pelle, ma era al-
meno riuscita a impedire a Vashj di farle versare sangue.
Con un'espressione altrettanto mostruosa che quella dei teschi, l'ancella
della regina cerc di strappare gli occhi di Tyrande con la mano libera. La
sacerdotessa sollev il ginocchio coperto dall'armatura e assest un colpo
all'altezza dello stomaco dell'altra. Con il respiro spezzato, Vashj cadde al-
l'indietro e il talismano rotol a terra.
Tyrande le salt addosso, ma Vashj fu altrettanto rapida a spostarsi. Ro-
tol fin dove era finito il talismano. Carponi, Tyrande cerc di trattenerla,
ma l'ancella aveva gi afferrato l'amuleto demoniaco.
Sput alcune parole incomprensibili ma palesemente nefaste mentre
brandiva il talismano.
La sfera magica circond di nuovo Tyrande. Allo stesso tempo, la sacer-
dotessa sent anche riemergere lo scudo protettivo di Elune, sebbene le
servisse a ben poco per sfuggire alla bolla malefica che la teneva immobi-
le. Prese a battere contro la sfera, ma senza alcun esito.
Lady Vashj si sollev in piedi e fiss uno sguardo pungente sulla sua
avversaria. Sarebbe stato meglio per te se fossi rimasta infilzata dal mio
talismano! Non diventerai mai la sua favorita! Soltanto io posso esserlo, e
lo sar per sempre!
Non intendo diventare la favorita della regina.
Ma Vashj sembr non comprendere le sue parole. Spost lo sguardo sul
talismano e sibil: Credevo che il mio piano avrebbe funzionato, ma do-
vr escogitarne un altro! Magari inoculare le parole giuste nell'orecchio
della regina, per convincerla che non  possibile fidarsi di te... S, questo
potrebbe funzionare!.
Tyrande rinunci a tentare di convincere l'ancella del suo disinteresse
nei confronti di Azshara. Era palese che Vashj fosse ormai al limite della
follia e non avrebbe prestato ascolto a nulla che contraddicesse le sue con-
vinzioni.
Un rumore proveniente dall'esterno fece ruotare di scatto Vashj verso la
porta. Le guardie! Stanno tornando dalla loro "parentesi di svago"! Ri-
pose lo sguardo su Tyrande e le punt nuovamente contro il talismano.
Tutto torner al suo posto!
Ancora una volta, Tyrande sent le proprie braccia sollevarsi, legate in
maniera invisibile all'altezza dei polsi. Anche i piedi si serrarono l'uno
contro l'altro.
Se solo conoscessi meglio il funzionamento di questo talismano! inve
Vashj. Sono sicura che potrebbe ucciderti con la formula giusta...
I rumori esterni si fecero pi vicini. Vashj nascose il talismano fra le
pieghe delle vesti, e and verso la porta. Prima di andar via, guard un'ul-
tima volta Tyrande.
Non sarai mai la sua favorita! Ci detto, Vashj scomparve nella sala
d'ingresso.
Le guardie riapparvero pochi secondi dopo. Una scrut attraverso l'infer-
riata della porta e scrut la sacerdotessa molto pi del necessario. Per quel
che Tyrande riusc a capire della sua espressione, sembrava che la guardia
fosse disturbata dalla sua presenza. Era chiaro che Vashj non doveva aver
agito da sola.
Tyrande, dal canto suo, non pot fare altro che rimproverarsi per l'occa-
sione mancata. Avrebbe dovuto capire che non poteva fidarsi di Vashj, ma
Elune le aveva insegnato che si doveva sempre cercare il lato positivo in
ogni creatura. Tuttavia, se Tyrande avesse agito con maggiore accortezza,
forse sarebbe riuscita a prendere l'ancella alla sprovvista. Invece di finire
ancora una volta intrappolata l dentro, almeno avrebbe cercato di fuggire
dal palazzo.
Madre Luna, cosa posso fare? Era consapevole del fatto che Elune
non potesse intervenire sempre e incondizionatamente. Era gi un miracolo
che Elune l'avesse protetta finora.
Poi Tyrande si figur il volto di Malfurion, e quell'apparizione le don
un po' di conforto e nello stesso tempo la rese nervosa. L'elfo non avrebbe
cessato di escogitare un modo per trarla in salvo. Sarebbe giunto da lei,
senza badare alle possibili minacce per la propria incolumit. In effetti,
Tyrande era ben consapevole del fatto che Malfurion era disposto a sacrifi-
care se stesso per restituirle la libert.
In preda a una crescente disperazione, si rese conto che non avrebbe po-
tuto far nulla per impedirgli di attuare le sue intenzioni.
La piccola radura boschiva fu il posto migliore che Malfurion riusc a
trovare per rifugiarsi in un luogo calmo da cui cercare di contattare Cena-
rius. Il druido si sedette a terra a gambe incrociate e gett uno sguardo al
fogliame deturpato che lo circondava. La Legione Infuocata non era giunta
fin l, ma la loro presenza malefica si era estesa abbastanza da far sentire la
sua eco distruttiva anche in quel luogo. Gli alberi gi avvertivano la mi-
naccia di distruzione avanzare e si stavano lentamente preparando ad af-
frontarla. La maggior parte degli animali l presenti era gi fuggita. Il si-
lenzio regnava incontrastato.
Malfurion cerc di ignorare quei particolari, poi chiuse gli occhi e si
concentr sul semidio. Cerc di chiamarlo e di figurarsi la sua immagine
nella mente.
Con sua grande sorpresa, il semidio rispose immediatamente. Un'imma-
gine del signore della foresta si materializz subito davanti al druido: era
una figura enorme che troneggiava sugli elfi, i tauren, i furbolg e perfino
sui demoni. A un primo sguardo, presentava una certa somiglianza con
Malfurion, poich il volto e il torso erano quelli di un elfo, sebbene di una
tonalit pi bruna e scolorita. Tuttavia, al di l di ci, Cenarius era una cre-
atura senza eguali. Al di sotto della vita, il suo corpo era gigantesco e im-
ponente come quello di un cervo. Quattro zampe robuste munite di zoccoli
donavano al semidio la velocit del vento e un'agilit che nessun altro a-
nimale possedeva.
Cenarius aveva gli occhi del colore dell'oro puro e una criniera verde
muschio che fluiva lungo le spalle. La criniera e la barba erano adornate da
rametti e foglie. In cima alla testa, Malfurion lo not di soprassalto, il se-
midio presentava un'imponente coppia di corna ramificate proprio dove
cominciava ad avere delle piccole protuberanze anche lui.
"Conosco il motivo per cui mi hai convocato" esord Cenarius.
"C' nulla che io possa fare per contrastare e sconfiggere la magia del
drago nero?"
" una creatura molto abile e lo  in modo assolutamente folle" rispose
Cenarius senza muovere le labbra. Il semidio non era altro che una sempli-
ce visione sulla quale il druido doveva concentrare la propria attenzione. Il
signore della foresta in carne e ossa era in realt a miglia di distanza. "Ma
conosco alcuni particolari sui draghi e lui potrebbe non saperlo."
Malfurion non chiese in che modo Cenarius fosse giunto a conoscenza
di tali particolari. Da quel che aveva appreso in precedenza, la divinit era
probabilmente stata generata dal drago verde, Ysera, la Signora del Sogno,
la cui stirpe gravitava per lo pi dentro il Sogno di Smeraldo. Il fatto che il
grande Aspetto avesse potuto insegnare a suo figlio i segreti pi nascosti
del regno non avrebbe dovuto sorprendere l'elfo.
"Il Sogno di Smeraldo presenta diversi livelli, Malfurion. A migliaia. La
Signora del Sogno li ha scoperti con l'esperienza. Il Guardiano della Terra
probabilmente non sa della loro esistenza. Potresti essere in grado di utiliz-
zare quei percorsi per eludere le sue difese e non far notare la tua presenza
almeno per un po'."
Quella era una notizia inaspettata. Malfurion sent crescere la speranza.
Se la sua impresa fosse riuscita, forse avrebbe potuto utilizzare lo stesso
metodo per intrufolarsi nel palazzo reale.
Ma doveva concentrarsi su un compito alla volta. Se il suo cuore deside-
rava portare in salvo Tyrande, il destino della sua gente, e dei tauren, degli
earthen e di tanti altri, era di una rilevanza ben maggiore. L'amica stessa
gli avrebbe confermato una simile verit.
Ci per non allevi affatto il senso di colpa che avvertiva.
"Potrei imparare rapidamente a far ci che mi hai spiegato?" chiese men-
talmente al semidio.
"Tu potresti, s. Si tratta unicamente di una questione di prospettiva...
guarda..."
L'immagine comp alcuni gesti... e attorno alla coppia apparve un pae-
saggio idilliaco. Era privo di imperfezioni. Malfurion riconobbe colline e
vallate che sul piano mortale erano state ormai distrutte dalla Legione In-
fuocata. Il Sogno di Smeraldo rappresentava il mondo come sarebbe ap-
parso al momento della sua creazione.
Il druido osserv, ma non vide nulla che non avesse gi veduto in prece-
denza.
"Puoi notare che la natura  al suo apice in questo scenario, ma anche la
perfezione richiede diversi stadi. Guarda..."
Cenarius pos una mano gigantesca verso il basso e tocc il mondo in-
contaminato. Afferr una zolla di terreno, e sembr rovesciare l'intero pae-
saggio con il suo gesto.
Tutto svan mentre Cenarius lasciava la presa, e al suo posto apparve
nuovamente Kalimdor in versione primitiva, ma con alcune lievi differen-
ze rispetto a prima. In alcuni punti le colline non erano cos ampie e un
fiume che Malfurion conosceva era localizzato in un punto leggermente
diverso che in precedenza. C'era anche una piccola catena montuosa che
avrebbe dovuto presentare alcuni altipiani.
"Prima della creazione, ci sono state la crescita, la prova e le fasi primi-
genie. Questa  una di esse."
Era il Sogno di Smeraldo, e tuttavia non lo era. Il druido riconobbe im-
mediatamente che si trattava di un luogo dalle potenzialit - e dunque dagli
usi - limitati, una Kalimdor che non gli avrebbe permesso di raggiungere
alcun luogo sul piano mortale.
E tuttavia... Cenarius era convinto che potesse essergli di aiuto per af-
frontare il drago nero.
L'imponente sagoma della divinit dei boschi indic un punto in lonta-
nanza. "Attraversalo come faresti con lo scenario onirico a cui eri abituato,
Malfurion. Per tieniti lontano dai bordi. Si tratta di una zona incompiuta e
vagare l attorno significherebbe perdersi in un limbo senza fine. Ne parlo
da creatura che ha sperimentato questa terribile eventualit."
Cenarius non aggiunse altro, ma il senso delle sue parole era chiaro. Se
Malfurion si fosse perso, non vi sarebbe stata alcuna possibilit di salvarlo.
Nonostante quella lugubre consapevolezza, l'elfo era comunque deter-
minato a proseguire. "Come potr fare ritorno quaggi?"
"Come hai sempre fatto. Cerca di seguire la via che riconduce alla tua
entit fisica. Solo allora la strada ti sar manifesta."
Sembrava tutto cos semplice... ammesso che si fosse dotati del percorso
druidico richiesto da quell'operazione!
L'immagine di Cenarius cominci a svanire. Malfurion per lo ferm.
"Gli altri" gli disse riferendosi agli alleati del signore della foresta. "Sei
riuscito a convincerli?"
"Aviana ha accettato la mia proposta. Il dado ormai  stato lanciato. Re-
sta solo da decidere cosa fare."
Malfurion cel a malapena il proprio disappunto. Aveva cercato di fare
in modo che gli altri semidei prendessero parte ai tentativi disperati della
spedizione, e sebbene Cenarius aveva appena dichiarato che i suoi compa-
gni si erano dimostrati d'accordo nel farlo, avrebbero comunque disquisito
sul metodo migliore da utilizzare. Con creature simili, la disputa sarebbe
potuta durare ben oltre la battaglia in corso. Kalimdor avrebbe potuto ri-
dursi a un semplice guscio vuoto e privo di vita.
"Non temere, Malfurion" disse il signore della foresta con un sorriso
complice. "Far in modo che pervengano rapidamente a una decisione."
Il druido aveva lasciato i propri pensieri pi intimi in preda all'intrusione
del suo maestro, un errore da novizio. "Perdonatemi! Non intendevo man-
care di rispetto! Io..."
Gi sul punto di svanire, Cenarius scosse la testa munita di corna. Punt
un dito, dotato alle estremit di un artiglio di legno nodoso, e concluse:
"Non v' alcuna mancanza di rispetto nel cercare di incitare creature affette
da pigrizia affinch svolgano il proprio dovere...".
Ci detto, il semidio svan.
Il druido aveva atteso di fare ritorno nella propria forma corporea per in-
formare gli altri di ci che aveva appena appreso, ma il paesaggio incom-
pleto che Cenarius gli aveva mostrato era ormai aperto al suo passaggio.
Malfurion temeva che se avesse perso tempo a tornare nel piano mortale,
gli sarebbe risultato pi difficile ritrovare la strada per rientrare in quella
versione di Kalimdor.
Non avendo intenzione di tenere ulteriormente sotto controllo i propri
impulsi, il druido balz nel Sogno di Smeraldo. Come accadeva per il sen-
tiero che attraversava solitamente, la fosca luce color smeraldo ancora
permeava ogni cosa. A dire il vero, non riusciva a distinguere questo luogo
dal consueto piano onirico se non per alcune sporadiche differenze nell'a-
spetto.
Malfurion plan dunque sulle colline, le vallate e le pianure. Grazie a
Krasus, conosceva la direzione generica dove sapeva che i draghi viveva-
no. Naturalmente, il Guardiano della Terra non avrebbe mai posizionato il
proprio rifugio vicino a quello degli altri, ma Krasus lo aveva rassicurato
sul fatto che le creature di razza immortale erano abitudinarie. Se il druido
avesse cominciato la propria ricerca nei pressi delle terre pi antiche, vi sa-
rebbe stata un'alta probabilit di scoprire qualcosa.
La terra sotto di lui si fece pi montuosa, tuttavia i picchi che vide non
erano n perfettamente appuntiti come quelli che aveva notato nei suoi
viaggi precedenti nel regno dei sogni, n erano deformati come quelli pre-
senti sul piano mortale. Viceversa, come aveva suggerito Cenarius, erano
ancora incompleti. Un picco era letteralmente privo della facciata setten-
trionale, e la terra e la roccia sembravano tagliate perpendicolarmente da
un enorme coltello. Malfurion riusc a scorgere le venature di minerali e
parte della caverna che erano all'interno del monte. Un'altra cima montuo-
sa presentava una curiosa formazione a corona che le donava l'aspetto di
un oggetto modellato nell'argilla da qualcuno che presto aveva perso inte-
resse per la sua creazione.
Il druido distolse lo sguardo da quelle fascinose manifestazioni naturali,
e prese a esaminare l'area circostante nella sua interezza. Decisamente, si
trattava delle terre dei draghi. Non gli rimaneva che rintracciare la presen-
za di Neltharion.
Come aveva gi fatto alle prese con l'altro livello del piano onirico, Mal-
furion us la mente per trovare il drago. Individu altre presenze e le iden-
tific come Ysera e quella che ritenne essere Alexstrasza. Altre deboli
tracce vennero da lui identificate come appartenenti a draghi di minor rile-
vanza, e dunque privi di interesse.
Il druido si spost lentamente e sond ogni direzione. Dopo parecchi
tentativi falliti, cominci a chiedersi se Neltharion non fosse poi cos inge-
nuo come sperava. Forse, il colosso nero aveva maggiore dimestichezza
con quel piano onirico di quanto Cenarius non ritenesse, e aveva protetto
la sua presenza da eventuali intrusioni. Se cos stavano le cose, Malfurion
sarebbe rimasto a domandarsi il motivo della sua assenza per l'eternit,
senza trovare alcuna spiegazione.
Poi, all'improvviso, si ferm. Una traccia che al principio aveva rifiutato
in maniera affrettata in quanto appartenente a un drago di natura inferiore,
attir nuovamente la sua attenzione. Presentava un tono familiare che il
druido non riusciva a spiegarsi, e vi si concentr ulteriormente...
La traccia superficiale cedette quasi immediatamente, e al suo posto la
traccia di Neltharion giunse nella mente di Malfurion. Alcuni incantesimi
che avrebbero con tutta probabilit protetto il Guardiano della Terra dallo
sguardo di chiunque sia sul piano mortale sia sul tradizionale percorso del
Sogno di Smeraldo, in quel luogo si dimostrarono inutili. Tuttavia, Malfu-
rion cerc di non lasciarsi entusiasmare troppo da quella scoperta. Una co-
sa era aver rintracciato il drago nero, un'altra il riuscire a sfuggire alla sua
attenzione, su qualsiasi piano l'intruso si trovasse. La follia di cui Neltha-
rion era preda lo aveva condotto verso una paranoia tale da acuire la sua
sensibilit. Perfino il minimo passo falso da parte del druido poteva rivela-
re la sua presenza al drago.
Tenendo bene a mente la necessit di muoversi con estrema cautela,
Malfurion segu la traccia individuata. Questa lo condusse ulteriormente
avanti, in una regione nella quale il paesaggio si faceva pi vago e indistin-
to. Il druido si ricord degli avvertimenti di Cenarius riguardo il fatto di
evitare i bordi e rallent.
Il drago nero era nelle vicinanze. Malfurion ne percep la presenza pro-
prio nel punto in cui le montagne si facevano pi offuscate. Percep anche
qualcos'altro, una sorta di macchia malefica che permeava la regione e che
sembrava molto pi antica di qualsiasi altro elemento. Ricordava al druido
quel che aveva avvertito quando aveva esaminato attentamente l'Anima dei
Demoni. Non soltanto l'aveva scoperta intrisa della follia di Neltharion, ma
anche di qualcosa di ancor pi sinistro. Ma allora si era trattato unicamente
di una piccola traccia e il druido non vi aveva prestato molta attenzione.
Di cosa poteva trattarsi?
Malfurion si rese conto che non poteva dedicarsi a una simile preoccu-
pazione in quel momento, e si arrischi ad avvicinarsi ulteriormente. Il pa-
esaggio si incresp e all'improvviso la sua forma onirica rientr nel piano
mortale.
L'enorme caverna che lo circondava sembrava uscita direttamente da un
incubo. Alcune nuvole fatte di un gas grigioverde e dall'aspetto inquietante
emersero da enormi fossati lavici disseminati lungo il pavimento. I fossati
gorgogliavano e sibilavano e di tanto in tanto le sostanze calde contenute
al loro interno ribollivano fino a schizzare lungo la pietra gi corrosa. L'at-
tivit vulcanica era in pieno fermento in tutta la caverna e la inondava di
una luce fiammante e sanguigna che creava nell'aria delle ombre dall'aspet-
to macabro. Era davvero una dimora degna di una belva che aveva ucciso
cos tante creature senza alcuna piet.
Malfurion all'improvviso si rese conto che, oltre al ribollire e al sibilare
incessanti, un altro rumore si manifestava sullo sfondo. Il rumore di un
martello. Pi si concentrava, pi si rendeva conto che non si trattava di un
unico martello, ma di tanti; v'erano anche altri rumori di attivit in corso e
alcune voci che borbottavano senza sosta.
Attirata da quella novit, la forma onirica di Malfurion attravers la so-
lida roccia spessa diversi centimetri. I rumori echeggiavano nella monta-
gna e si trasformarono in una serie continua e ininterrotta di suoni, come se
al suo interno vi fosse un'enorme fucina.
Poi, al posto della roccia, apparve una scena di fronte alla quale i fossati
colmi di lava parvero innocui.
V'erano dei goblin. Le instancabili creature correvano in ogni direzione.
Alcune lavoravano presso immensi forni e tinozze riversando del metallo
liquido fumante in enormi stampi rettangolari. Altre battevano dei martelli
usurati su lamiere bollenti che sembravano armature adatte a esseri masto-
dontici. Nel contempo, tutte parlavano animatamente tra loro. Ovunque
Malfurion volgesse lo sguardo, v'erano goblin dediti a questo o quel pro-
getto. Alcuni con addosso degli sporchi grembiuli gironzolavano qua e l,
coordinavano gli sforzi degli altri e di tanto in tanto incitavano i pi pigri
con scapaccioni sulla nuca verde.
Certo del fatto che non potesse trattarsi di un'attivit mossa da buone in-
tenzioni, Malfurion plan pi vicino. Tuttavia, nonostante tutto quel che
vedeva, non riusciva a capire cosa stessero architettando i goblin.
Meklo! rugg all'improvviso una voce cavernosa. Meklo! Vieni da
me!
Il druido rimase paralizzato per aria, per un attimo sopraffatto da un sen-
so di panico. Conosceva bene quella voce, come chiunque fosse sopravvis-
suto al primo utilizzo dell'Anima dei Demoni.
Un attimo dopo, il drago nero emerse da un altro corridoio cavernoso.
Malfurion si nascose rapidamente dietro uno dei forni. Sebbene dovesse
risultare invisibile anche a Neltharion, le esperienze passate avevano di-
mostrato come a volte la folle bestia fosse comunque in grado di percepire
la sua presenza. Il percorso che Cenarius aveva mostrato a Malfurion gli
aveva permesso di eludere come previsto gli incantesimi protettivi di Nel-
tharion, ma per cercare in maniera adeguata l'amuleto, l'elfo sfortunata-
mente doveva rimanere pi vicino possibile al piano mortale.
Dopo una breve esitazione, i goblin ripresero a lavorare, sebbene in ma-
niera pi silenziosa. Neltharion scrut a fondo l'area e individu il Meklo
che desiderava vedere.
Il colosso nero sembrava ancora pi mostruoso di quando era giunto nel
campo di battaglia seminando distruzione. Il suo corpo era ormai deforme
e rigonfio e i suoi occhi rivelavano una follia ancor pi intensa che in pre-
cedenza. Cosa ancor pi scioccante, le ferite e i tagli presenti nella sua car-
ne munita di scaglie si erano fatti pi profondi, e fuoco e fluidi lavici ri-
fluivano costantemente da ciascuna ferita pulsante. Sembrava quasi che il
corpo di Neltharion si sarebbe smembrato da s, a lungo andare.
Ma qualsiasi riflessione sulla terribile trasformazione avvenuta nell'a-
spetto del drago nero svan dalla mente di Malfurion non appena vide cosa
il gigante teneva dentro l'enorme zampa.
L'Anima dei Demoni...
Il druido avrebbe voluto avventarsi contro il drago e sottrargli il disco
dorato, ma ci sarebbe stato oltre che impossibile, anche deleterio. Non
poteva far altro che osservare e attendere.
Meklo! rugg nuovamente Neltharion. Sbatt la coda sul pavimento
con un pesante tonfo e molti goblin sobbalzarono per lo spavento.
Uno di loro per rimase imperturbabile di fronte alla scenata del drago.
Si trattava di un goblin magrissimo e in et avanzata, con un ciuffo di ca-
pelli grigi in cima alla testa e un'espressione tranquilla. Non appena oltre-
pass il punto in cui Malfurion era nascosto, il druido lo ud mormorare
qualcosa riguardante misure e calcoli. Il goblin and quasi a sbattere con-
tro il capo chino di Neltharion, poi finalmente pos lo sguardo sul suo pa-
drone.
S, mio Signore, Neltharion?
Meklo! Il mio corpo  in preda al tormento! Non riesce pi a trattenere
la mia sete di gloria! Quando sar pronto il lavoro?
Dovr ricalcolare, ricalibrare e riconsiderare ogni aspetto di ci di cui
necessitate, mio signore! Ci richieder un'estrema cautela, altrimenti po-
tremmo causare ulteriori danni alla vostra persona!
Il drago spinse il grugno contro il goblin e quasi lo colp. Voglio che
sia pronto! Adesso!
Senz'altro, senz'altro! Meklo si allontan per evitare possibili morsi da
parte del suo padrone. Lasciate che esamini l'ultima corazza che abbiamo
forgiato... Il goblin lanci un'occhiata furtiva in direzione della zampa di
Neltharion. Ma, mio signore! Vi avevo avvertito, non  vero, che tenere
in mano il disco nelle condizioni in cui versate accentua i suoi effetti su di
voi! Dovreste riporlo finch non avremo completato il rivestimento che in-
dosserete!
Mai! Non lo lascer mai allontanarsi da me!
Meklo per insistette. Mio signore, se non lo accantonate in un luogo
sicuro, le vostre condizioni finiranno per deteriorarvi e allora chiunque sa-
r in grado di sottrarlo dalle vostra ossa bruciate.
Il drago infine comprese il senso di quelle parole, e ringhi... per poi as-
sentire con riluttanza. Molto bene... ma sar meglio che il rivestimento
sia pronto al pi presto, goblin... altrimenti far uno spuntino!
Meklo assent rapidamente con la testa e disse: Senza dubbio, Mio Nel-
tharion, senza dubbio. Poi os sfidare ulteriormente l'ira del suo padrone
e aggiunse: Ricordate! Dovr rimanere sul piano mortale! Il vostro utiliz-
zo iniziale del disco ha deteriorato gli incantesimi pi di quel che credes-
simo! Il nuovo insieme di incantesimi necessiter di diversi giorni prima di
aderire all'involucro fisico, prima di poter scongiurare il ripetersi di un si-
mile incidente!.
Capisco, vermiciattolo... capisco... Con un sibilo, il colosso nero si
volt in preda alla rabbia e ritorn verso il corridoio.
Malfurion si fece apprensivo. Il drago avrebbe nascosto l'amuleto da
qualche parte. Era giunto il momento di scoprire dove.
Malfurion ignor i goblin e si spost con accortezza dietro al Guardiano
della Terra. I fianchi enormi di Neltharion riempivano il tunnel con la loro
presenza e ci impediva al druido di vedere cosa vi fosse al di l di esso, a
meno che non decidesse di volare attorno al drago o superarlo. Consapevo-
le dei rischi insiti in una tale manovra, l'elfo si costrinse a essere paziente.
Ma la sua pazienza si logor alla svelta, non appena Neltharion si intru-
fol in un labirinto di curricoli. Il sentore di un male atavico avvertito in
precedenza aumentava mentre proseguivano nel cammino. Il luogo in cui
Neltharion si stava recando era chiaramente evitato da tutti gli altri. Soltan-
to in un'occasione il colosso nero incroci un altro del suo stormo, e costui,
molto pi piccolo del suo padrone, si prostr davanti a Neltharion. Oltre a
ci, non v'era alcuna traccia di vita, nemmeno un verme. Il Guardiano del-
la Terra non intendeva correre rischi. La sua ossessione per l'Anima dei
Demoni implicava una diffidenza assoluta anche nei confronti del suo stes-
so stormo; cosa non del tutto sorprendente, visto il potere che il disco ga-
rantiva a chiunque l'avesse in suo possesso.
Malfurion si avvicin gradualmente e arriv giusto all'altezza della coda
svolazzante del drago. Fu quasi sul punto di incitare il colosso nero ad af-
frettarsi.
Il gigante si ferm di soprassalto e volt la testa per guardarsi alle spalle.
Malfurion istintivamente si nascose dietro il muro pi vicino, affondando
nella pietra. Attese diversi secondi, poi atterr su un punto pi in basso e
tir fuori la testa per guardarsi attorno.
Neltharion aveva gi ripreso a camminare. Il druido maledisse la sua ec-
cessiva cautela e si affrett a seguirlo.
L'aveva a malapena raggiunto quando il Guardiano della Terra all'im-
provviso devi verso una caverna pi stretta. Il drago riusc a entrarvi a fa-
tica e le estremit del suo enorme torso graffiarono le mura.
Ecco... mormor il drago, apparentemente rivolgendosi alla sua crea-
zione. Qui sarai al sicuro.
Il senso di terrore si fece ancor pi immenso, ma Malfurion tenne a bada
il desiderio di fuggire. Aveva quasi scoperto dove e in che modo il drago
tenesse nascosta l'Anima dei Demoni.
Con estrema delicatezza, Neltharion allung una zampa e afferr una
piccola massa rocciosa. Non appena la tocc, si illumin tutta e lasci al
suo posto un'apertura immensa, probabilmente grande tanto quanto il dra-
go stesso.
Neltharion scrut l'Anima dei Demoni. Poi, con una certa esitazione, la
posizion delicatamente dentro l'apertura. Non appena ebbe finito, pose
nuovamente la roccia fasulla a protezione della sua creazione.
Apparve nuovamente un lampo e l'area riassunse immediatamente il suo
aspetto consueto. Se avesse volato ritrovandosi direttamente di fronte al
nascondiglio, Malfurion non avrebbe mai indovinato che vi fosse qualcosa
di insolito in esso. Il falso rivestimento aveva assunto una forma tale da
confondersi perfettamente con l'ambiente circostante.
Cosa ancor pi interessante, per, fu che in quel momento Malfurion
non riuscisse pi a percepire la presenza del disco. Le sue malefiche ener-
gie erano invisibili anche a una ricerca accurata. Il drago probabilmente
non era stato in grado di nasconderlo oltre il livello del piano mortale, ma
aveva chiaramente escogitato una soluzione alternativa.
Neltharion si ferm, con lo sguardo ancora fisso sul punto in cui aveva
nascosto l'Anima dei Demoni. Allung nuovamente una zampa verso il na-
scondiglio e i suoi artigli affilati furono sul punto di toccare il rivestimento
fasullo.
Con un nuovo sibilo di frustrazione, il colosso nero all'improvviso ab-
bass la zampa e cominci a ritirarsi dalla caverna.
Il druido affond ancora una volta dentro la pietra, e attese finch non fu
sicuro che Neltharion fosse gi lontano. I secondi passarono simili a ore.
Finalmente convinto dell'assenza del drago, l'elfo scrut lo spazio circo-
stante. Avvedendosi che la caverna era ormai vuota, Malfurion si rec ver-
so il nascondiglio dell'Anima dei Demoni.
Perfino quando si ritrov quasi schiacciato contro il finto rivestimento,
non sent alcuna presenza. Nonostante volesse andar via da quel luogo ma-
ledetto, Malfurion decise di dare un'occhiata al disco per assicurarsi di sa-
pere tutto riguardo la sua foggia e la sua localizzazione. Krasus gli avrebbe
fatto diverse domande a riguardo.
Si chin in avanti, e la sua forma onirica scivol attraverso il rivestimen-
to escogitato da Neltharion.
Poi un ringhio selvaggio riemp la caverna.
Malfurion lasci perdere il disco e si affrett a rientrare fra le mura della
caverna, librandosi per diversi metri prima di osare di fermarsi.
Avvert una forza immensa e mostruosa scrutare la zona alla ricerca di
qualcosa che fosse fuori posto. Sebbene non avesse finora toccato Malfu-
rion direttamente, l'elfo riconobbe quell'energia come un'emanazione di
Neltharion.
Il drago nero evidentemente aveva rilevato una presenza insolita nella
caverna. Tuttavia, dal procedere confuso e ondeggiante della sua ricerca, si
capiva che non sapeva di cosa si trattasse. Il druido rimase immobile, in-
certo se fosse meglio cercare di andarsene o rimanere sospeso dov'era.
La ricognizione di Neltharion si fece pi vicina, ma di nuovo non avvert
la presenza del druido. Malfurion cominci a rilassarsi, poi all'improvviso
sent il drago estendersi direttamente fino a collegarsi con lui.
Il druido si ritrasse all'istante e lo sguardo indagatore di Neltharion fece
altrettanto. Il drago l'aveva mancato un'altra volta.
Ma l'elfo non osava porre ulteriormente a repentaglio la propria incolu-
mit. Aveva scoperto dove si trovava il disco. Il Guardiano della Terra po-
teva anche sospettare qualcosa, ma era improbabile che si rendesse conto
che qualcuno si fosse avvicinato cos tanto al nascondiglio.
Malfurion si allontan dalle caverne e dalle montagne. Non appena la-
sci queste ultime, cerc subito il mondo incompleto incluso nel Sogno di
Smeraldo. Fu soltanto quando vi fu rientrato che prov di nuovo un senso
di sicurezza.
Che svan immediatamente non appena avvert di nuovo la presenza op-
primente di Neltharion.
Il drago conosceva i diversi livelli del Sogno di Smeraldo...
L'elfo concentr la propria volont con disperazione sull'involucro mor-
tale. Immagin di tornarvi mentre il Guardiano della Terra allungava una
zampa verso di lui...
E proprio quando credeva che la folle bestia l'avesse tra le sue grinfie...
Malfurion si svegli.
Sta tremando! esclam Rhonin alla sinistra dell'elfo. Ed  madido di
sudore!
Malfurion! Il volto di Krasus riemp lo sguardo del druido. Cosa ti 
successo? Parla!
Io... sto bene... Si ferm per riprendere fiato. Neltharion... lui... lui
mi ha quasi notato, ma sono riuscito a sfuggirgli.
Sei gi andato a cercarlo? Non avresti dovuto farlo!
Ne... ne ho avuto l'occasione...
Adesso sapr che lo stiamo cercando mormor Rhonin.
Forse, ma forse no rispose il suo maestro di un tempo.  pi probabi-
le che attribuir la cosa alle molte ombre che crede lo circondino. Poi
chiese a Malfurion: Hai scoperto dove tiene nascosta l'Anima dei Demo-
ni?.
S... so dov'. Il druido riusc a rispondere. Si figur ancora il volto di
Neltharion e prov dei brividi. Temo solo che non saremo in grado di sot-
trarglielo.
Ma dovremo farlo disse Krasus con un assenso che indicava la sua
comprensione per i timori di Malfurion. Ma dovremo farlo... a qualsiasi
costo.
Capitolo cinque
Due mani delicate sfiorarono il volto di Illidan per disinfettare la carne
bruciata e devastata. Un aroma di gigli e altri fiori avvolse le sue narici. In-
fine cominci a muoversi e si ridest dal coma in cui era caduto per sfug-
gire al dolore. La sofferenza era diventata tollerabile, ma il fratello di Mal-
furion dubitava del fatto che sarebbe svanita del tutto.
Mentre riprendeva piena coscienza, l'ambiente circostante si riemp al-
l'improvviso di un irritante tripudio di colori ed energie violente. L'incanta-
tore rimase a bocca aperta e sollev le braccia verso il punto in cui in pre-
cedenza si trovavano i suoi occhi, ma nemmeno quel gesto riusc ad allon-
tanare le energie vorticose e i colori in continuo mutamento che lo spinge-
vano quasi sull'orlo della follia. Era questo il regalo avuto da Sargeras: una
visione magica e demoniaca del mondo circostante.
Poi, Illidan Stormrage ripens alle parole di Rhonin, il mago umano.
"Concentrati" gli aveva spesso ribadito il potente incantatore. "Concentrati
e riuscirai a vedere tutto con chiarezza. Questo  il segreto..."
Illidan cerc di tenere a bada l'iniziale sgomento, si impegn pi a fondo
e, con la stessa risolutezza che l'aveva spinto a unirsi alle Guardie della
Luna, Illidan impose un ordine razionale alle cose. I colori presero ad ad-
densarsi e l'energia a scorrere con regolarit e intenzione. Le forme comin-
ciarono a coagularsi dalle energie naturali presenti in ogni cosa, viva o i-
nanimata che fosse.
L'incantatore si rese conto di trovarsi su un giaciglio imbottito, dalla
stoffa talmente soffice e morbida da risultare quasi sensuale. V'erano tre
figure in piedi nelle vicinanze, tutte femminili, si rese conto in seguito. Pi
concentrava la sua attenzione, pi riusciva a individuare i dettagli. Erano
tutte elfe della notte, giovani, eleganti, e avvolte in abiti sontuosi e sedu-
centi.
Altri particolari emersero non appena Illidan pos lo sguardo su colei
che aveva pulito le sue ferite. L'elfo si avvide della tinta argentea della sua
chioma e il taglio felino degli occhi. A dire il vero, ora la sua percezione
delle cose era pi acuta che mai. L'incantatore era ormai in grado di distin-
guere le pi piccole variazioni presenti nei capelli. Era in grado di indivi-
duare l'intensit dei poteri che ciascuna delle Elette possedeva. Illidan sa-
peva che, delle tre, colei che gli aveva ripulito le ferite era di gran lunga la
pi potente. Ciononostante, le sue abilit non erano nulla a confronto con
le sue.
L'ancella principale fu la prima a ridestarsi. Mise da parte lo straccio
umido e avvicin ci che, grazie alle energie da cui era avvolto, Illidan ri-
conobbe essere una benda in seta color ambra.
Il colore dei suoi occhi perduti.
Questa  per te, giovane incantatore...
Illidan comprese alla perfezione a cosa servisse l'oggetto. Quella nuova
e pi acuta capacit visiva gli aveva fatto momentaneamente dimenticare
come doveva apparire il suo aspetto all'esterno. Illidan accett la benda
con un inchino e la avvolse attorno al capo. Non rimase stupito appena
scopr che il tessuto non diminuiva in alcun modo le sue capacit visive.
Cos va molto meglio mormor l'ancella. Dovresti apparire nel tuo
massimo splendore al cospetto della regina...
Ti ringrazio, Vashj... all'improvviso giunse la voce di Azshara. Tu e
le altre potete congedarvi, adesso.
Vashj serr le labbra, poi fece un inchino e usc dalla stanza insieme alle
altre due.
Illidan trattenne il respiro mentre rivolgeva i propri sensi in direzione
della regina. Azshara era circondata da un'aura luminosa color argento, che
lui infine riconobbe come il tratto distintivo del potere che la regina posse-
deva. Illidan avrebbe voluto sbattere le palpebre, se ne avesse avuto la pos-
sibilit. Sebbene Azshara fosse stata venerata da tutto il suo popolo, alcuni,
come lui, ritenevano che le sue abilit nelle arti magiche fossero risibili. Il-
lidan aveva sempre creduto che la regina necessitasse del potere degli Elet-
ti per lanciare degli incantesimi. L'incantatore si chiedeva spesso se il
compianto Lord Xavius o il Capitano Varo'then si fossero mai resi conto di
quanto debole fosse in realt la loro monarca.
Vostra maest. Illidan si scost dal giaciglio e si inginocchi.
Vi prego... alzatevi. Non v' alcuna necessit di tali formalit in priva-
to. Azshara gli era giunta accanto senza che lui se ne fosse accorto. Poi la
regina lo condusse nuovamente verso il giaciglio. Mettiamoci comodi,
caro incantatore.
Mentre si mettevano a sedere, Azshara si chin verso di lui. Il tocco del-
la sua pelle infiamm l'anima dell'incantatore. La semplice presenza della
regina aveva un effetto quasi ipnotico su di lui.
Ipnotico? Illidan la esamin con cura.
Forse doveva ricredersi. L'aura che avvolgeva Azshara si era fatta tal-
mente intensa da circondare anche lui. Il fatto che Illidan non se ne fosse
reso subito conto la diceva lunga sul controllo che la regina aveva sulle al-
tre creature. Nonostante fosse consapevole di ci, l'elfo riusc a malapena a
resisterle.
Sono rimasta molto colpita da voi, Illidan Stormrage! Siete cos intelli-
gente, cos potente! Perfino il grande Sargeras se n' reso conto, altrimenti
perch vi avrebbe concesso un simile dono prezioso? Le sue lunghe dita
affusolate accarezzarono la benda. Anche se  davvero un peccato che
abbiate perso quei begli occhi ambrati... so che deve esservi costato mol-
to...
L'ammaliante volto della regina era vicinissimo al suo e in quel momen-
to gli fu impossibile non volerlo ulteriormente vicino. Io... s-sono riuscito
a sopportarne il dolore, Vostra Maest.
Ti prego! Per te, sono semplicemente Azshara... Le sue dita presero a
scorrere dalle fosse degli occhi al resto del volto. Hai un viso bellissi-
mo! La regina lo tocc sulle spalle e scost parte degli abiti che le avvol-
gevano. Sei anche cos forte... e con il marchio distintivo del Grande A-
bissale da esibire!
Illidan assunse un'espressione accigliata e spost lo sguardo in basso,
dov'era la mano della regina.
Un intricato insieme di tatuaggi neri avvolgeva la sua spalla. Al di sotto
di essi, ben protetta, l'elfo della notte avvert la presenza di una magia di
natura non mortale - la magia di Sargeras - irradiare dalla sua pelle. Illidan
fu sconvolto dal fatto che non l'avesse avvertita fino a quel momento. Get-
t una rapida occhiata all'altra spalla, e vide che un disegno simile era pre-
sente anche l. Sargeras lo aveva davvero trasformato in una creatura della
Legione.
L'incantatore ignor per un attimo la regina e tocc cautamente uno dei
tatuaggi. All'istante, percep un'ondata di energia che prese a scorrere per
tutto il suo corpo. Tutto il suo essere irradiava una forza primordiale gene-
rata dalla stessa fonte che alimentava il Pozzo. Illidan si rese conto che,
con il suo dono, il signore dei demoni aveva amplificato i suoi poteri.
Devi essere senza dubbio uno dei suoi favoriti... e, dunque, anche uno
dei miei sussurr la regina Azshara avvicinandosi ulteriormente a lui.
Sono molti i favori che potrei concederti, favori che neanche lui sarebbe
in grado di darti...
Perdonate la mia inopportuna intrusione, Luce delle Luci disse con un
brontolio una figura apparsa sulla soglia.
Illidan si fece teso, ma Azshara si raddrizz con estrema freddezza e tir
indietro la chioma lussureggiante per fissare il nuovo arrivato con degli
occhi languidi e ingannevoli. Cosa c', caro capitano?
In contrasto con l'aura seduttiva che avvolgeva la regina, il Capitano Va-
ro'then irradiava un'oscurit che Illidan associava a quella dei demoni. Il
capitano possedeva ben poche abilit nelle arti magiche, ma Illidan com-
prese comunque che il soldato avrebbe potuto all'occorrenza rivelarsi letale
quanto Mannoroth, specie se veniva ridestata la sua gelosia nei confronti
della regina. Varo'then fu quasi sul punto di esplodere non appena vide
Azshara e Illidan vicini sul giaciglio. La regina non miglior certo la situa-
zione quando allung una mano per accarezzare la guancia dell'incantatore
mentre si alzava.
Sono giunto per lui, Vostra Maest. Costui ha fatto delle promesse e il
nostro padrone si aspetta che siano mantenute.
E cos sar rispose con fermezza Illidan fissando a sua volta l'ufficiale
nonostante la benda. Varo'then serr gli occhi pericolosamente a fessura,
ma assent lo stesso.
Quand' cos, andate pure intervenne Azshara ponendosi fra i due e
fissandoli con sguardo timido. Sono sicura che neppure drago avrebbe al-
cuna possibilit di sopravvivenza se catturato da voi due! Non vedo l'ora di
avere notizie delle vostre prodezze... La regina lasci scorrere la mano
sulla corazza del capitano all'altezza del petto e ci infiamm di lussuria lo
sguardo di Varo'then. Ossia, delle prodezze di entrambi! aggiunse poi la
regina compiendo lo stesso gesto sul petto nudo di Illidan.
Nonostante sapesse che Azshara intendesse prendersi gioco di lui e del
capitano, l'incantatore non pot fare a meno di reagire, anche se in modo
lieve. Si ripar dalle sue lusinghe e rispose: Non vi deluder... Azshara.
L'utilizzo del suo nome senza alcun titolo, e l'implicita intimit che un
tale uso implicava, non venne accolto positivamente da Varo'then. La ma-
no del soldato scivol sull'impugnatura della spada, ma saggiamente decise
di lasciar perdere.
Prima di tutto dovremo trovare la bestia, cosa che voi ritenete di poter
fare.
Illidan afferr la scaglia del drago nero. La mia non  una semplice
convinzione. Ho detto unicamente la verit.
Allora non v' motivo di ritardare. Ormai  quasi notte.
Illidan si volt verso la regina e esegu il tipo di inchino che aveva visto
fare all'interno della Fortezza di Black Rook. Con il vostro permesso...
Azshara gli rivolse un sorriso maestoso. Potete andare anche voi, caro
capitano.
Vostra grazia, Luce delle Luci, Fiore della Luna... Varo'then esegu
anche lui un inchino con movenze rapide e militari. Poi indic la soglia a
Illidan. Dopo di voi, Maestro Incantatore.
Senza rivolgere una parola alla figura in armatura, Illidan usc con passo
militare. Percep che Varo'then lo segu immediatamente. Non sarebbe ri-
masto sorpreso se il capitano avesse cercato di pugnalarlo alla schiena, ma
evidentemente Varo'then era capace di un maggior autocontrollo del previ-
sto.
Dove siamo diretti? chiese Illidan alla sua scorta.
Potrai lanciare un incantesimo dopo che saremo usciti da Zin-Azshari.
Il nostro padrone Sargeras desidera che la missione venga conclusa al pi
presto. Freme all'idea di metter piede sul suolo di Azeroth e donare la sua
benedizione al nostro mondo.
Azeroth  dunque fortunata.
Varo'then lo scrut per un attimo, nel tentativo di individuare una pecca
nella sua risposta. Poich non vi riusc, disse infine: Gi, Azeroth  fortu-
nata.
Il capitano lo scort dentro al palazzo e infine scese nei sotterranei. Non
appena furono vicini alle scuderie, Illidan chiese: Dunque voi sarete la
mia scorta durante la missione?.
Sarebbe meglio che qualcuno vi protegga le spalle.
Ne sono lieto.
Il nostro padrone fa grande affidamento sull'ipotesi che il disco possa
esaudire i suoi intenti. Dovr ottenerlo.
Sono lieto della vostra compagnia osserv l'incantatore. In quel mo-
mento, entrarono nelle scuderie. Ci che Illidan vide caus in lui un im-
provviso stupore. Che cosa sono?
Accanto alle pantere della notte erano in attesa una dozzina di Guardie
Ferali, con volti mostruosi e assetati di carneficina, e quattro Guardie
dell'Abisso, che le fiancheggiavano con il palese compito di tenerle sotto
controllo.
Come ho gi detto rispose il Capitano Varo'then con un certo sarca-
smo sar meglio che qualcuno vi protegga le spalle. Queste... disse indi-
cando i terribili guerrieri vi faranno da guardia con grande attenzione. Di
ci avete la mia solenne parola, incantatore.
Illidan assent e non disse nulla.
Faremo in fretta, Rhonin, te lo prometto.
Non promettermi nulla, Krasus rispose l'umano. Cerca solo di stare
attento. E non preoccuparti per Stareye. Mi occuper io di lui.
 l'ultima delle nostre preoccupazioni. Confido nel fatto che tu e il Ca-
pitano Shadowsong teniate unita la spedizione.
Io? Jarod scosse la testa. Maestro Krasus, avete troppa fiducia in me!
Sono un ufficiale del corpo di guardia, niente di pi! Come ha detto
Maiev, la fortuna mi ha assistito! Non sono un comandante pi di quanto
non lo sia...
Stareye? chiese Rhonin con tono ironico.
Temo che dovremo fare affidamento su di te, Jarod Shadowsong. I tau-
ren e le altre razze si sono accorti del rispetto con cui ti rivolgi a loro e si
comportano di conseguenza. Potrebbe giungere il momento in cui, come
hai fatto in precedenza, sarai costretto a prendere una decisione e agire. Per
il bene del tuo popolo, per la precisione.
L'elfo della notte lasci crollare le spalle in segno di sconfitta. Far
quello che posso, Maestro Krasus. Non ho altro da aggiungere.
Il mago assent. E noi non abbiamo altro da chiederti, buon capitano.
Adesso che abbiamo sistemato la questione osserv l'umano come
pensi di raggiungere il rifugio del drago nero?
Non abbiamo pi grifoni. Dovremo prendere delle pantere della notte e
incitarle ad andare pi veloce possibile.
Ma cos impiegherete comunque troppo tempo! Cosa ben peggiore, sa-
reste facile preda degli assassini della Legione!
Archimonde inviava costantemente degli emissari che tenessero sott'oc-
chio la spedizione, nel tentativo di uccidere Krasus e il suo gruppo. Malfu-
rion in particolare era stato individuato da Archimonde dopo l'incredibile
rovesciamento delle sorti della battaglia a favore degli elfi, ma il mago an-
ziano non aveva dubbi sul fatto di essere anche lui nella lista dei nemici
pi ricercati dai demoni.
Un incantesimo sarebbe una maniera troppo rischiosa per recarsi nel
luogo in cui si trova Deathwing rispose Krasus. Non ho dubbi sul fatto
che stia bene attento a certe eventualit. Saremo costretti a viaggiare con
mezzi concreti.
Per la cosa non mi piace.
Nemmeno a me, ma non abbiamo altra scelta. Poi guard i suoi com-
pagni per consultarsi sul percorso da seguire. Sei pronto a partire?
Malfurion assent. Brox rispose con un grugnito di impazienza. Sebbene
fosse vero che il druido e il venerabile mago avessero a disposizione delle
straordinarie abilit magiche, Krasus comprendeva la necessit di farsi ac-
compagnare da un guerriero abile come l'orco. Per molti versi, gli incanta-
tori avrebbero potuto rivelarsi privi di mezzi. Brox si era inoltre dimostrato
un alleato fidato.
Concedici un'ora di vantaggio prima di avvertire Lord Stareye Krasus
ricord all'umano mentre montava in sella.
Ve ne conceder due.
Krasus si assicur che il druido e l'orco fossero montati anche loro in
sella, poi incit il felino a mettersi in cammino. La sinuosa creatura si
mosse e prese rapidamente velocit, seguita da quelle dei suoi compagni.
Non ci volle molto perch le pantere si lasciassero dietro di s la spedizio-
ne.
Nessuno parl durante il viaggio, poich tutti e tre erano concentrati non
soltanto sul sentiero da percorrere, ma anche su possibili minacce nascoste.
Tuttavia, la notte pass senza alcun pericolo e riuscirono a compiere un bel
tratto di strada. Quando albeggi, Krasus finalmente decise di fare una so-
sta.
Ci riposeremo qui per un po' disse scrutando le alture brulle che aveva
di fronte. Preferirei varcare la cresta di quelle colline dopo aver recupera-
to le forze.
Credete che potremmo trovare dei pericoli laggi? chiese Malfurion.
Pu darsi. Sebbene gli alberi siano radi, le colline presentano diverse
crepe che potrebbero rivelarsi possibili luoghi di un'imboscata.
Brox assent. Io utilizzerei la collina di nord per fare una cosa del gene-
re. C' una visuale migliore del sentiero da l. Meglio evitarla quando pro-
seguiremo.
Concordo con questa opinione. Il mago si guard attorno. Credo che
l'area che vedete compresa fra quelle due alte rocce sia pi adatta al nostro
cammino. Da l dovremmo avere una buona visuale del sentiero e anche
godere di una certa protezione.
Legarono le pantere a un albero nelle vicinanze. Addestrati da diverse
generazioni, i felini obbedivano a ogni comando senza esitazioni. Brox si
offr volontario per nutrirli con le provviste che si erano portati dietro. Sa-
rebbero bastate per tre giorni, dopo di che avrebbero condotto a caccia le
pantere. Krasus sperava di trovarsi in un luogo pi adatto al sopraggiunge-
re di quel momento, visto che l attorno la fauna era decisamente scarsa.
Il trio mangi le razioni di cibo. Per un drago quale Krasus, mangiare
carne salata era tutt'altro che soddisfacente, ma si era da tempo abituato a
simili necessit. Malfurion mangi della frutta, anch'essa essiccata, e delle
noci; mentre Brox mangi la stessa pietanza di Krasus, sebbene con pi
gusto. Gli orchi non erano certo schizzinosi in fatto di cibo.
Le pantere sono gi a riposare dichiar Krasus dopo aver consumato il
pasto. Suggerisco di fare la stessa cosa.
Io far da sentinella per primo propose Brox.
Malfurion si offr di farlo per secondo, e la questione della sicurezza
venne accantonata rapidamente. Krasus e il druido individuarono dei posti
dove riposare accanto alla pietra pi alta. Brox, dimostrandosi pi agile di
quel che la sua corporatura lasciasse supporre, balz con facilit in cima
alla roccia e vi si sedette. Con l'ascia posata sul grembo, sorvegli il pae-
saggio come un enorme uccello.
Sebbene intendesse appisolarsi soltanto, il mago anziano si addorment
del tutto. Si era spinto ben oltre i propri limiti. Il poco riposo che si era
concesso in precedenza non era sufficiente a compensare lo sforzo com-
piuto.
I draghi sognano, e Krasus non faceva certo eccezione. Per lui, i sogni
materializzavano il suo desiderio di volare libero. L, poteva diventare
nuovamente Korialstrasz. Creatura del cielo, era irritato dal fatto di essere
ancorato alla terra. Si era sempre sentito a proprio agio nella forma morta-
le, ma ci era avvenuto grazie alla consapevolezza di poter tornare alla sua
forma originaria con un semplice pensiero. Quella capacit ormai gli era
stata sottratta, e spesso provava frustrazione nel constatare la vulnerabilit
della sua forma attuale.
Durante il sogno, Krasus sent quella maledizione all'improvviso prende-
re il sopravvento, con la debole forma mortale che avvolgeva il suo corpo
rendendolo sempre pi piccolo. Le sue ali erano serrate contro la schiena,
la coda staccata. La sua ampia mascella piena di denti era ormai conficcata
nel teschio e sostituita da una piccola e insignificante protuberanza del na-
so. Korialstrasz si trasform nuovamente in Krasus, che precipit verso
terra...
Per poi svegliarsi madido di sudore.
Il mago quasi si aspettava di trovare i suoi compagni assediati, ma l'at-
mosfera era silenziosa se non per il respiro regolare di Malfurion. Krasus
si alz e vide che Brox continuava a vigilare con attenzione. Il mago os-
serv il sole per cercare di calcolare il momento esatto della giornata. Brox
aveva da tempo superato il periodo prestabilito per il suo turno di guardia.
Ormai era quasi arrivato il momento di Krasus.
La figura sottile e avvolta da un cappuccio lasci il druido riposare, poi
afferr la roccia e vi sal rapidamente sopra a mo' di lucertola. Non appena
giunse in cima, Brox balz in piedi e, con riflessi degni di un drago, brand
l'ascia fra le mani.
Ah, siete voi brontol l'orco aiutandolo a salire. Si sistemarono en-
trambi sulla roccia e osservarono il paesaggio mentre parlavano. Credevo
che steste dormendo, Maestro Krasus.
Invece, dovresti farlo tu, Brox. Hai bisogno di riposo tanto quanto noi.
Il guerriero dalla pelle verde scroll le spalle. Un guerriero orco pu
dormire a occhi aperti e con l'arma sempre pronta. Non c' alcun bisogno
di svegliare l'elfo. Ha bisogno di maggior riposo. Contro il drago nero, si
dimostrer pi utile di un vecchio veterano come me.
Krasus lo scrut. Un vecchio veterano che vale quanto venti giovani
guerrieri.
Brox sembr compiaciuto del complimento, tuttavia disse: I giorni di
gloria per me sono ormai finiti. Non ci saranno pi canti per inneggiare a
Broxigar, l'Orco dall'Ascia Rossa.
Vivo da pi tempo di te, Brox. Dunque so a cosa ti riferisci. In te vi so-
no ancora molto valore e molto eroismo. Nasceranno racconti sul prode
Broxigar, l'Orco dall'Ascia Rossa. Anche se dovessi narrarli io stesso!
Le gote dell'orco si imbrunirono e all'improvviso fece un ampio inchino.
Sono onorato dalle vostre parole, Venerabile.
Come Malfurion, Brox aveva appreso la verit sull'identit di Krasus.
Con grande sorpresa del drago, il guerriero munito di zanne lo sapeva gi
da molto tempo. In quanto orco avvezzo ad alcuni riti sciamanici, Brox a-
veva percepito l'incredibile potere secolare che il suo compagno di viaggio
emanava. Non appena aveva veduto Krasus alle prese con i draghi, era
giunto alla logica conclusione sfuggita alla maggior parte degli altri. Che
Krasus e il drago rosso Korialstrasz fossero un'unica entit non riusciva a
concepirlo con facilit, ma l'orco aveva comunque accettato anche quella
verit limitandosi a corrugare leggermente le sopracciglia.
Insisto che tu vada a riposare. Rimarr di vedetta per il resto del turno
che spettava a Malfurion, bench ne sia rimasto ben poco, e poi proseguir
con il mio rispose Krasus.
Sarebbe meglio se voi...
Krasus fiss l'orco negli occhi. Ti assicuro che ho molta pi resistenza
di te. Non ho pi bisogno di riposare.
Brox cap che non l'avrebbe convinto, cos emise un brontolio e si alz.
Ma proprio mentre si spostava, Krasus volse lo sguardo oltre il corpulento
guerriero, e si irrigid.
Guardie dell'Abisso... sussurr.
Brox si mise immediatamente pancia a terra. Rimasero a osservare tre
demoni alati avanzare lentamente verso le colline. I mostri erano muniti di
lunghe lame. Le Guardie dell'Abisso scrutavano l'ambiente circostante con
altrettanta cautela, ma era evidente che fino ad allora non avevano fatto ca-
so al gruppo di nemici.
Sono diretti verso il punto in cui andremo realizz Krasus all'improv-
viso.
Dobbiamo fermarli subito.
Il mago assent ma aggiunse: Dobbiamo scoprire se ce ne sono degli al-
tri. Non dovremmo arrischiarci ad attaccare questi tre se ci dovesse met-
tere all'erta i loro compagni presenti nella zona. Prima lasciami scoprire
come stanno le cose.
Krasus chiuse gli occhi e lasci che i suoi sensi giungessero fino ai de-
moni. Avvert immediatamente la forza oscura che ciascuno di essi irra-
diava, una forza talmente repellente che perfino il drago ne sent il potere.
Ciononostante, Krasus non esit ad avanzare ulteriormente. Doveva sco-
prire la verit.
Percep in ognuno di loro la furia e il caos gi avvertiti durante le incur-
sioni precedenti. Il mago stentava a credere che in quelle creature potesse
albergare una simile malvagit. In qualche modo, era una follia pari a quel-
la che aveva travolto colui che un tempo era stato il nobile Neltharion, tra-
sformandolo nel temibile Deathwing.
Nei pensieri mostruosi delle creature trov infine le informazioni che
cercava. I tre demoni erano in ricognizione per conto proprio, alla ricerca
di zone deboli che potessero rivelarsi utili per la Legione in futuro. Non in-
tendevano limitare la guerra al campo di battaglia, ma anche seminare pau-
ra nei punti dove i difensori non erano ancora giunti.
Una simile tattica non sorprese affatto Krasus. Era sicuro che Archi-
monde avesse gi altri piani, e per questo il tentativo di impadronirsi del-
l'Anima dei Demoni era cos importante.
Scrut l'orizzonte alla ricerca di altri guerrieri, ma non trov nessuna
traccia. Soddisfatto, Krasus smise di esaminare il paesaggio.
Sono soli annunci a Brox. Riusciremo ad avere la meglio su di loro,
ma credo che in questo caso sar meglio usare la magia.
L'orco espresse un grugnito soddisfatto. Krasus scivol gi per andare a
svegliare Malfurion.
Cosa... prese a dire l'elfo. Krasus gli fece cenno di fare silenzio.
Ci sono tre Guardie dell'Abisso sussurr il mago anziano. Sono sole.
Intendo catturarle, con il tuo aiuto.
Malfurion assent. Segu Krasus attorno alle pietre verso il punto in cui
erano in grado di avvistare i minacciosi demoni che ispezionavano le col-
line.
Cosa dovremmo fare? chiese il druido.
La cosa migliore sarebbe colpirle tutte e tre simultaneamente. Tuttavia,
i loro continui spostamenti potrebbero indurmi a fare calcoli sbagliati. Af-
fido a te il compito di occuparti di chiunque fra loro sfuggir al mio attac-
co.
Va bene. Malfurion fece un ampio respiro e si prepar. Krasus osser-
v le Guardie dell'Abisso in attesa del momento in cui sarebbero state pi
vicino a loro.
Due dei demoni si fermarono per scambiarsi informazioni, ma il terzo
prosegu nel suo esame dell'ambiente circostante. Il mago imprec in si-
lenzio, consapevole del fatto che fosse giunta l'occasione ideale per neutra-
lizzare la coppia di nemici. Tuttavia, il terzo era molto lontano, e il mago
temeva che il suo attacco gli avrebbe permesso di fuggire.
Malfurion doveva aver notato la sua esitazione. Non me lo lascer
sfuggire, Maestro Krasus.
Quelle parole confortarono il mago, che assent concentrandosi.
Diversamente da Illidan, e anche da Rhonin in alcuni casi, Krasus era in
vita da troppo tempo per sprecare le sue energie nel creare elaborate mani-
festazioni di magia. Le Guardie dell'Abisso rappresentavano una minaccia
e dunque dovevano essere eliminate. Tutto qui. La prima creatura alata, e
poi anche l'altra, semplicemente esplosero, e i loro resti si riversarono co-
me pioggia sul paesaggio.
Come temeva, per, la terza sfugg alla sua trappola. Mentre le ceneri di
quel che rimaneva delle prime due creature precipitavano gi, Malfurion
prese un'unica foglia e la strinse nella mano, poi mormor in direzione del
vento. Un'intensa brezza all'improvviso si dest accanto al druido, e tra-
volse la foglia sospingendola con estrema precisione verso la Guardia del-
l'Abisso rimasta in vita.
La foglia improvvisamente si trasform in una serie di foglie, centinaia.
Volteggiarono nel vento a una velocit sempre pi vorticosa.
Non appena ciascuna foglia and a toccare il demone, insieme finirono
per aderire alla sua carne, avvinghiandosi strette al suo corpo. Il guerriero
munito di corna lott contro il vento, ma il peso che aveva addosso cresce-
va a dismisura e rese i suoi sforzi vani.
Nel giro di pochi secondi, il demone si trasform in una mummia cir-
condata da una massa verde. Le ali rallentarono, incapaci di combattere
contro qualcosa che le appesantiva enormemente.
Infine, anche la terza Guardia dell'Abisso croll a terra come una roccia.
Malfurion non rimase a guardare il demone mentre cadeva sfinito sul
terreno. Aveva compiuto il suo dovere, ma non gioiva mai del momento di
vittoria ottenuto.
La strada  finalmente sgombra proclam Krasus. Ma dobbiamo af-
frettarci, poich ci vorr molto tempo per superare le colline...
Dalla cima della roccia, giunse all'improvviso il grido di Brox. Arriva
qualcos'altro dal cielo!  sopra di noi!
Pochi secondi dopo, un'ombra li copr per un momento. La forma alata si
muoveva con tale rapidit che svan fra le nubi prima che chiunque fra loro
fosse in grado di identificarla. L'orco tenne pronta l'ascia, mentre Krasus e
Malfurion prepararono nuovi incantesimi.
Poi la mastodontica creatura irruppe nuovamente nel cielo e si avvent
direttamente in picchiata verso il trio. Le sue enormi ali coriacee sbatteva-
no rapide nelle discesa.
Krasus emise un ampio respiro e la sua espressione, solitamente impas-
sibile, si squarci in un breve ghigno. Avrei dovuto prevederlo! Avrei
dovuto capirlo!
Korialstrasz era tornato.
L'io pi giovane del mago atterr proprio di fronte al trio. Il drago rosso
era uno spettacolo maestoso da osservare. La cresta si estendeva lungo tut-
to il corpo fino alla coda. Era abbastanza grande da poter inghiottire tutti e
tre in un sol boccone, tuttavia, nonostante la mascella piena di denti affila-
ti, bastava guardarlo negli occhi per notare l'intelligenza e il sentimento di
compassione che lo caratterizzavano.
Forse fu per un tocco lievemente narcisistico che Krasus si mise ad am-
mirare la sua incarnazione di un tempo, ma non pot farne a meno. Korial-
strasz si era dimostrato molto pi capace di quel che l'anziano mago si ri-
cordava di essere mai stato nella sua lunga vita. Sembrava che fossero due
creature distinte, nonostante fossero in realt un'entit unica.
Korialstrasz si ferm e salut i tre con un cenno della sua enorme testa.
Il suo sguardo si pos su Krasus.
 stata proprio una fortuna che io abbia avvertito la presenza di un in-
cantesimo mentre passavo nelle vicinanze tuon. Ero totalmente preso
da altre questioni, che non avrei notato la vostra presenza. E rivolto al
mago aggiunse: Nemmeno la tua.
La cosa non era certo di buon augurio. Ti riferisci al tuo tentativo di
rintracciare gli altri?
S... li ho trovati. Stanno cercando un modo per evadere o affrontare il
terrificante disco del Guardiano della Terra, ma non sono ancora pervenuti
a nessuna decisione. Perfino la mia regina non osa sfidare apertamente
Neltharion senza aver prima escogitato una maniera per difendersi. Avete
visto cosa  accaduto ai draghi blu! Li ha massacrati riducendoli all'estin-
zione!
Krasus ripens alle uova che aveva tratto in salvo, ma decise che non era
ancora giunto il momento di rivelare una simile informazione. Le preoc-
cupazioni di Alexstrasza non sono infondate. Non c' nessun senso n ono-
re nell'uscire allo scoperto per andare verso una morte inevitabile.
Ma se noi draghi non aiutiamo le razze mortali, nessuno di noi avr pi
alcuna possibilit di sopravvivere!
Potrebbe esserci ancora qualche speranza. Non ci hai ancora chiesto
perch siamo qui. Krasus indic il druido. Il giovane Malfurion ha indi-
viduato il nascondiglio segreto del Guardiano della Terra e sa dove si trova
l'Anima dei Demoni.
Il gigante cremisi spalanc i suoi occhi da rettile. Dici sul serio? Maga-
ri un assalto mentre dorme...
No! Dobbiamo agire con astuzia e cautela. Contiamo di infiltrarci e sot-
trargli il disco.
Korialstrasz si avvide della saggezza di quel ragionamento, nonostante i
pericoli insiti in quella strategia. Dove dovete recarvi?
Malfurion descrisse quel che aveva visto nel Sogno di Smeraldo. Krasus
aveva individuato la zona a grandi linee, dunque non c'era da meravigliarsi
se anche il suo io pi giovane la riconobbe.
Lo conosco!  un luogo orribile! Permeato da una malvagit pi antica
dei draghi, sebbene non saprei dire di cosa si tratti!
In questo momento non ha importanza. Ci che conta  soltanto l'Ani-
ma dei Demoni. La pallida ed esile figura volse lo sguardo verso le colli-
ne. Se intendiamo avere davvero l'opportunit di sottrargliela, faremmo
meglio ad avviarci. Le pantere della notte impiegheranno un po' di tempo
per attraversare le colline.
Le pantere della notte? Korialstrasz parve sconvolto. Perch mai do-
vreste usarle ora che avete a disposizione me?
Tu corri pi rischi di tutti noi precis Krasus. Non puoi cambiare
sembianze, e dunque rimani un bersaglio molto evidente. Cosa pi rilevan-
te, puoi restare facilmente soggiogato dall'Anima dei Demoni. Con un
semplice capriccio, il drago nero potrebbe renderti suo schiavo.
Far comunque tutto quello che posso. Dovrete raggiungere il suo rifu-
gio in modo tempestivo. I felini non sono abbastanza veloci, n d'altra par-
te potete arrischiarvi ad andar l con un incantesimo.
Krasus constat come fosse inutile discutere con un altro se stesso. Ko-
rialstrasz avrebbe senza dubbio permesso loro di raggiungere la meta mol-
to prima. Tuttavia, una volta arrivati, Krasus avrebbe insistito affinch il
suo io pi giovane si affrettasse ad andarsene.
Molto bene. Brox, preparati a slegare le pantere. Io compiler una bre-
ve missiva da appendere alla mia cavalcatura. Rientreranno presso la spe-
dizione per conto loro e se tutto andr bene Rhonin ricever le mie parole
sul procedere della nostra impresa. Porteremo soltanto quello che possia-
mo trasportare. Nient'altro.
Non impiegarono molto a trasferire i loro averi sulla schiena massiccia
del drago rosso. Dopo che il mago ebbe fissato il suo messaggio sulla pan-
tera, spedirono via gli animali. Krasus e i suoi compagni montarono sulle
spalle del drago. Una volta sistemati, Korialstrasz si spost ora da una par-
te ora dall'altra per essere sicuro che i passeggeri fossero ben saldi, poi di-
spieg le ali.
Sar veloce... ma delicato promise loro.
Non appena si librarono nell'aria, Krasus scrut con un ghigno il pae-
saggio che era davanti a loro. Korialstrasz era una manna dal cielo per lo-
ro, ma il successo della loro impresa non era sicuro. Neltharion sarebbe
stato all'erta nell'eventualit di un'incursione di nemici, immaginari o veri
che fossero. Il gruppo avrebbe dovuto controllare ogni mossa una volta
raggiunto il suo rifugio. Tuttavia, v'era comunque un particolare che gio-
cava a loro favore.
Una volta cos vicini al rifugio del terribile drago, non avrebbero dovuto
certo preoccuparsi della presenza dei demoni.
Capitolo sei
Lord Desdel Stareye aveva un piano meraviglioso. Cos lo defin davanti
a tutti gli interessati. Lo aveva concepito lui stesso, dunque era infallibile.
La maggior parte degli altri nobili approvarono con trepidazione e lo ac-
clamarono innalzando calici di vino in suo onore, mentre tutti gli altri ri-
masero semplicemente in silenzio. I soldati nei ranghi erano troppo stanchi
per preoccuparsi e i rifugiati erano unicamente interessati alla sopravvi-
venza. I pochi detrattori che Stareye avrebbe potuto avere erano ormai ri-
dotti a un gruppetto sparuto, capitanato da Rhonin. Sfortunatamente, le re-
golari assenze di Krasus avevano reso le titubanze del comandante pi lie-
vi. Nel momento in cui era chiaro che l'umano fosse sul punto di esporre i
difetti del grande piano di Stareye, costui gli aveva cortesemente suggerito
che il consiglio sarebbe stato perfettamente in grado di sbrigarsela per con-
to proprio e che il mago avrebbe dovuto invece dedicarsi ad altri compiti.
Stareye aveva anche fatto raddoppiare il numero di guardie a presidiare la
tenda e aveva detto chiaramente che, se Rhonin avesse criticato i suoi sug-
gerimenti, esse avrebbero agito di conseguenza.
Rhonin non intendeva dare inizio a uno scontro che avrebbe unicamente
minacciato la stabilit della spedizione, e dunque se ne and. Jarod, ac-
compagnato da Huln, lo incontr vicino all'accampamento dei tauren.
L'elfo indovin l'espressione sul suo volto:  accaduto qualcosa di
brutto....
Forse... o forse sono semplicemente diventato troppo cinico nei con-
fronti di quell'aristocratico viziato. La visione d'insieme del suo piano
sembra troppo semplice per funzionare...
La semplicit pu essere un fattore positivo propose Huln quando 
generata dalla ragione.
In qualche modo, dubito che Stareye riesca a usare la ragione. Non ca-
pisco perch lui e Ravencrest andassero cos d'accordo.
Jarod scroll le spalle. Appartengono alla stessa casta.
Oh, allora la cosa ha un senso. Visto che l'elfo non aveva notato il sar-
casmo insito nella sua frase, Rhonin scosse la testa. Non importa. Non
potremo fare altro che aspettare e sperare che tutto vada per il meglio...
Non ci fu da attendere molto. Stareye mise in moto il suo piano prima
del tramonto. Gli elfi della notte dispiegarono le forze in maniera diversa e
crearono tre cunei. Lasciandosi guidare, i tauren e le altre razze fecero al-
trettanto. Il nobile fece ritirare la maggior parte della cavalleria per dispor-
la sul fianco sinistro. Poi attesero a breve distanza dal gruppo principale
della spedizione.
La parte frontale di ciascun cuneo era formata da soldati armati di forco-
ni, seguiti da file munite di spade e altre armi a mano. Dietro di loro, pro-
tetti da ogni versante, giungevano gli arcieri. Ciascun cuneo includeva an-
che delle Guardie della Luna, ben distribuite lungo i ranghi. Gli incantatori
erano destinati a proteggere i soldati contro gli attacchi degli Eredar e di
altri negromanti.
I cunei dovevano spingersi il pi possibile in avanti, in modo da sfaldare
le linee della Legione Infuocata, come fossero denti. Gli arcieri e i soldati
muniti di lancia avrebbero dovuto occuparsi dei demoni incastrati fra i cu-
nei. Gli elfi dovevano muoversi all'unisono, senza mai estendersi oltre le
file adiacenti. La cavalleria era posta in riserva in modo da coprire i possi-
bili punti deboli che si sarebbero creati.
Fra i tauren e gli earthen c'era un certo scetticismo ma, non avendo alcu-
na esperienza di strategia militare su vasta scala, accondiscesero di fronte a
quella che ritenevano una conoscenza superiore da parte degli elfi.
Jarod si pose a fianco a Rhonin non appena la spedizione si mosse. I
demoni si erano dimostrati insolitamente titubanti, un'azione che Stareye
aveva preso come un buon presagio, ma che gli altri due ritenevano un av-
venimento da gestire con cautela.
Ho parlato con le Guardie della Luna il mago inform il suo compa-
gno. Abbiamo in mente alcune mosse che potrebbero rendere il piano del
nobile fattibile. Sar io a coordinare tutto.
Huln mi ha promesso che non vi sar alcuna esitazione da parte dei tau-
ren e credo che i furbolg abbiano dato anche loro dei segnali in tal senso
rispose il capitano. Temo, per, che le forze di Dungard Ironcutter non
siano sufficienti per mantenere salde le loro linee.
Se combattono alla stregua di un nano di nome Falstad che ho cono-
sciuto in passato, fece Rhonin sovrappensiero credo sia l'ultimo dei no-
stri problemi.
In quel momento, i corni della battaglia risuonarono. I soldati in prima
linea si armarono immediatamente di coraggio aumentando il passo.
Siate pronti! grid il mago mentre la sua pantera avanzava.
Come vorrei tornare a Suramar prima che tutto questo...
Il paesaggio davanti a loro si faceva sempre pi basso, e don loro la
possibilit di avere una chiara visuale di quel che c'era.
Una fiumana di demoni si estendeva fin oltre l'orizzonte.
Per Madre Luna! esclam Jarod.
Tieniti stretto!
Un trombettiere segnal l'attacco. Con un grido famelico, gli elfi della
notte presero a correre. Sulla destra, dei ruggiti profondi segnalarono la
presenza dei tauren e dei furbolg. Un curioso soffio lamentoso rimarc l'a-
vanzata degli earthen.
La battaglia ebbe inizio.
Le linee frontali della Legione cedettero" quasi subito sotto il peso del-
l'assalto massiccio. I cunei finirono dritti fra i ranghi demoniaci. Mucchi di
guerrieri muniti di corna andarono a scontrarsi contro le forche.
Jarod si anim. Stiamo vincendo!
Tuttavia, dopo pochi metri la Legione Infuocata cominci a riprendersi.
Non riuscirono a fermare del tutto il massacro in corso, ma ogni nuovo
centimetro di avanzata venne ottenuto dagli elfi con estrema fatica e len-
tezza.
Ciononostante, gli elfi continuarono a proseguire.
Ci non significava che non vi fossero stati dei pericoli o delle ingenti
perdite fin dall'inizio. Alcune Guardie dell'Abisso fluttuavano nel cielo, nel
tentativo di superare le forche e colpire gli arcieri. Alcune vennero abbat-
tute dai loro stessi avversari, ma altre riuscirono a mantenersi sospese nel-
l'aria sopra i difensori. Armate di lunghi bastoni e altre armi, affondarono
verso terra spaccando teste e sventrando elfi intenti ad attaccare altri nemi-
ci. Tuttavia, messe sotto assedio dagli arcieri e dalle Guardie della Luna, le
Guardie dell'Abisso batterono subito in ritirata.
In un altro punto, le linee demoniache si aprirono per lasciar spazio a un
paio di Infernali. I soldati che cercarono di bloccarli rimasero schiacciati e
il cuneo si pieg rovesciandosi quasi su se stesso. Un Infernale venne ab-
battuto dalle Guardie della Luna, ma l'altro continu a causare scompiglio
fra le linee elfiche perfino dopo che erano riusciti a riparare la falla creata
dal suo passaggio.
Rhonin cerc di focalizzare la sua attenzione su quel singolo demone,
ma c'erano troppi soldati attorno alla belva. Ogni volta che il mago credeva
di poter lanciare un incantesimo, v'era il rischio di colpire anche diversi el-
fi.
Poi, dal nulla, giunsero tre earthen. Partirono alla carica lungo le fila
nemiche finch non giunsero nei pressi dell'Iniemale. Ciascuna figura toz-
za e muscolosa recava in mano i martelli di guerra muniti di enormi punte
d'acciaio.
L'Infernale diede un'altra stoccata, ma senza successo. Un earthen gli
scivol sotto e and a colpirlo all'altezza delle gambe. Un altro dei picco-
letti colp il demone su un fianco. L'Infernale assest un rovescio con un
braccio contro il secondo avversario; e se la sua reazione avrebbe ucciso
un elfo spezzandogli le ossa, riusc solo a disorientare l'earthen per un at-
timo. L'Infernale aveva finalmente incontrato delle creature dotate di una
pelle coriacea come la sua.
In quel momento tutti e tre gli earthen decisero di utilizzare i martelli da
guerra. Ogni volta che colpivano il demone lasciavano crepe e fessure nel
suo corpo. La gamba sinistra croll e ridusse l'Infernale in ginocchio.
L'ultima visione che Rhonin ebbe del demone fu che tutti e tre i suoi av-
versari gli si avventarono sulla testa con i martelli.
Il mago not che Jarod stava tornando verso di lui. Non si era neanche
accorto che il capitano si fosse allontanato. Sei stato tu a convocarli?
Credevo che potessero avere maggiori possibilit di riuscita!
Rhonin assent in segno di approvazione ed esamin nuovamente il
campo di battaglia. La spedizione si era ripresa dalla breve battuta d'arresto
e aveva ricominciato a ricacciare indietro la Legione. I demoni mantennero
uno sguardo sprezzante nonostante la ritirata forzata, ma tutto quel che fe-
cero per reagire riusc unicamente a rallentare la risoluta avanzata degli el-
fi.
Il piano sta funzionando, a quanto pare mormor l'incantatore. Sem-
bra proprio che io abbia sottovalutato il comandante.
 una bella cosa, Maestro Rhonin! Tremo al pensiero di cosa sarebbe
accaduto in caso di fallimento!
Ci sarebbe anche... Rhonin si lasci sfuggire un urlo non appena una
forza intensa sembr travolgere il suo cervello. Cadde dalla cavalcatura
prima ancora che Jarod fosse in grado di afferrarlo e colp duramente il ter-
reno fino a lussarsi le ossa. L'elfo balz su di lui e cerc di aiutarlo a risol-
levarsi.
Un orrendo pulsare travolse la mente di Rhonin. I rumori della battaglia
svanirono sullo sfondo. Con sguardo annebbiato, si avvide di Jarod che
parlava ma la voce non giunse alle sue orecchie.
Il pulsare nella sua testa si fece sempre pi pressante. In preda all'agonia,
Rhonin comprese di essere stato aggredito da qualche incantesimo, pi
malefico di quelli con cui aveva avuto a che fare finora. Ripens rapida-
mente ai Nathrezim, i cui poteri erano in grado di ridestare i morti, e tutta-
via non sembrava opera loro.
Il dolore si fece insopportabile e Rhonin lott, pur sapendo di essere or-
mai sconfitto. Stava giusto per svenire, e temeva che se ci fosse avvenuto
non si sarebbe pi risvegliato.
Nel bel mezzo dell'attacco, una voce priva di emozione riecheggi nella
sua mente. "Non hai alcuna possibilit contro di me, mortale."
Non c'era bisogno che qualcuno gli spiegasse chi aveva parlato. Non ap-
pena le forze lo abbandonarono del tutto e l'oscurit si impadron di lui, il
nome del demone risuon nei suoi pensieri che ormai svanivano.
"Archimonde..."
Jarod Shadowsong si affrett a trascinar via il corpo del mago nelle re-
trovie. Il capitano si mise ad esaminarlo nervosamente per vedere se pre-
sentava delle ferite, ma non ne trov alcuna. L'umano era completamente
indenne, almeno esteriormente.
Sar stata qualche stregoneria disse con una smorfia. Individuo poco
dotato sotto quell'aspetto, Jarod nutriva un profondo rispetto per gli incan-
tatori. Qualsiasi cosa potesse aver colpito Rhonin doveva chiaramente es-
ser stata generata da una fonte di grandi poteri. Per lui, ci poteva signifi-
care unicamente che si trattasse del pi potente fra i demoni da loro affron-
tati finora, Archimonde.
Il fatto che Archimonde avesse trovato l'opportunit di individuare il
mago preoccupava molto il capitano. Archimonde avrebbe dovuto occu-
parsi in maniera frenetica del mantenimento dell'ordine delle sue forze in
ritirata. Agli occhi di Jarod, la Legione sembrava sul punto di crollare in
ogni direzione, e il piano di Lord Stareye sembrava aver funzionato am-
piamente...
L'elfo spalanc gli occhi.
"O forse no?"
Brox si tenne stretto come gli altri mentre Korialstrasz lo trasportava
verso la loro meta. L'orco era gi nato durante l'epoca in cui i draghi rossi
erano stati schiavi della sua gente, ma non ne aveva mai visti di persona. In
quel momento rimase deliziato dal volo maestoso di Korialstrasz e per la
prima volta simpatizz veramente con i draghi che erano stati fatti prigio-
nieri. Essere liberi, e solcare i cieli, unicamente per esser costretti a diven-
tare servi per volere di qualcun altro... era un destino che avrebbe fatto i-
norridire qualunque orco. Brox si sentiva in qualche modo vicino ai draghi
poich, a essere sinceri, anche il suo popolo era stato reso in qualche modo
schiavo, e i loro istinti pi primordiali trasformati in qualcosa di grottesco
da un demone della Legione Infuocata.
Un tempo, Brox aveva desiderato unicamente di morire. In quel momen-
to, invece, si sentiva disposto ad affrontare la morte, ma una morte con uno
scopo. Combatteva non soltanto per difendere il suo popolo nel lontano fu-
turo, ma anche per difendere tutti coloro che i demoni intendessero schiac-
ciare. Sarebbero stati gli spiriti a decidere se la sua vita dovesse essere sa-
crificata, ma Brox sperava che avrebbero atteso abbastanza da permettergli
di sferrare altri attacchi decisivi... e, soprattutto, di fargli completare la sua
missione.
Le colline lasciarono spazio alle montagne, che all'inizio gli fecero pen-
sare a quelle della sua terra. Tuttavia, le montagne mutarono ben presto di
aspetto, e con esse anche l'aria. Il paesaggio si fece desolato, come se le
forme di vita temessero quel luogo. Korialstrasz aveva fatto menzione di
un male ancestrale, e Brox, forse pi in sintonia con il mondo rispetto a
molti altri, percep quel male permeare ogni cosa. Si trattava di qualcosa di
ben peggiore della malvagit diffusa dai demoni e gli fece venir voglia di
impugnare l'ascia che aveva appesa sulle spalle.
Il drago all'improvviso scese attraverso un paio di picchi aguzzi e umidi.
Korialstrasz scivol senza alcuno sforzo lungo le strette vallate, alla ricerca
di un luogo adatto per l'atterraggio.
Infine si pos all'ombra di una montagna dall'aria particolarmente sini-
stra, che ricord a Brox un guerriero mostruoso che sollevava un pesante
bastone. L'aspro versante pi in alto aumentava la sensazione gi forte che
delle forze oscure li stessero osservando.
Non oso avvicinarmi pi di cos il drago inform i passeggeri mentre
smontavano da sella. Ma continuer a seguirvi da lontano per un po'.
Non manca molto alla meta osserv Malfurion. Mi ricordo di questo
tratto.
Krasus scrut la stessa cima che aveva catturato l'attenzione dell'orco.
E come potresti dimenticarla?  davvero una dimora degna di Dea-
thwing.
Avete gi menzionato quel nome in precedenza disse il druido. E an-
che Rhonin l'ha fatto.
Dalle nostre parti, Neltharion viene chiamato cos. La sua follia  am-
piamente dimostrata, non  vero, Brox?
Il guerriero veterano emise un grugnito in segno di approvazione. La
mia gente lo chiama anche "l'Ombra Sanguinaria"... eh s, Deathwing  no-
to a tutte le creature viventi, per loro grande disgrazia.
Malfurion ebbe un fremito. Come facciamo a evitare che noti la nostra
presenza? Sono riuscito a sfuggirgli unicamente grazie agli insegnamenti
di Cenarius, ma non possiamo attraversare tutti quanti il Sogno di Smeral-
do.
N avrebbe senso farlo rispose Krasus. Non potremmo accedere
all'Anima dei Demoni da quel piano. Dobbiamo rimanere in questo. Qui
sono in grado di gestire meglio le mosse di Neltharion. Dovrei essere in
grado di avvertire eventuali incantesimi protettivi. Tuttavia, ci significhe-
r che tu e Brox vi occuperete di tutto il resto.
Per me va bene.
Anche per me. L'orco sollev l'ascia magica. Staccher la testa del
drago nero se necessario.
Il mago sogghign, seppur brevemente. E avremo nuove canzoni da in-
tonare, non  vero?
All'inizio fu Korialstrasz a fare strada, poich poteva fornire loro il mi-
glior metodo di difesa, anche agli occhi di Brox. Tuttavia, dopo pochi pas-
si, il sentiero si fece pi stretto, tanto che il colosso dovette fermarsi per
evitare di rimanere schiacciato.
Dovrai rimanere qui decise Krasus.
Posso arrampicarmi su per le montagne...
Ormai siamo troppo vicini. Anche se riuscissimo a evitare gli incante-
simi, non escluderei che Deathwing possa aver appostato delle sentinelle.
Potrebbero vederti.
Il drago non pot ribattere contro quella logica. Allora vi aspetter qui.
Non avrai che da invocarmi quando avrai bisogno di me. Poi serr gli oc-
chi a fessura. Anche se ci dovesse significare affrontare lui.
All'inizio, la mancanza di Korialstrasz modific profondamente l'umore
del gruppo. Il trio prese a muoversi con maggiore cautela, controllando
ogni ombra e ogni angolo. Malfurion not diversi punti di riferimento, e
ci voleva dire che erano ormai giunti vicini alla loro meta. Brox, che ora
era alla guida, scrut ogni roccia che incontravano in modo da capire se
celasse o meno la presenza di un nemico.
Il giorno lasci spazio alla notte e, sebbene ormai Malfurion fosse in
grado di vedere meglio, si fermarono per riposare. Il druido era certo che
fossero ormai vicini al rifugio del drago, e la cosa rese il riposo piuttosto
difficile perfino per Brox.
Non appena l'orco si sistem per fare la guardia, Krasus lo ammon.
Questa volta rispetteremo i turni. Dobbiamo essere tutti al massimo delle
forze.
L'orco brizzolato assent con riluttanza e si accovacci. Il suo udito ben
sviluppato presto registr il respiro regolare dei suoi compagni, segno che
il sonno li aveva ormai catturati. Avvert anche altri rumori, sebbene fosse-
ro pochi a paragone di molti posti che aveva visitato durante la sua diffici-
le vita. Quella era davvero una terra deserta. Il vento ululava e di tanto in
tanto particelle di roccia si sgretolavano e cadevano dal versante di una
montagna, ma, oltre a ci, non v'era quasi nessun rumore.
Immerso in quel senso di immobilit, Brox cominci a rivivere nella
mente gli ultimi giorni della prima guerra contro i demoni. Rivide i suoi
compagni che parlavano allegramente della carneficina che avrebbero cau-
sato, e del nemico che sarebbe perito sotto il peso delle loro asce. Molti di
loro si attendevano di morire, ma che grande morte sarebbe stata...
Nessuno si aspettava gli eventi che sarebbero seguiti.
Per molto tempo dopo quanto accaduto, Brox aveva creduto di essere
perseguitato dai suoi compagni morti. Adesso, tuttavia, il guerriero anzia-
no era consapevole del fatto che non lo stessero condannando, ma che
piuttosto fossero dalla sua parte, a guidare il suo braccio. Vivevano in lui,
e ogni nemico morto era un nuovo modo per onorare il loro ricordo. Un
giorno, sarebbe stato lui a perire, ma fino a che quel momento non fosse
giunto, sarebbe stato il loro eroe.
Quella consapevolezza lo rese orgoglioso.
Avvezzo da tempo a compiti come quello a cui si stava dedicando in
quel momento, Brox cap esattamente quanto tempo fosse passato. Met
della sua clessidra era gi consumata. Medit se lasciar dormire gli altri,
ma ricord l'avvertimento di Krasus. Per quanta esperienza potesse avere,
era un cucciolo a confronto con il mago. Questa volta avrebbe obbedito al-
le sue parole.
Poi, un suono diverso da quello del vento cattur la sua attenzione. Vi si
concentr, e la sua espressione si fece pi dura non appena riconobbe di
che si trattava. Voci stridule, intente a chiacchierare. Erano molto distanti,
e soltanto un casuale cambiamento di vento gli permise di ascoltarle. L'or-
co si raddrizz rapidamente e cerc di capire che genere di creature i par-
lanti fossero.
Infine, Brox vide un piccolo passaggio laterale a circa cento passi verso
nord. Le voci dovevano provenire da qualche punto nell'interno. In silen-
zio, come un abile cacciatore, lasci la sua postazione per fare una ricogni-
zione. Non c'era ancora necessit di svegliare i suoi compagni. In quel po-
sto inquietante, era pur sempre possibile che quel che aveva udito fosse
soltanto l'effetto del vento che soffiava fra le montagne secolari.
Non appena si avvicin al passaggio, il chiacchiericcio cess. L'orco si
ferm immediatamente, e si mise in attesa. Dopo un po', le voci ripresero.
Brox ebbe infine una vaga idea di quel che aveva appena udito e la cosa lo
rese pi guardingo nel proseguire.
Con udito sopraffino, l'orco cerc di contare il numero dei parlanti. Tre,
quattro al massimo. Pi di questo, non era in grado di dire.
Altri suoni lo aggredirono. Rumori di scavi. Non c'erano earthen laggi.
Brox strisci lentamente verso il punto in cui il gruppo sconosciuto do-
veva nascondersi. Era chiaro che, di chiunque si trattasse, non si aspetta-
vano che vi fossero altre creature nella regione, e ci gli dava un netto van-
taggio.
Una piccola luce illuminava la zona che gli era di fronte. L'orco scrut
attentamente all'altezza del declivio... e vide i goblin.
Paragonati a un orco, erano piccole creature ossute dalle teste enormi. A
parte i denti aguzzi e le piccole unghie appuntite, in loro v'era ben poco di
minaccioso. Tuttavia, Brox cap che sarebbero potuti diventare pericolosi,
specialmente se in gruppo. Erano creature rapide e astute e il loro fisico in-
stancabile era capace di sfrecciare via da un avversario pi grande con fa-
cilit. Non ci si poteva fidare del fatto che un goblin non facesse del male,
a meno che il goblin in questione non fosse morto.
Malfurion aveva parlato di goblin, mucchi di goblin, intenti a lavorare a
qualcosa richiesto dal drago nero. A quanto pareva erano stati anche parte
integrante nella creazione dell'Anima dei Demoni. Brox poteva solo dedur-
re che i goblin che aveva di fronte facessero parte di quel gruppo, ma se
cos era, cosa ci facevano l?
Di pi, di pi! mormor uno. Non  abbastanza per creare un'altra
lamina!
Il giacimento  otturato! sbott un suo compagno, quasi identico al
primo. Poi disse a un terzo: Dobbiamo trovarne un altro, un altro!.
Il rumore di scavi proveniva da un piccolo tunnel nella montagna pi vi-
cina. Si trattava di una miniera creata dai goblin. Mentre Brox li osservava,
una quarta creatura si un alle altre. In una mano, teneva una lampada a o-
lio coperta e trascinava sulle spalle una sacca grande quasi quanto il suo
corpo. I Goblin erano piccoli ma estremamente forti per le loro dimensio-
ni.
Diversamente dagli altri, il nuovo arrivato sembrava di buon umore. Ho
trovato un altro giacimento! C' dell'altro ferro!
Gli altri si rallegrarono. Bene! disse il primo. Non abbiamo tempo
per metterci a cercare. Lasciamo che se ne occupino gli altri!
La prima reazione di Brox fu quella di partire alla carica, ma sapeva che
non era quello che Krasus voleva. Si mise a fissare i goblin. Sembrava che
avrebbero avuto parecchio da fare per un po'. Sarebbe tornato dal mago per
riferirgli quel che aveva scoperto. Krasus avrebbe di certo saputo quale sa-
rebbe stata la cosa migliore da fare, se catturare i goblin o evitarli del tutto.
Un colpo violento lo fer alla base del cranio e lo costrinse in ginocchio.
Qualcosa atterr sulla sua schiena e gli serr il collo. Ancora una volta,
Brox venne colpito dietro la testa.
Intruso! Aiuto! C' un intruso!
Nonostante la fitta di dolore, riusc a udire la voce stridula. Un altro go-
blin gli si par davanti. Il pugno di un goblin non era poi cos grande, e
Brox dedusse di esser stato colpito con un martello o una roccia.
Tent di alzarsi, ma il goblin continu a colpirlo. Il sangue prese a scor-
rergli lungo la testa fino all'altezza delle labbra. Il sapore della sua stessa
linfa vitale lo spinse a reagire. Ancora inginocchiato, ruot su se stesso.
Ci fu uno strepito, poi l'orco atterr su qualcosa che si contorceva. Il
martellare finalmente cess. Brox continu a rotolare e sent il goblin per-
dere quel poco di presa che aveva ancora.
Non appena si rimise in piedi, Brox ud le voci di altri goblin avvicinar-
si. Quella che gli sembr un'altra roccia lo colp duramente sulla spalla.
L'orco sent estrarre una lama e cap che i goblin possedevano dei coltelli.
Accecato, allung una mano verso l'ascia, ma non riusc a trovarla. Pri-
ma di riuscire a riacquistare la vista, una figura urlante gli balz al petto, e
quasi lo gett all'indietro. Il goblin lo tenne stretto con braccia e gambe
mentre cercava di conficcargli la lama in un occhio.
Mentre Brox cercava di tenere il coltello lontano, un secondo avversario
atterr sulla sua spalla. L'orco emise un grugnito nel sentire la lama avvi-
cinarsi al suo orecchio. Riusc ad alzarsi e allontan la creatura dalla spalla
scagliandola il pi lontano possibile. Non appena l'urlo della creatura sva-
n, l'orco cerc nuovamente di allontanare l'altro nemico dal proprio petto.
Ci era quasi riuscito quando qualcuno lo afferr per le gambe. Brox sol-
lev un piede e lo poggi con violenza. Con immensa soddisfazione, l'orco
sent un osso frantumarsi. Sfortunatamente, quando cerc di ripetere l'ope-
razione con l'altra gamba, il goblin che era l cambi posizione mantenen-
do salda la presa.
Quello che era sul suo petto riusc ad affondare il coltello nella spalla di
Brox. La creatura nemica sogghign nel sollevare l'arma.
L'orco si infuri e fece roteare il suo pugno tozzo e assest un colpo sec-
co sulla tempia del goblin. Quello smise di sogghignare e cominci invece
a gorgogliare prima di inciampare a terra.
Ma, ancora una volta, Brox non ebbe alcuna tregua. Un nuovo avversa-
rio lo aggred allo stomaco, togliendogli il respiro. Brox cadde all'indietro.
L'unico beneficio di quella disfatta fu segnalato dal gridolino emesso dal
goblin che era fermo sulla sua gamba. Per met schiacciata dal peso del-
l'arto dell'orco, la creatura moll la presa.
Un altro goblin balz addosso a Brox e lo colp con una roccia. Non era
certo quella la morte valorosa in battaglia che Brox aveva prospettato per
s. Non ricordava nessun orco menzionato dalle saghe epiche che fosse
stato sconfitto da un goblin.
Poi la coppia che si trovava all'altezza del suo petto grid non appena
una luce rossa li scagli lontano. Il primo goblin si scontr con un altro e
finirono imbrigliati a terra in un groviglio di gambe, mentre il secondo
sbatt duramente contro le rocce.
Fa' in modo di bloccarli tutti quanti! url Krasus.
Brox scosse la testa e riusc a concentrarsi appena in tempo per vedere i
due goblin intrecciati affondare improvvisamente su quello che fino a quel
momento era stato un terreno solido. Le loro grida cessarono non appena
le teste svanirono sotto terra.
Un'altra delle creature, pi furba e arrogante delle altre, lanci una pietra
contro la tempia del mago. Pur certo che era troppo tardi, Brox apr la boc-
ca per avvertire il mago e vide la pietra non soltanto colpire l'esile figura
ma anche rimbalzare con una tale velocit che, quando colp il goblin, gli
frantum il cranio.
I peli sulla schiena dell'orco si drizzarono. Reag distinto e si avvent sul
goblin. La creatura che era sul punto di pugnalarlo alla schiena croll a ter-
ra.
Krasus rimase immobile, con gli occhi serrati. Brox cerc con cautela di
rimettersi in piedi senza fare alcun rumore che potesse disturbare l'incanta-
tore.
Nessuno  fuggito... mormor Krasus dopo un po'. Riapr gli occhi ed
esamin la carneficina. Li abbiamo presi tutti.
Brox individu l'ascia e chin il capo in segno di rimpianto. Perdona-
temi, Venerabile. Mi sono comportato da novellino.
 finita, Brox... e potresti anche averci fornito una scorciatoia per giun-
gere a destinazione. Con una mano luminosa, Krasus tocc il guerriero
sulla spalla e san le sue ferite senza sforzo apparente.
Rassicurato dal fatto di non essersi reso completamente ridicolo, Brox
osserv il mago con curiosit. Anche Malfurion si mise a scrutare Krasus,
ma con maggiore comprensione.
Loro sanno qual  il modo migliore per raggiungere il rifugio del drago
nero spieg Krasus mentre la sua mano prendeva nuovamente a illumi-
narsi. Possono mostrarci la strada.
Brox si guard attorno. I goblin che vide avevano tutti l'aria di essere
morti. Poi per not che quello che aveva sbattuto contro le rocce si stava
risollevando in modo goffo. Al principio, l'esausto orco si chiese in che
modo la creatura fosse sopravvissuta a un simile impatto, ma poi si rese
conto che non era sopravvissuta affatto.
Siamo servitori della Vita Krasus sussurr con evidente disgusto il
che significa che conosciamo ugualmente bene la Morte.
Per Madre Luna... esclam Malfurion spalancando la bocca.
Brox mormor una preghiera agli spiriti e segu con lo sguardo il cada-
vere rianimato. Gli ricordava troppo il Flagello. Senza rendersene conto,
tenne l'ascia stretta a s nel caso il goblin dovesse attaccarli.
State tranquilli, cari amici. Ho ridestato unicamente i suoi ricordi rela-
tivi al sentiero da percorrere. Lo attraverser, e poi tutto sar finito. Non
sono un Nathrezim, e non mi diletto nel manovrare i cadaveri in base ai
miei voleri. Indic in direzione del goblin che, dopo aver voltato a casac-
cio, prese a zoppicare verso nord. Venite con me, adesso! Lasciamo per-
dere questa orribile faccenda e apprestiamoci a entrare nel luogo sacro del
drago oscuro...
Krasus si incammin con tranquillit dietro la macabra marionetta. Dopo
un po', Malfurion lo segu. Brox esit, poi, ripensando al male con cui tutti
loro erano costretti a dover fare i conti, assent e si un a loro.
Capitolo serre
Archimonde osserv i suoi guerrieri costretti a indietreggiare su tutti i
fronti. Li osserv morire a decine sotto le lame dei difensori o sventrati
dalle loro cavalcature feline. Not il numero crescente di vittime che peri-
vano sotto la forza bruta delle altre creature che si erano alleate con la spe-
dizione.
Archimonde osserv ogni cosa... e sorrise. I nemici erano privi del mago
umano, del druido e del mago pi anziano... perfino del combattente irsuto
e dalla pelle verde la cui furia primordiale il demone ammirava.
 giunta l'ora... sibil fra s.
Jarod continu a cercare di svegliare Rhonin, ma il mago non reagiva.
L'unica risposta finora data dall'umano era quella di aprire gli occhi, ma
non riusciva a vedere nulla, non rivolse nemmeno un cenno a Jarod.
Ma il capitano continu a provare. Maestro Rhonin! Dovete reagire!
C' qualcosa che non quadra. Ne sono certo! Il capitano spruzz dell'ac-
qua sul volto dell'incantatore dai capelli rossi. Scese gi a rivoli senza sor-
tire alcun effetto. Il capo dei demoni ha in mente qualcosa!
Poi, un rumore particolare cattur la sua attenzione. Gli fece tornare in
mente il periodo in cui era solito osservare stormi di uccelli atterrare sugli
alberi. Il battito forte di tante ali risuon nelle sue orecchie.
Jarod sollev lo sguardo.
Il cielo era invaso dalle Guardie dell'Abisso.
Per Madre Luna...
Ciascun demone alato trasportava un peso fra le braccia, un grosso reci-
piente da cui usciva del fumo. I recipienti erano ben pi ampi e pesanti di
quanto gli elfi non sarebbero stati capaci di trasportare e perfino le Guardie
dell'Abisso sembravano avere difficolt nel reggerli, ma vi riuscirono co-
munque.
Jarod Shadowsong esamin lo sciame di demoni, e osserv il modo in
cui volavano tenacemente verso le linee dei difensori... fino a giungere ol-
tre. In basso, era improbabile che avessero notato in molti la loro presenza,
poich la battaglia in corso era particolarmente cruenta. Perfino Lord Sta-
reye probabilmente non vedeva altro che i demoni periti di fronte al suo
sguardo.
Doveva avvertire il nobile. Per Jarod questa era l'unico gesto sensato da
compiere. Non c'era nessuno altro a cui dirlo. Krasus ormai era partito.
Il capitano afferr il corpo di Rhonin e lo trascin su un'ampia roccia. Lo
posizion sul versante opposto della pietra, lontano dalla vista del campo
di battaglia. Con un po' di fortuna, nessuno si sarebbe accorto della figura
nascosta l dietro.
Vi prego... perdonatemi chiese il soldato alla figura immobile.
Poi balz sulla cavalcatura e si diresse verso il punto in cui aveva visto
per l'ultima volta lo stendardo del nobile. Ma non appena abbandon l'area
dove aveva nascosto Rhonin, vide la maggior parte delle Guardie dell'A-
bisso avvicinarsi improvvisamente agli elfi. Il capitano guard uno dei
demoni in prima fila rovesciare il recipiente.
Un liquido rosso bollente si rivers sugli ignari soldati.
Le urla che seguirono furono atroci. La maggior parte di coloro che fu-
rono colpiti dalla pioggia mortale cadde a terra contorcendosi. Quasi una
dozzina di elfi rimasero bruciati e menomati da quell'unico recipiente, e al-
cuni di essi perirono.
Poi anche gli altri demoni presero a rovesciare i contenitori verso il bas-
so.
No... grid Jarod quasi senza fiato. No!
Un diluvio mortale si rivers sui difensori.
File e file di soldati precipitarono nel caos pi totale nel tentativo di pro-
teggersi da quell'orrore. Avevano affrontato lame e bastoni, pericoli che
potevano essere combattuti con le armi, ma contro quell'orrore ribollente
scatenato dalle Guardie dell'Abisso non si poteva far nulla.
Jarod sent le grida risuonargli nelle orecchie e incit la pantera a correre
il pi veloce possibile. Avvist lo stendardo di Stareye, poi, dopo alcuni
momenti di tensione, individu anche il nobile.
Quel che Jarod vide non fu certo incoraggiante. L'esile elfo della notte
sedeva in sella alla sua cavalcatura con espressione attonita. Desdel Stare-
ye sedeva come se fosse morto. Osservava la disfatta del suo maestoso pi-
ano, incapace di porvi rimedio. Attorno a lui, i suoi inservienti e le sue
guardie fissavano con aria disperata il loro comandante. Jarod non lesse al-
cuna speranza nei loro volti.
Il capitano riusc a far avvicinare la sua pantera della notte e si spinse ol-
tre le guardie e un nobile tremante per poter parlare con Stareye. Mio si-
gnore! Mio signore! Fate qualcosa! Dobbiamo sconfiggere i demoni!
 troppo tardi,  troppo tardi! balbett Stareye senza guardarlo. Sia-
mo spacciati!  la fine di tutto!
Mio signore... Una sorta di sesto senso fece voltare Jarod con lo
sguardo al cielo.
Un paio di demoni aleggiavano sopra di lui, con i recipienti ancora pieni.
Jarod afferr il nobile per il braccio e grid: Lord Stareye! Venite! Pre-
sto!.
L'espressione sul volto dell'altro elfo si rabbui e scost il braccio in se-
gno di disprezzo. Lasciatemi! Avete dimenticato le buone maniere, capi-
tano!
Jarod fiss Stareye in maniera incredula. Mio signore...
Andate via prima che vi faccia mettere in prigione!
Jarod comprese che non avrebbe potuto far nulla per convincere il nobile
e dunque afferr le redini della pantera incitandola ad andar via.
Quel gesto lo salv.
Il torrente che si rovesci su Stareye e sugli altri bruciava la pelle e fon-
deva il metallo delle armature. In preda all'agonia della morte, la cavalca-
tura di Stareye disarcion il corpo ancora sfrigolante del nobile. Costui at-
terr su un cumulo mostruoso di vittime e le sue fattezze arroganti erano
ormai ridotte a una maschera sfigurata difficilmente riconoscibile. I suoi
compagni e le guardie non se la cavarono molto meglio, coloro che non e-
rano periti in quel modo orrendo giacevano a terra tremanti con i corpi de-
vastati e grida talmente atroci da strappare l'anima.
E Jarod non poteva far nulla per aiutarli.
Le Guardie dell'Abisso intanto continuavano a volare indisturbate. Di
tanto in tanto un arciere scoccava le sue frecce infuocate abbattendone al-
cune, mentre altre perivano per gli attacchi delle Guardie della Luna, ma
non v'era uno sforzo comune negli attacchi sferrati dai difensori. Jarod tro-
v quella mancanza di organizzazione sconvolgente, poi ricord che Sta-
reye aveva sostituito tutti gli ufficiali dei suoi predecessori con i propri a-
dulatori.
Cosa ancor pi incomprensibile, c'erano perfino alcuni membri delle
forze elfiche non ancora impiegati in battaglia. Se ne stavano in disparte
con aria preoccupata, in attesa di ordini che non sarebbero mai giunti. Ja-
rod si rese conto che non sapevano ancora che Lord Stareye era morto e
probabilmente credevano che il nobile li avrebbe fatti convocare in qualsi-
asi momento.
Jarod si affrett a dirigersi verso uno dei contingenti. L'ufficiale in carica
lo salut.
Di quanti archi disponete? chiese il capitano.
Sessanta, capitano!
Non erano certo sufficienti, ma almeno era qualcosa. Preparatene un
primo turno! Li voglio puntati contro le Guardie dell'Abisso, all'istante!
Tutti gli altri creino un muro difensivo per gli arcieri in posizione di attac-
co!
L'altro elfo diede l'ordine. Jarod si guard attorno per poter utilizzare
qualcos'altro. Invece, un altro cavalleggero giunse in tutta fretta verso di
lui. Il nuovo venuto lo salut in un modo che attestava chiaramente che Ja-
rod fosse la prima creatura somigliante a un ufficiale che avesse incontra-
to.
I cunei sono stati neutralizzati, e le linee resistono a malapena! Il sol-
dato indic alle sue spalle un punto collocato verso il centro. Lord De-
l'theon  morto e non abbiamo che un sottufficiale al comando!  stato lui
a inviarmi qui per cercare qualcuno in grado di darci rinforzi!
Ormai, le truppe a cui Jarod aveva dato il suo ordine si erano gi orga-
nizzate. Anche mentre rifletteva su come agire per risolvere quel nuovo
problema, vide quasi una dozzina di Guardie dell'Abisso cadere dal cielo.
La cosa infuse in lui almeno un po' di speranza.
Infine sugger al nuovo arrivato: Vai a parlare con i tauren! D loro che
il Capitano Shadowsong chiede al popolo di Huln che alcuni dei suoi guer-
rieri vengano con te per rafforzare le linee elfiche!. Poi Jarod si ricord di
un altro particolare. Chiedi loro che ti concedano i migliori arcieri che
hanno a disposizione.
Non appena ebbe finito, l'altro elfo, con espressione leggermente meno
afflitta che in precedenza, and via al galoppo per eseguire gli ordini. Ja-
rod ebbe tempo a sufficienza per riorganizzare i pensieri prima che arrivas-
sero altri due soldati. Il capitano non pot fare altro che dedurre che l'aves-
sero visto organizzare la resistenza e che qualcuno avesse creduto stupi-
damente che parlasse in nome del defunto Stareye.
Ma nonostante avesse una maggiore consapevolezza della realt rispetto
agli altri, Jarod non poteva certo rifiutare di accoglierli. Ascolt le loro ri-
chieste e si sforz per trovare una soluzione, seppur temporanea.
Con sua grande sorpresa, una delle Guardie della Luna arriv poco dopo.
Sebbene dovesse chiaramente trattarsi di uno degli incantatori pi anziani,
la figura avvolta dal mantello sembrava sollevata nel poter parlare con il
Capitano Shadowsong.
Gli arcieri stanno rallentando i danni che i nemici alati hanno causato
finora! Possiamo riorganizzarci, sebbene tre dei nostri siano morti e altri
due siano ormai fuori gioco! Stiamo cercando di affrontare sia le creature
volanti sia gli stregoni lontani, ma per riuscire nel nostro intento avremo
bisogno di maggiori rinforzi!
Jarod cerc di non deglutire. Cerc di volgere lo sguardo in direzione
delle file di sinistra, nella speranza che l'incantatore non notasse la sua in-
sicurezza. Vide diversi ranghi di soldati accalcarsi nel tentativo di raggiun-
gere i demoni che avanzavano. L'ammasso di corpi che erano di fronte a
loro impediva a coloro che si trovavano nelle retrovie di essere di una
qualche utilit e, in effetti, spesso finivano per spingere chi era davanti
contro le lame del nemico.
Jarod prese da parte un soldato dal muro protettivo. Tu! Vai con lui e
raduna un gruppo di soldati dai ranghi! D agli altri di mantenersi un passo
indietro e sostenete le prime file con il vostro scudo protettivo come ri-
chiesto!
Giunsero altre richieste in continuazione. Nessuno permise a Jarod di
prender fiato. Ci fu un momento in cui anche gli earthen e gli altri alleati
cominciarono a chiedere la sua assistenza. Jarod, che non era ancora riusci-
to a trovare qualcuno che rivestisse una carica superiore alla propria, rispo-
se a tutte le richieste e sper di non aver spedito delle vite innocenti al
massacro.
Il capitano si aspettava di vedere da un momento all'altro l'orda sovrasta-
re il suo popolo, ma in qualche modo le linee elfiche riuscirono a resistere.
Gli sforzi congiunti delle Guardie della Luna e degli arcieri infine ebbero
la meglio sui demoni alati, che indietreggiarono, molti dei quali ancora con
i recipienti pieni. Il numero di feriti riportato dalla spedizione era alto, ma
non appena la situazione si fosse ristabilita un po', Jarod sperava che i suoi
ordini avrebbero impedito agli elfi di riportare un numero ancora maggiore
di vittime.
Quando finalmente ebbe l'opportunit di ritornare da Rhonin, lo fece con
una dozzina di assistenti ad accompagnarlo. Non aveva chiesto la loro as-
sistenza. Diversi ufficiali avevano insistito per rimanere con lui nel caso
avesse bisogno di avvertirli per qualunque necessit. L'ormai ex ufficiale
del corpo di guardia si sentiva a disagio per la loro presenza, poich si
comportavano come se lui avesse lo stesso grado di Lord Ravencrest o
Lord Stareye. Jarod Shadowsong non era di alto lignaggio e certamente
non era un comandante. Se la spedizione era riuscita a riprendersi da un di-
sastro pressoch totale, ci era dovuto in gran parte ai soldati stessi.
Con suo grande sollievo, scopr che il mago era ancora vivo e indenne.
Sfortunatamente, non sembrava essere in grado di vedere o sentire nulla
nonostante sembrasse sveglio.
Jarod cerc di ridestarlo ancora una volta con dell'acqua, ma senza esito.
Con aria frustrata, si rivolse a uno dei soldati e disse: Cerca una delle
Guardie della Luna! Svelto!.
Tuttavia, il soldato non torn con uno degli incantatori ma piuttosto con
un paio di figure con indosso l'armatura delle Sorelle di Elune. Cosa ben
peggiore, la sacerdotessa di rango superiore altri non era che Maiev.
Quando mi hanno riferito che l'ufficiale in carica aveva bisogno di un
incantatore, non mi sarei mai aspettata di venire a parlare con te, fratelli-
no!
Il Capitano Shadowsong non aveva tempo per contrastare il tono arro-
gante della sorella. Risparmiami le tue invettive, Maiev! Il mago  stato
bloccato da un incantesimo che credo sia stato creato da un demone! Elune
 in grado di liberarlo?
Maiev lo guard per un attimo con curiosit, poi si inginocchi accanto
a Rhonin. Non ho mai avuto a che fare con una creatura della sua razza,
ma immagino che sia abbastanza simile a noi per permettere a Elune di
concedermi la possibilit di guarirlo. Jia, tu mi farai da assistente. Faremo
il possibile.
La seconda sacerdotessa si avvicin a Rhonin sull'altro lato. Sollevarono
entrambe le mani all'altezza del petto del mago e rivolsero i palmi verso
l'alto, premendo i polpastrelli fra loro. Nell'istante in cui le due sacerdotes-
se si toccarono un leggero riverbero argenteo apparve fra le loro mani. Si
diffuse rapidamente lungo le loro braccia e poi su tutto il corpo.
Maiev e la sua compagna cominciarono a cantare. Le loro parole non
avevano alcun significato per Jarod, ma sapeva che le Sorelle di Elune a-
vevano un loro linguaggio speciale che utilizzavano per comunicare con la
divinit lunare.
Il riverbero che circondava le due adepte si rivers sul mago. Il suo cor-
po si mosse a scatti, poi si fece pi rilassato.
Un altro soldato si un al gruppo: Dove si trova il comandante?.
Diversi messaggeri apparsi in precedenza si erano rivolti a Jarod con
quel titolo nonostante lui ribadisse costantemente che non dovessero farlo.
Adirato da quell'interruzione in un momento cos delicato, si volt e disse
con tono secco: Tieni la bocca chiusa e attendi finch non sar io a dirti
quando  giunto il momento di parlare....
La figura in sella alla cavalcatura spalanc gli occhi. Il capitano si avvi-
de solo in quel momento dei gradi dorati e argentei appuntati sulle spalle
del soldato, e dell'emblema raffigurato sulla sua armatura.
Aveva insultato un nobile.
Ma invece di offendersi, il soldato assent con il capo in segno di scusa e
si acquiet. Nel tentativo di celare il proprio sgomento, Jarod si affrett a
voltargli la schiena per osservare nuovamente l'operato della sorella.
Maiev prese a sudare. La seconda sacerdotessa trem. Il corpo di Rhonin
sussult e la sua carnagione gi di per s pallida si fece bianca come la lu-
na.
Poi il mago scatt in posizione seduta. La sua bocca si spalanc in un ur-
lo silenzioso e, per la prima volta da quando era stato colpito, Rhonin sbat-
t le palpebre.
Si lasci sfuggire un gemito. Sarebbe crollato nuovamente contro la roc-
cia, e probabilmente si sarebbe fatto male alla testa, ma il capitano reag e
riusc a porre la propria mano fra la pietra e il cranio del mago.
L'umano chiuse gli occhi ed emise un sospiro. Il suo respiro si fece rego-
lare.
...?
 libero dal gioco del demone, fratello rispose Maiev con voce un po'
debole. Potr riposarsi tutto il tempo necessario. Poi si rialz.  stata
un'impresa ardua, ma Elune  stata generosa.
Ti ringrazio.
Ancora una volta, la sorella lo osserv con curiosit. Fra tutti, tu davve-
ro non hai bisogno di donare alcun ringraziamento. Jia, vieni pure. Molti
hanno bisogno del nostro aiuto.
Jarod segu con lo sguardo la sorella, poi si rivolse nuovamente al nobi-
le. Perdonatemi, mio signore, io...
Il soldato lo interruppe. I miei problemi possono aspettare. Non mi ero
accorto che avevate chiesto aiuto per l'incantatore straniero. Io sono Lord
Blackforest. Vi conosco, non  vero?
Sono Jarod Shadowsong, mio signore.
Bene, Comandante Shadowsong, per conto mio, sono contento che voi
non siate perito insieme a Lord Stareye e gli altri. Mi sono giunte voci sul
vostro tentativo di trarlo in salvo perfino nel momento pi estremo.
Mio signore...
Blackforest ignor l'interruzione. Sto cercando di radunare un po' degli
altri nobili. La strategia di Lord Stareye era chiaramente inefficace, che
Madre Luna possa perdonare la mia mancanza di riguardo verso coloro che
sono morti. Speriamo di poter escogitare qualcosa di meglio, ammesso che
sopravviveremo. Voi vorrete partecipare, naturalmente. Per coordinare le
nostre azioni, immagino.
Questa volta, Jarod non riusc a parlare. Assent, pi per una questione
di riflessi che per altro. Il nobile evidentemente interpret la cosa come un
tacito accordo e assent a sua volta con gratitudine.
Con il vostro permesso, allora, far in modo di organizzare tutto nella
mia tenda e far radunare gli altri. Blackforest assent ancora una volta,
ruot la cavalcatura e si riavvi.
Sembra... sembra che... tu sia diventato importante disse una voce
stridula.
Jarod abbass lo sguardo e vide che Rhonin si era svegliato. Il mago a-
veva ancora l'aria pallida, ma non come prima. Il capitano si affrett a chi-
narsi e gli don dell'acqua dalla sua sacca. Rhonin bevve con avidit.
Temo che l'incantesimo abbia arrecato danno alla vostra mente. Come
vi sentite, Maestro Rhonin?
Mi sento come se un intero reggimento di Infernali si stesse accanendo
sul mio cranio dall'interno... ed  gi un miglioramento. L'umano si sedet-
te con la schiena dritta. Immagino vi siano stati dei problemi dopo che mi
hanno colpito.
Il capitano gli raccont tutto, cercando di essere il pi breve possibile e
minimizzando il proprio contributo. Nonostante ci, comunque, il mago lo
guard con palese ammirazione.
Sembra proprio che Krasus avesse ragione su di te. Questa volta hai
fatto ben pi che risolvere la situazione. Probabilmente hai salvato il mon-
do, almeno per il momento.
L'elfo imbrun nelle gote e scosse con veemenza la testa. Non sono un
capo, Maestro Rhonin! Non ho fatto altro che cercare di sopravvivere.
Be',  stato gentile da parte tua aiutare tutti noi a sopravvivere insieme
a te. Dunque, Stareye  morto. Sono dispiaciuto per lui, ma non cos tanto
per la spedizione. Sono lieto di vedere che alcuni nobili hanno ritrovato il
buon senso. Forse abbiamo ancora delle speranze.
Non creder davvero che potr incontrarmi con loro? Jarod ebbe una
visione di Blackforest e degli altri tutt'attorno, con gli occhi fissi su di lui.
Non sono altro che un ufficiale della Guardia di Suramar!
Non pi... Il mago cerc di alzarsi, e infine fece cenno all'elfo di aiu-
tarlo. Non appena si risollev, Rhonin incontr lo sguardo di Jarod. Gli
occhi cos insoliti dell'umano lo catturarono completamente. Non pi.
Korialstrasz non aveva ancora la pazienza del suo io pi anziano, Kra-
sus, e dunque prese a innervosirsi. Il drago rosso sapeva bene che sarebbe
passato del tempo prima che il gruppo facesse ritorno, ammesso che tor-
nasse, e sebbene cercasse di acquietarsi nell'attesa, non vi riusc. Troppe
cose affollavano i suoi pensieri. Alexstrasza, la Legione Infuocata, le con-
seguenze della presenza di Krasus nel passato e altro ancora. Ricordava
anche fin troppo bene la punizione ricevuta da Neltharion. In quel momen-
to il suo io pi anziano si stava avvicinando al rifugio della belva e c'era
molto da preoccuparsi sul fatto che Krasus potesse cader preda dell'Anima
dei Demoni.
In preda alla frustrazione, il gigante rosso prese a graffiare il versante
della montagna con un artiglio. Dei frammenti massicci di roccia e terra,
non pi grandi di ciottoli in confronto al drago, crollarono nella vallata sot-
tostante. Ma quel passatempo lo tenne occupato soltanto per un'ora. Pi a-
gitato che mai, prese a scrutare il cielo nero e si chiese se per caso sarebbe
stato opportuno spiccare il volo per qualche minuto.
Un ruggito profondo riecheggi fra le montagne.
Accantonata ogni frustrazione, Korialstrasz si mise all'erta, scivol via
dalla sua posizione e si sistem lateralmente alla cima montuosa. Scrut
verso l'alto alla ricerca della fonte di quel suono.
Una forma scura lentamente apparve sopra di lui. Un piccolo drago nero.
Il ritmo a cui volava lo contraddistinse come una sentinella.
Korialstrasz sibil con calma. Se l'altro si fosse semplicemente limitato a
volare da qualche parte, ci non avrebbe costituito alcuna fonte di preoc-
cupazione. Tuttavia, il fatto che quel drago nero si aggirasse su quella zona
in particolare metteva a repentaglio i piani del gruppo.
Tuttavia, Korialstrasz era indeciso se fosse meglio rimanere nascosto o
se partire alla ricerca della sentinella. Se gli altri non erano stati avvistati,
allora attaccare il drago nero sarebbe stato un errore. La sentinella avrebbe
potuto sfuggire e avvertire il suo padrone. Ma, d'altra parte, se lasciato so-
lo, l'altro drago avrebbe potuto comunque scoprire Krasus e gli altri duran-
te il suo viaggio di ritorno.
Korialstrasz si aggrapp forte al versante della montagna nel tentativo di
trovare rapidamente una soluzione. Se la sentinella nera fosse giunta trop-
po lontano, avrebbe corso il rischio di non raggiungerla pi.
La facciata rocciosa cedette sotto il peso dei suoi artigli.
Preso alla sprovvista, Korialstrasz ruzzol dalla montagna mentre l'inte-
ra facciata crollava. Istintivamente, il drago dispieg le ali e si raddrizz, e
fu colpito unicamente dall'imponente valanga da lui scatenata. Scosse la
testa, per schiarire i pensieri intricati.
Il rombo nelle sue orecchie fu l'unico avvertimento, prima che il drago
nero lo colpisse alle spalle.
Sebbene fosse leggermente pi piccolo di lui, l'avversario lo colp con
violenza. Korialstrasz precipit verso il terreno frastagliato a una velocit
spaventosa. La sua ala sinistra si graffi dolorosamente contro le rocce.
Riusc ad estendere una zampa anteriore verso una cima montuosa e vi
conficc gli artigli in profondit. La velocit dei suoi movimenti rimosse
una gran quantit di roccia dall'altra montagna, ma rallent la sua discesa
abbastanza da dargli tempo per pensare. Si spost da un lato, e la cosa spa-
vent il nemico facendogli perdere il controllo.
Mentre l'altro drago ruzzolava all'indietro, Korialstrasz si raddrizz.
Cerc di risalire in aria, ma il suo avversario aveva ancora un paio di arti-
gli saldi sulla sua schiena. Il peso aggiuntivo rendeva lo sforzo terribile,
ma Korialstrasz non si arrese.
Sbatt le ali e rimase sospeso a mezz'aria. Utilizz la coda per spedire il
rivale contro la cima pi vicina.
Il drago nero sbatt duramente contro la roccia e caus una violenta fra-
na. Riusc a liberare gli artigli, ma non prima di aver strappato alcune sca-
glie dall'avversario. Korialstrasz rugg. Sent il sangue scivolargli lungo la
gamba.
Per un attimo, entrambi i colossi dimenticarono lo scontro per riprender-
si dalle ferite. Poi l'avversario fece per dare una stoccata al collo di Korial-
strasz, che per riusc appena in tempo a sollevare l'ala e a scagliare lonta-
no il nemico.
Il colpo ricevuto cancell ogni residuo di bellicosit rimasto nel servito-
re di Neltharion. Con un ultimo ruggito di sfida, il colosso nero vir allon-
tanandosi da Korialstrasz.
No! Ora che avevano iniziato a battersi, non avrebbe permesso all'al-
tro drago di fuggire. La sentinella avrebbe avvertito il suo padrone, che, a
sua volta, avrebbe intuito che qualcun altro oltre al drago rosso si celava
furtivamente nelle vicinanze.
Il drago nero era di dimensioni pi piccole, e dunque molto agile, ma
Korialstrasz era astuto e sinuoso. Mentre il suo avversario scivolava lungo
un passaggio, Korialstrasz prese un'altra strada. Aveva passato tempo a
sufficienza scrutando il paesaggio e sapeva dove conducevano le valli che
lo solcavano.
Korialstrasz prese a librarsi fra le montagne. Davanti a s, il lato sinistro
di una biforcazione offriva un'occasione allettante, ma sapeva che era quel-
la sul lato destro che lo avrebbe ricondotto dritto verso la preda.
In lontananza, ud il forte battito delle ali del nemico. Si fece pi preoc-
cupato. Avrebbe dovuto raggiungere l'altro proprio in quel punto, ma si re-
se conto che il drago nero stava guadagnando terreno.
Korialstrasz concentr tutta la forza che aveva e si avvicin al punto in-
teressato. Mancava solo un piccolo tratto da percorrere. Non riusciva a udi-
re il battito delle sue ali, ma era certo che fosse infine giunto alla meta.
Vir verso un'altra vallata...
Vi fu uno scontro d'ali. Entrambi i draghi ruggirono, pi per la sorpresa
che per la rabbia. Korialstrasz vortic due volte su se stesso e il drago nero
and a sbattere di traverso contro una piccola cima, facendone franare la
punta. Ma poi riacquist forza, si spinse avanti e recuper il fiato.
Korialstrasz scosse la testa e imprec contro la propria sfortuna. Avreb-
be catturato l'altro, a qualsiasi costo. Quello scontro aveva gi causato
troppe perdite...
La sua determinazione si fece pi intensa. Korialstrasz rugg ancora una
volta e continu l'inseguimento.
Ma nell'inseguire un obiettivo palese, il gigante rosso non si era avvedu-
to di alcune presenze pi in basso. Degli occhi osservarono i due enormi
draghi svanire in lontananza.
Un'esibizione aerea impressionante, non credete, Capitano Varo'then?
L'elfo sfregiato sbuff. Uno scontro abbastanza bello, anche se troppo
breve.
E immagino non abbastanza cruento per i vostri gusti.
Per me non lo  mai abbastanza rispose il servitore di Azshara. Ma
avete parlato pi che a sufficienza, Maestro Illidan. Forse questa era una
prova del fatto che ci troviamo finalmente nelle vicinanze?
Illidan si sistem con disinvoltura la benda sugli occhi ormai deturpati.
Per lui, lo scontro fra quei due colossi era stato molto pi interessante, poi-
ch si trattava di creature di origine magica e il cielo si era riempito di in-
credibili energie e colori brillanti. Il fratello di Malfurion aveva imparato
ad apprezzare la sua nuova vista, che era in grado di rivelargli un mondo
mai visto prima.
Credo che ormai ci sia ovvio, capitano, ma piuttosto non trovate inte-
ressante che oltre a un drago nero ci sia anche un drago rosso qui attorno?
L'avete detto voi stesso. Questo luogo  il rifugio in cui vive la bestia
nera.
L'incantatore scosse la testa. Ho detto che questo sarebbe stato il luogo
in cui avremmo individuato il rifugio dell'enorme colosso nero. Il drago
rosso doveva essere qui per un motivo ben preciso.
Il volto sfregiato di Varo'then si fece ancora pi brutto nel rendersi conto
di ci che l'altro intendeva. Gli altri draghi vogliono appropriarsi del di-
sco!  l'unica ragione plausibile.
S... Illidan incit la cavalcatura a proseguire e l'ufficiale fece lo stes-
so. Dietro di loro marciavano i guerrieri demoniaci. Ma verranno scoperti
facilmente. Avete visto anche voi come sono stati sconfitti. Riflett ulte-
riormente. Credo di aver riconosciuto quel drago rosso dai suoi tratti di-
stintivi.
Com' possibile? Quelle bestie sono tutte uguali!
Vi esprimete come un Eletto. Illidan si sfreg il mento nel riflettere.
No, io ritengo che si trattasse di un drago che ho gi incontrato... e se 
davvero cos, presto potremmo imbatterci in altre creature a noi familiari.
Capitolo otto
Malfurion osserv il goblin farsi strada fra le crepe sempre pi strette e,
sebbene comprendesse che Krasus fosse stato costretto a rianimare il cada-
vere, la cosa continuava comunque a procurargli un certo fastidio. Perfino
le parole di rassicurazione del mago sul fatto che si trattasse di un incante-
simo utilizzato raramente dalla sua specie non placarono del tutto l'elfo.
Tuttavia, non diede alcun segno esteriore delle proprie emozioni se non
tenersi il pi lontano possibile dalla creatura. Curiosamente, i movimenti
del goblin si fecero pi precisi a mano a mano che il tempo passava, quasi
fino al punto da far credere che fosse tornato in vita.
Con grande sorpresa del druido, fu Krasus che per primo espresse ci
che gli altri due pensavano da tanto.
Quanto manca ancora? mormor la pallida figura con il mantello.
Quest'abuso del principio della vita mi disgusta sempre di pi...
Quasi in risposta alle sue parole, il goblin all'improvviso s'incurv. Mal-
furion volse lo sguardo verso Krasus, credendo che forse il mago fosse
talmente nauseato da quel che aveva fatto da aver infine svincolato il ca-
davere dall'incantesimo. Tuttavia, l'espressione meditativa assunta dal suo
compagno rivelava che non era cos.
Osservate... mormor Krasus. Osservate...
Il goblin rianimato and a toccare una roccia posta vicino alla base della
montagna. Agli occhi di Malfurion, la pietra sembr essere capitata l per
caso, senza dubbio caduta un po' di tempo prima dalla cima.
Tuttavia, non appena la creatura volt leggermente verso destra, l'intera
fiancata della roccia trem, e pi della met della sua superficie svan.
Brox si lasci sfuggire un grugnito. Krasus assent.
Molto ingegnoso osserv il mago. Guardate, laddove prima v'era una
pietra, alla sua sinistra ora c' uno stretto passaggio ricavato dalla roccia
stessa.
Per diversi altri minuti continuarono a seguire la macabra figura, poi
all'improvviso Krasus fece fermare il goblin.
Ascoltate...
In un punto indistinto non molto lontano, udirono il pigolare delle voci
dei goblin e l'incessante rumore dei martelli.
Il druido si irrigid. Siamo arrivati.
Cos possiamo porre fine a questo scempio... Krasus fece un cenno
con la mano e il goblin si volt. La figura animata si trascin oltre una roc-
cia, e svan dalla loro vista. Un attimo dopo, il mago fece un gesto di rottu-
ra. Lo troveranno... ma soltanto dopo che saremo andati via da qui.
Krasus fece per proseguire, ma all'improvviso Malfurion lo afferr per il
braccio. Aspettate sussurr il druido. Non potete entrare l.
Le sue parole vennero accolte dal mago con uno sguardo di vaga titu-
banza che sfoggiava raramente. Krasus lo fiss intensamente. Hai un mo-
tivo per dirmi una cosa simile a uno stadio cos avanzato della nostra ricer-
ca?
Mi  venuto in mente soltanto qualche attimo fa. Maestro Krasus, fra
tutti noi, voi sareste quello che verrebbe individuato pi facilmente. Ap-
partenete alla sua stessa razza. Si attender che i draghi cerchino di sottrar-
gli l'Anima dei Demoni.
Ma la mia specie  estremamente suscettibile, e dunque sarebbe pi
opportuno starvi alla larga. Inoltre, ho creato uno scudo protettivo molto
potente.
Dopo aver assentito, Malfurion prosegu. La vostra razza  anche quel-
la che avr pi da perdere fintanto che il disco  nelle sue mani.  giusto
che i draghi facciano almeno un tentativo... e anche il Guardiano della Ter-
ra sar convinto di questo. Dentro di s, sar sicuramente all'erta contro
ogni possibile presenza di magia, soprattutto degli scudi protettivi.
E poi lui  anche un Aspetto... L'esile figura contrasse le labbra. Mal-
furion credeva che Krasus avrebbe spiegato in toni eloquenti perch i ra-
gionamenti dell'elfo fossero sbagliati, ma infine il mago rispose: Dici il
vero. Tenteremmo di fare qualcosa, e lui si aspetta esattamente questo. Lo
conosco bene.  un particolare su cui avrei dovuto riflettere prima, ma so-
spetto di aver cercato a tutti i costi di ignorarlo. Sono stato piuttosto fortu-
nato a giungere fin qui, ma il suo rifugio sar sicuramente disposto in mo-
do da intrappolare qualsiasi drago non appartenente al suo stormo.
Come credevo.
Ci non significa che tu e Brox ve la caverete facilmente gli ricord
Krasus. Tuttavia, l'audace intrusione di due membri delle razze inferiori
nella sua tana potrebbe anche sfuggire al drago nero, sia pure per poco
tempo.
Brox dovrebbe rimanere con voi.
No,  pi opportuno che l'orco assista te. Ci sono molti pericoli in sen-
so fisico, fra cui una presenza ben maggiore di goblin rispetto a quelli che
abbiamo incontrato finora. Avrai bisogno di concentrarti per recuperare
l'Anima dei Demoni e, mentre io ti assister come posso da qui, qualcuno
ti protegger le spalle mentre siete l dentro.
Nessuno gli far del male mugugn Brox. Sollev l'ascia ed esib un
ghigno. Scriverete una bella canzone in mio onore, Venerabile?
Krasus gli concesse un inusuale sorriso. Comincer a comporla non
appena ce ne andremo da qui.
Incapace di trovare ulteriori argomentazioni sul perch dovesse entrare
da solo, Malfurion accett di essere accompagnato dall'orco. A dire il vero,
l'elfo della notte era contento di averlo accanto. Il portamento robusto e
l'arma potente del guerriero rendevano l'idea di entrare nel rifugio del dra-
go nero un po' meno scoraggiante.
Soltanto un po'.
Malfurion, per, sapeva di dover compiere quel passo ed era convinto di
avere pi probabilit di riuscire nell'impresa di chiunque altro. Non era il
suo senso d'orgoglio a spingerlo ad agire, ma soltanto la vaga sensazione
che tutto quel che aveva appreso lo rendesse in qualche modo il candidato
ideale.
Fu deciso che inizialmente sarebbe stato Brox ad avanzare per primo e
Malfurion gli sarebbe subentrato una volta riconosciuto l'ambiente circo-
stante. Brox da principio mise da parte l'ascia lungo il passaggio, troppo
stretto per un utilizzo appropriato di quell'arma massiccia. Al suo posto,
l'orco estrasse un lungo pugnale, che sapeva brandire con grande abilit.
Io vi far da guardia da qui assicur loro Krasus non appena si in-
camminarono. Almeno posso farlo senza che il drago nero se ne accor-
ga.
Era una fortuna che i goblin utilizzassero il cunicolo per trasportare il
materiale grezzo nelle caverne, altrimenti perfino Malfurion avrebbe avuto
difficolt a entrarvi. Cos com'era, Brox fu costretto a tenere le braccia vi-
cine al corpo la maggior parte del tempo.
I suoni all'interno si fecero incessanti. Malfurion sper che un simile
baccano giocasse a loro favore, coprendo i rumori che avrebbero potuto
farli scoprire.
Una pallida luce davanti a loro infine illumin il cunicolo che s'incurva-
va all'estremit. Brox divent visibilmente teso. Malfurion gli pose una
mano sulla spalla.
Se ricordo bene, sussurr il druido una volta entrati nelle caverne, il
passaggio che aveva preso il drago dovrebbe essere quello a sinistra.
Brox espresse il proprio assenso con un grugnito. Il percorso si fece pi
luminoso e il rumore raggiunse un livello di intensit quasi insopportabile.
Ci che si present davanti ai loro occhi fu perfino pi impressionante di
ci che Malfurion aveva visto in precedenza. C'erano goblin in numero
almeno doppio di quelli incontrati la prima volta e tutti correvano affac-
cendati come se le loro vite dipendessero dalla rapidit dei loro movimen-
ti... e ci probabilmente era vero. Alcuni gruppi erano intenti a spezzare
enormi blocchi di minerale grezzo, mentre altri gettavano del combustibile
negli imponenti forni. Grazie a un sistema di enormi recipienti disposti su
nastri scorrevoli, un flusso incessante di metallo fuso andava a riversarsi
nelle forme gigantesche, sollevando colossali nuvole di vapore. Oltre a ci,
enormi cisterne d'acqua attendevano l'ingresso delle forme gi riempite.
Alcuni goblin sommersi dal vapore erano impegnati a sistemare altre for-
me gi collocate all'interno di una cisterna.
Lontano, alla destra della coppia di intrusi, due piastre massicce gi for-
giate giacevano abbandonate a terra, probabilmente a seguito di tentativi
precedentemente falliti. Il metallo presentava delle crepe evidenti che ren-
deva le piastre inutilizzabili per qualsiasi impiego il drago nero le avesse
concepite.
Ancora non capisco a cosa servano questi lavori. mormor Malfurion.
Il drago forse intende farsi costruire un'armatura?
L'orco serr le sopracciglia. Una creatura del genere pu avere in men-
te qualunque cosa...
L'elfo distolse l'attenzione dall'enigma ed esamin lo spazio alla loro si-
nistra. Senza dubbio, in fondo v'era un vicolo che conduceva a un enorme
passaggio, e ricordava che Neltharion lo aveva utilizzato.
Laggi! Dobbiamo proseguire da quella parte!
Brox assent, ma trattenne Malfurion dall'uscire dal tunnel. Sotto ci so-
no dei goblin. Dobbiamo aspettare.
Le creature in questione erano impegnate nel tentativo di rimuovere re-
sidui di calcinacci dal minerale. Il druido esamin il modo in cui il lavoro
progrediva e si rese conto che i goblin sarebbero rimasti l per troppo tem-
po.
Dobbiamo farli allontanare o distrarli, Brox...
Magari con un incantesimo.
Malfurion pass in rassegna mentalmente i contenuti delle sacche che
aveva sulla cintola, poi esamin la caverna. C'erano un paio di elementi
che avrebbero fatto al caso loro.
Ma non appena port la mano all'altezza di una sacca, la mostruosa voce
di Neltharion fece tremare l'enorme caverna. Meklo! Sono tornato! Sta-
volta dovr funzionare, altrimenti banchetter con ciascuno di voi... nu-
trendomi della vostra carne come spuntino!
Dall'altra estremit della sala, il goblin con indosso il grembiule che
Malfurion aveva visto in precedenza si avvicin improvvisamente corren-
do. Assest diversi calci a quelli intenti a lavorare, incitandoli ad affrettar-
si, poi trott verso l'ampio passaggio. Nel mentre, il goblin mormor a
bassa voce quel che l'udito sviluppato di Malfurion interpret come ulte-
riori calcoli.
Ma ancor prima che Meklo potesse raggiungere il cunicolo, da esso e-
merse il drago nero.
Brox si lasci sfuggire un'imprecazione, visto che non aveva ancora as-
sistito al modo in cui la trasformazione avvenuta avesse consumato ulte-
riormente Neltharion, ma, fortunatamente, il suono venne sommerso dalla
voce tuonante del colosso nero.
Meklo! Bastardo cucciolo di un verme! Sto perdendo la pazienza! Le
nuove piastre sono pronte oppure no?
Ne abbiamo due! Due, mio signore! Vedete? Fece cenno in direzione
di due aiutanti impegnati a togliere due delle gigantesche piastre dalle ri-
spettive forme. Nonostante fossero rimaste a raffreddarsi nelle cisterne
d'acqua, erano ancora permeate di un calore residuo sufficiente per procu-
rare delle forti bruciature.
Sono pi resistenti dell'ultima volta, spero! Quelle si erano rivelate per-
fettamente inutili!
Chinando la testa su e gi, il goblin ingrigito afferm: Si tratta della
migliore lega di metalli! Pi resistente dell'acciaio! E permeata com' delle
energie che ci avete fornito, resister a ogni sforzo pur sembrando leggera
come una piuma!.
Come per confermare quel che aveva appena spiegato, i goblin addetti
alla prima piastra la spostarono con facilit.
Neltharion esamin la piastra con trepidazione. Il ritmo del suo respiro
acceler non appena il metallo ancora caldo gli pass accanto.
Abbiamo unicamente bisogno di lasciarla a raffreddare nella cisterna
d'acqua per un po', dopodich...
No! tuon il Guardiano della Terra.
Il goblin trem. Come dite, mio signore?
Con sguardo folle, il drago continu a fissare la piastra. Voglio che
venga sigillata adesso!
Ma il calore residuo non far che procurarvi dell'ulteriore fastidio! Gi
i bulloni devono essere caldi per questioni di necessit! Sarebbe molto pi
prudente attendere...
Il gigante color ebano sbatt una zampa sul pavimento... giungendo a
pochissimi centimetri da Meklo. Adesso...
S, mio sire Neltharion! All'istante, sire Neltharion! Muovetevi, pigro-
ni! Meklo grid queste parole ai goblin che ancora cercavano di maneg-
giare la piastra.
Non appena fecero dietrofront, il drago si diresse verso un ampio spazio
aperto al centro della caverna. Mentre Malfurion e l'orco guardavano la
scena con curiosit, il colosso nero si coric ed espose il fianco destro. Le
ampie ferite slabbrate sulla sua pelle continuavano a bruciare come fiam-
me.
Fissatela! rugg Neltharion. Fissatela!
Che intendono fare con quell'aggeggio? mormor l'elfo.
Brox scosse la testa, perplesso quanto lui.
Preparate i bulloni, preparate i bulloni! ordin Meklo. Che siano pi
caldi possibili!
Due gruppi di una dozzina di goblin ciascuno presero a maneggiare un
enorme paio di tenaglie nella fornace. Il druido li vide estrarre un enorme
bullone, grande almeno quanto l'orco.
Unit addetta al martello! Raggiungete immediatamente le vostre po-
stazioni!
Da destra giunse un cigolio. Una ventina di goblin tirarono fuori quella
che a prima vista sembrava una strana catapulta, puntata in direzione del
drago. Tuttavia, la macchina in questione non presentava nessun secchio,
ma piuttosto una testa di metallo gigantesca e piatta da un lato. A essa era-
no attaccate catene e pulegge, la cui funzione Malfurion non era in grado
di dedurre.
La piastra! Neltharion si fece pi impaziente. Posizionatela come vi
ho chiesto!
Con uno sforzo convulso, i goblin obbedirono. Oscillarono avanti e in-
dietro diverse volte mentre si avvicinavano al fianco destro del drago, non
per via del peso della piastra ma piuttosto a causa del respiro di Neltharion,
che evidentemente rendeva la zona interessata al fissaggio instabile pi di
quanto le piccole creature non volessero. Infine, ricevuto un segnale da
Meklo, i goblin si chinarono in avanti e lasciarono che la piastra si deposi-
tasse sul tratto di pelle squamosa.
In preda allo sgomento, i due osservatori indietreggiarono nel vedere il
metallo e la carne collidere. Un suono lancinante riecheggi nella caverna.
La tremenda ferita al di sotto della piastra fece traballare quest'ultima, ma
senza farla scivolare via.
Finora si  tenuta stabile! annunci Meklo a tutti. Svelti! Il primo
bullone!
Malfurion non riusciva a credere a quel che vedeva. Intendono... inten-
dono fissare la piastra direttamente nella carne del drago!  una follia! Fol-
lia!
Brox non disse nulla, mise gli occhi a fessura e serr il pugnale nella
mano talmente stretto che le nocche diventarono pallide.
Il Guardiano della Terra aveva uno sguardo prossimo alla beatitudine.
Le sue enormi fauci erano contratte in un ghigno e i suoi occhi color cre-
misi erano in parte velati. Il suo petto saliva e scendeva sempre pi velo-
cemente.
I goblin addetti alle tenaglie avvicinarono il bullone verso una delle nu-
merose aperture presenti attorno all'estremit della piastra. A un rapido
sguardo, l'elfo ne cont almeno una dozzina. Forse ciascuna di esse era de-
stinata a ospitare un bullone che sarebbe stato conficcato nella carne del
drago?
Ancora una volta, il movimento oscillatorio causato dal respiro del dra-
go provoc qualche difficolt ai goblin. Al terzo tentativo, riuscirono a in-
filare il bullone a uno dei fori posti pi in alto. Il bullone scivol lentamen-
te al suo posto e le creature utilizzarono le tenaglie pi grandi per tenerlo il
pi fermo possibile.
Meklo fece immediatamente cenno all'altra unit di lavoro. Posizionate
il martello! Preparatevi ad assestare il primo colpo!
Con ulteriori grugniti e brontolii, i goblin sistemarono il macchinario di
fronte a Neltharion. Gli occhi un po' velati del gigante osservavano con
trepidazione i servitori mentre posizionavano la catapulta nel modo giusto.
Meklo balz in cima al macchinario con un'agilit sorprendente per la
sua et, poi spost lo sguardo in basso, sul bullone. Lo fece spostare leg-
germente, prima di balzar gi.
Tirate! esclam.
Lo stesso gruppo che aveva spostato il macchinario afferr le catene e le
tir. Il druido non aveva la pi pallida idea di come funzionasse esattamen-
te la catapulta, ma la sua utilit era evidente.
L'estremit piatta della massiccia testa metallica del macchinario si ab-
batt pesantemente sul bullone.
La collisione provoc un suono da far accapponare la pelle. Il bullone
affond in profondit nella carne, fino a penetrare quasi completamente.
Neltharion emise un ruggito, ma nel suo urlo al dolore era mescolato un
senso di evidente soddisfazione.
Ancora! rugg il drago. Ancora!
Meklo balz su di lui, esamin la posizione dei bulloni e ancora una vol-
ta fece spostare il macchinario dai suoi aiutanti. Soddisfatto, balz gi e
mentre atterrava url: Tirate, ora!.
Gli altri goblin tirarono le catene. Le diverse pulegge presero a ruotare, e
il martello si abbass un'altra volta.
Il grido di Neltharion questa volta soffoc il rumore del colpo ricevuto.
Il bullone penetr ancor pi a fondo nella carne.
 entrato! grid il capo dei goblin.
L'unica risposta alle sue parole fu una risata raccapricciante emessa dal
drago nero.
Procedete con il bullone successivo! ordin Meklo. Fate in fretta, vi
ho detto!
Nascosto nel cunicolo e ancora tremante, Malfurion croll contro il mu-
ro. Intende farsi applicare tutte quelle piastre sul corpo! Ma perch? Per-
ch?
Per difendersi... rispose l'orco. Sono robuste, ma leggere. L'avete vi-
sto anche voi. Brox scroll le spalle. Forse anche per riuscire a fermare
l'espandersi delle ferite...
Ma il dolore che prover! Hai visto quanto  andato in profondit il
bullone! E fissare la piastra stessa... ancora calda, per di pi!
 folle... ma forse la sua follia ci aiuter, druido.
Ci cattur l'attenzione di Malfurion. Che cosa intendi dire?
Brox indic la caverna. Gli sguardi dei goblin...
Al principio, il druido non fu sicuro di quel che l'orco intendesse dire,
ma poi not che tutte le creature avevano cessato di lavorare per osservare
gli eventi. Non si poteva certo biasimarli, ma d'altra parte quell'interruzio-
ne offriva ai due estranei l'opportunit che cercavano.
Dovremo agire nel momento in cui prepareranno il prossimo bullone
osserv Malfurion.
Gi. Accadr fra breve, druido.
I goblin alle prese con le tenaglie erano gi tornati alla postazione in cui
venivano realizzati i bulloni. Ne afferrarono uno e lo portarono alla forna-
ce. Perfino da dove si trovava, Malfurion riusciva a percepire il calore e
non lo sorprese che le creature si affrettassero a estrarre il bullone, che or-
mai riluceva di un rosso incandescente.
Dobbiamo essere pronti lo incit Brox.
I due intrusi osservarono i goblin avvicinare il bullone al corpo di Nel-
tharion. Il drago non aveva occhi che per il lavoro in corso. Guard il bul-
lone come un amante.
Pi in fretta... pi in fretta... tuon.
Mentre il bullone venne posto sull'altra estremit della piastra, Malfurion
e Brox si misero all'erta. Molto lentamente, la lastra di metallo fu sistemata
dai goblin...
Non appena il bullone scivol parzialmente dentro, i due presero a muo-
versi. Brox brand l'ascia e si fece strada con l'aiuto dell'arma, se mai qual-
che goblin fosse giunto accidentalmente nella caverna dall'ampio passag-
gio. Sotto di loro, Meklo ringhi contro gli addetti alla catapulta. Il cigolio
del macchinario che veniva spostato copr qualsiasi rumore generato dai
due intrusi.
Erano quasi giunti a met strada quando i goblin posizionarono il bullo-
ne al suo posto. Un improvviso silenzio riemp la sala e Malfurion e il suo
compagno si fermarono come raggelati.
Il druido avvicin una mano alla sacca scelta in precedenza. Se i goblin
si fossero accorti della loro presenza, aveva in serbo degli ingredienti adat-
ti per un incantesimo che sperava avrebbe tenuto occupate le creature e il
loro padrone mentre lui e l'orco fuggivano.
Meklo per ricominci a urlare ordini e le cose ripresero il loro anda-
mento abituale. Non appena il martello venne posizionato, prima l'orco e
poi l'elfo raggiunsero la fine del percorso.
Alle loro spalle, il capo dei goblin grid ancora una volta con voce stri-
dula: Tirate!.
Lo schiantarsi del martello sul bullone risuon nella mente di Malfurion
mentre fuggiva con Brox oltre il passaggio. La visione raccapricciante di
quel che il drago aveva chiesto di realizzare sul suo corpo riecheggi ancor
pi intensamente dentro di lui. La follia aveva consumato completamente
Neltharion e l'appellativo che Krasus e Rhonin avevano espressamente co-
niato per lui era ormai ben pi adatto a definirlo.
Deathwing.
Brox rallent e permise a Malfurion di raggiungerlo. Druido... da ades-
so sarete voi a farmi strada.
L'elfo riconobbe subito alcuni particolari del passaggio, abbastanza da
poter localizzare il nascondiglio del disco. Ci non voleva certo dire che
sarebbero riusciti nel loro intento, poich il rifugio del Guardiano della
Terra avrebbe sicuramente presentato ulteriori insidie.
Alle loro spalle, giunse un altro suono metallico e stridente, seguito dalla
risata raccapricciante del colosso nero. Quella risata spinse Malfurion ad
accelerare ulteriormente il passo.
Impiegarono molto pi del previsto per raggiungere la prima svolta.
Malfurion non aveva preso in considerazione n le dimensioni del drago
n la propria andatura pi rapida sotto sembianze oniriche, che gli avevano
permesso di scivolare con velocit e di tenersi al passo con la mastodontica
bestia. Ci significava che il loro percorso sarebbe durato un po' pi di
tempo.
Lo rifer all'orco che, com'era tipico del suo carattere, si limit a scrolla-
re le spalle e disse: Allora dovremo correre pi in fretta.
Cos fecero. Ciononostante, sembr passare un'eternit prima che giun-
gessero alla prima deviazione, e ancor di pi prima che giungessero alla
seconda. Tuttavia, Malfurion si sent incoraggiato mentre riconosceva at-
torno a s via via sempre pi particolari. Ormai erano giunti a met del lo-
ro intento...
All'improvviso, Brox afferr il druido per la spalla e lo spost da un lato
del cunicolo. Malfurion fece per parlare, ma il guerriero scosse la testa.
Il druido sent dei passi avvicinarsi, causa probabile della preoccupazio-
ne dell'orco. Non appena i due si schiacciarono in un anfratto nella roccia,
una forma vaga giunse da un altro passaggio in quello in cui si trovavano
loro.
La creatura camminava su due gambe e aveva una forma vagamente si-
mile a quella dei due intrusi. Alcune protuberanze sporgevano da ogni an-
golo del corpo e la creatura camminava con un'andatura curiosa. La sua te-
sta sembrava distorta e al principio Malfurion non riusc a scorgere alcuna
presenza di bulbi oculari sul volto.
Non appena si fece pi vicina, il druido quasi esclam per lo stupore.
La creatura era fatta unicamente di roccia, ma non allo stesso modo degli
earthen o degli Infernali. Piuttosto, quel che avevano di fronte sembrava
esser stato creato da qualcuno che avesse collocato dei macigni uno sopra
l'altro in modo da formare una sorta di statua allo stato grezzo. Tuttavia,
nonostante il suo aspetto, si muoveva abbastanza velocemente da far ren-
dere conto a Malfurion che, se li avesse visti, avrebbero avuto difficolt a
fuggire.
La figura di pietra si ferm e sembr scrutare la zona circostante. In real-
t aveva degli occhi, se le due cavit nere presenti sul suo volto potevano
essere considerate tali. Osservarono con particolare interesse la zona dove
la coppia era nascosta... poi si spostarono per esaminare un'altra parte del
cunicolo.
La sentinella - non poteva trattarsi di altro - fece altri due passi, che la
portarono parallela al punto in cui il druido e l'orco erano nascosti. Alta
come un drago, paragonata all'elfo della notte lo faceva impallidire. Malfu-
rion osserv la creatura sollevare e poi riappoggiare un piede tozzo, e im-
magin di esserne schiacciato.
Per diversi attimi di apprensione, la sentinella esamin lo spazio circo-
stante. Malfurion cominci a sentirsi sicuro del fatto che avesse intuito la
loro presenza, ma alla fine il gigante prosegu oltre e si diresse verso il
punto da cui erano giunti i due intrusi.
Non appena si fu allontanato, il druido e il suo compagno riemersero dal
loro nascondiglio.
Credi che ritorner? chiese Malfurion all'orco.
S... quindi dobbiamo affrettarci.
Proseguirono lungo i cunicoli tortuosi e l'elfo della notte si ferm in pi
di un'occasione per recuperare le forze. In un caso, i due si inoltrarono per
diversi metri dentro un cunicolo, ma alla fine Malfurion scopr che aveva-
no preso la direzione sbagliata.
Infine giunsero in una stretta caverna che Malfurion non avrebbe mai
potuto dimenticare. Si ferm all'ingresso, sconvolto dal fatto che fossero
finalmente giunti a destinazione.
 lass. L'elfo indic in direzione della falsa protuberanza. Proprio
dove c' quel tratto sporgente; sul lato sinistro della spaccatura.
Brox chiaramente non riusc a vederla, ma nel brandire l'ascia disse: Mi
fido di voi, druido.
Restava per difficile raggiungere il punto interessato. Ancora una volta,
quel che era stato cos facile da fare quando era nella forma onirica si rive-
l molto pi complicato in quel momento. Aprire il nascondiglio dell'Ani-
ma dei Demoni richiedeva una scalata ripida, per non dire pericolosa.
Sullo sfondo, potevano ancora udire il martellare e i ruggiti soddisfatti
del drago. Incitati da ci, i due cominciarono la salita. Malfurion, essendo
pi agile, all'inizio procedette per primo, ma la forza e la resistenza di
Brox ben presto li fecero salire pi o meno allo stesso ritmo.
Lass... c'era una piccola caverna in basso a sinistra della zona che ci
interessa fece il druido. Possiamo utilizzarla... per il resto.
Bene rispose l'orco con un grugnito.
Nessuno dei due volse lo sguardo in basso, consapevole del fatto che ci
avrebbe fatto perdere l'equilibrio a entrambi. La piccolissima caverna, pro-
babilmente grande a malapena per accoglierli, era proprio davanti a loro.
Senza alcun preavviso, una voce familiare travolse la sua mente. "Fate
attenzione ai troll!"
L'elfo impieg un attimo per avvertire l'avvertimento mentale di Krasus.
Che il mago anziano avesse mantenuto un contatto con lui non lo sorpren-
deva, ma l'avvertimento non aveva alcun senso. I troll? Cosa intendeva di-
re?
Uno sbuffo di polvere avvolse il suo volto. Con gli occhi che bruciava-
no, Malfurion vide una testa cadaverica e oblunga con delle orecchie simili
a quelle di un elfo e un ciuffo di capelli che gli ricadeva sulla fronte. Due
gigantesche zanne ingiallite spuntavano dalle mascelle della creatura. Una
gemma nera e luminosa era stata incastonata al centro della sua fronte:
senza dubbio doveva trattarsi di un espediente di Deathwing per tenere in
suo potere quel tipo di sentinella. La creatura era molto pi massiccia di un
goblin e perfino pi alta di Malfurion. La sua carnagione grigio scuro si
adattava bene al volto di roccia, rendendolo ancora pi inquietante.
Ciao, bocconcino... disse il troll con aria di derisione. Allung una
mano con la palese intenzione di far schiantare Malfurion a terra.
Il druido schiv il colpo e le unghie affilate del troll giunsero a un palmo
dal suo viso. Malfurion cerc di scendere, ma il troll si aggrapp alla fac-
ciata rocciosa e, simile a un ragno, strisci in basso verso la preda.
Malfurion ud un rabbioso ruggito da parte di Brox e con la coda dell'oc-
chio vide un altro troll che stava per avventarsi contro l'orco. Cosa ben
peggiore, altri due troll erano emersi da altre cavit, ciascuno diretto verso
uno dei due intrusi.
Sarete una cena ridotta in poltiglia... li schern il primo troll. Mi nu-
trir delle vostre cervella crude e cuciner il vostro fegato per un'occasione
speciale!
Aggred nuovamente Malfurion, e questa volta riusc ad afferrarlo per il
polso. Con forza sorprendente, il troll cerc di spezzarglielo.
Nessuno degli incantesimi che il druido aveva imparato sembrava esser-
gli di aiuto. Cerc di mantenere la presa e affond le dita nel corpo del suo
avversario talmente forte che fu sicuro di aver rimosso la pelle del troll.
Poi, un urlo proveniente dal basso distrasse il troll. Brox era riuscito a
recuperare il pugnale e lo aveva affondato con forza nella spalla del suo
assalitore. Il troll cadde e and incontro alla morte. Sfortunatamente, tra-
scin con s l'arma dell'orco.
Con un ringhio, quello che aveva afferrato il druido per il polso serr la
presa con ulteriore forza. Mentre cercava di resistere all'attacco, Malfurion
not un secondo nemico giungere da sotto le sue gambe, con la palese in-
tenzione di bloccarlo all'altezza dei piedi. Malfurion avrebbe avuto poche
possibilit di rimanere in equilibrio se il troll ci fosse riuscito.
Il druido not un piccolo scarafaggio che si muoveva sulla parete pro-
prio sopra il punto in cui si trovava il troll. Malfurion si concentr rapida-
mente, e sper che la sua presa durasse a sufficienza.
Come auspicava, lo scarafaggio si volt e si diresse verso l'avversario
dell'elfo. Cosa pi importante, altri scarafaggi emersero dalla roccia, e si
riunirono tutti sotto i piedi del troll.
Al principio, l'avversario di Malfurion non li not, ma poi prese a con-
torcersi in preda al fastidio. Cerc di ignorare quel che stava accadendo,
ma infine la cosa si dimostr una seccatura insopportabile. Con un sibilo di
frustrazione, il troll lasci la presa dal polso di Malfurion e cominci a
schiacciare gli insetti che ormai camminavano dappertutto su di lui.
Malfurion gli assest un pugno. Riusc soltanto a graffiare il troll all'al-
tezza del braccio, ma ci fu sufficiente. Ormai costretto in posizione di
svantaggio dall'intervento degli scarafaggi, il troll moll definitivamente la
presa.
La creatura precipit a terra dopo aver emesso un grido. La fortuna assi-
steva il druido, poich il troll and a scontrarsi con il suo compagno che si
trovava pi in basso. Incapace di sostenere il peso che si riversava su di
lui, anche il secondo troll perse ogni appiglio.
Malfurion volse lo sguardo altrove mentre si abbattevano sul pavimento
e si rivolse all'orco.
Andate! rugg Brox destreggiandosi per affrontare l'ultimo dei troll.
Il disco! Prendetelo!
Dopo un attimo di esitazione, Malfurion obbed con riluttanza. Aveva
visto Brox sconfiggere i demoni in circostanze ben pi critiche. L'orco si
sarebbe sbarazzato del troll con facilit.
"Sii cauto..." giunse la voce di Krasus. "Ho rimosso parte dell'incantesi-
mo protettivo, ma dovrete affrontare altri sortilegi!"
Il druido aveva gi percepito la loro presenza. Alcuni erano piuttosto
ovvi da individuare, altri invece erano ben nascosti. Esamin l'essenza di
ognuno degli incantesimi e riusc a disintegrarli. Fu sorpreso del fatto che
quella parte della ricerca si fosse svolta con tale rapidit. Si aspettava qual-
cosa di pi da Deathwing.
Un altro troll url. L'elfo non si preoccup nemmeno di volgere lo
sguardo in quella direzione, poich aveva udito Brox emettere un grugnito
di soddisfazione, chiaro segno del fatto che l'orco aveva ottenuto l'ennesi-
mo successo in uno scontro.
Il sortilegio protettivo attendeva Malfurion. Il druido cerc di sondarlo
con la mente, e individu alcuni elementi mai incontrati in precedenza,
nulla per che non fosse in grado di sconfiggere.
Volse lo sguardo in basso, e vide che Brox aveva raggiunto la caverna di
cui si erano messi originariamente alla ricerca. L'orco scrut al suo interno.
C' del vento... magari qui c' una via d'uscita, druido.
Qualsiasi cosa avesse accorciato la loro permanenza l dentro andava
bene. Malfurion assent e riport la propria attenzione sulla fiancata po-
sticcia. Finora erano stati fortunati per il fatto che la distrazione causata dal
folle lavoro voluto da Deathwing li aveva nascosti a lui anche durante la
lotta conto i troll, ma la fortuna non sarebbe stata per sempre dalla loro
parte...
Malfurion si concentr sull'ultimo incantesimo protettivo, poi arriv a
toccare la roccia fasulla. Era pesante, come si aspettava, ma riusc a spo-
starne il lato che gli era pi vicino in modo da scivolare dentro il passag-
gio.
Sar rapido! grid.
Brox assent.
Malfurion credeva che avrebbe trovato solo oscurit all'interno del pas-
saggio, invece venne accolto da una luce intensa, che al principio urt la
sua vista sensibile, ma poi, in qualche modo, vi si abitu.
Non appena si ambient, l'elfo della notte vide che l'Anima dei Demoni
era solo a pochi passi da lui. Giaceva posata su una stoffa rossa molto ele-
gante, delle dimensioni di una vela da barca, ed era collocata su di essa con
la stessa cura che ci sarebbe aspettati per un neonato. Il disco era cos pic-
colo che perfino Malfurion poteva tenerlo in una mano. Sembrava piutto-
sto disadorno, nonostante il magnifico riverbero che emanava. Tuttavia,
sapendo quali poteri esso celava, l'elfo della notte decise di trattare la crea-
zione del drago con estrema cautela e rispetto.
Il druido esamin le energie in atto che circondavano l'Anima dei De-
moni e non ne individu nessuna che l'avrebbe posto in pericolo. Chiara-
mente, Deathwing riteneva che il suo amuleto fosse talmente al sicuro in
quel luogo da non preoccuparsi di creare degli ulteriori incantesimi all'in-
terno del nascondiglio.
Malfurion si chin sul disco. Un potere cos vasto racchiuso in un ogget-
to cos piccolo... La prima volta che l'aveva visto gli era sembrato molto
pi grande nella zampa del drago, sebbene sapesse che le sue dimensioni
erano rimaste immutate.
Druido! ud all'improvviso l'orco che gridava. Sta arrivando qualcu-
no! Credo si tratti della creatura di pietra!
Travolto da una visione del mostruoso servitore del drago nero, Malfu-
rion non perse altro tempo e racchiuse il disco nelle sue mani.
Soltanto in quel momento si accorse dell'errore fatale da lui commesso.
Quelle che sembravano le grida di centinaia di draghi messi insieme
riempirono la sala. Malfurion cadde in ginocchio, momentaneamente so-
praffatto da quel fragore. Gli sembr che l'essenza di ciascun drago che
aveva preso parte alla creazione del disco stesse gridando per riottenere la
libert. Eppure Malfurion sapeva che ci che aveva udito in realt era un
ultimo e astuto allarme nascosto all'interno dell'Anima dei Demoni in mo-
do cos sottile da risultare invisibile perfino alla sua percezione estrema-
mente acuta.
Non appena le grida cessarono, un suono ben pi terrificante rimbomb
nelle caverne.
Era il ruggito folle e furibondo di Deathwing.
Capitolo nove
Il dolore era fonte di piacere per Neltharion, poich ogni bullone infilza-
to nella sua carne era un passo ulteriore verso la divinit. Con l'armatura e
il disco a sua disposizione sarebbe stato imbattibile...
Fate presto! il drago ordin nuovamente. Fate presto!
I goblin avevano quasi posizionato il macchinario al posto giusto. Meklo
si aggrapp a esso, e spost gli ultimi accorgimenti prima di assestare il
colpo successivo...
Poi un suono che il Guardiano della Terra non pensava avrebbe mai udi-
to risuon nelle caverne, un suono che lo inorrid a tal punto da fargli asse-
stare un calcio senza pensarci, cosa che fece balzare in aria il macchinario,
Meklo e il resto dei goblin.
Il mio disco! La mia Anima dei Demoni! Qualcuno sta cercando di ru-
barla! Si lasci sfuggire un tremendo ruggito che fece ritrarre tutti gli altri
goblin.
Neltharion si alz. La terza piastra di metallo, solo parzialmente fissata
nella sua carne, penzolava avanti e indietro mentre il colosso si spostava
verso il passaggio. I piedi e la coda del gigante nero sparpagliarono tavoli,
fucine e stampi per tutta la caverna. Vi furono alcune esplosioni e una for-
nace salt in aria, bombardando ogni cosa con dei missili infuocati.
Ma a Neltharion quel caos e quella distruzione non interessavano. Qual-
cuno aveva osato tentare di sottrarre ci che gli era pi prezioso. Non l'a-
vrebbe permesso! Li avrebbe catturati e uccisi... ma solo dopo un'agonia
interminabile e atroce. Era il meno che meritassero per un simile affronto.
Che un intruso fosse riuscito a oltrepassare le varie sentinelle, le trappole
e gli incantesimi suonava come un profondo insulto per il Guardiano della
Terra. Doveva trattarsi di uno sforzo ben pianificato, senz'altro congegnato
insieme dagli altri stormi di draghi. Avrebbe causato loro enormi sofferen-
ze, come aveva gi fatto con i draghi blu.
Neltharion emise un altro ruggito e si affrett lungo il tunnel che condu-
ceva al nascondiglio della sua creazione.
"Sta arrivando!" avvert Krasus. "Sta arrivando!"
Poi, il collegamento tra lui e Malfurion venne inaspettatamente interrot-
to. Malfurion temeva che fosse accaduto qualcosa all'anziano mago, ma
sapeva di non potersi concentrare sull'amico in quel momento. Ci che
contava di pi era di riuscire a fuggire con l'Anima dei Demoni.
Druido, venite! Presto!
Malfurion fece scivolare il disco in una sacca e il suo riverbero svan
non appena chiuse il contenitore. Poi scese gi dalla roccia e vide Brox che
lo attendeva con preoccupazione presso la caverna dove era apparso il
primo troll. L'elfo si mosse con agilit e riusc a raggiungere quell'apertura.
Brox lo spinse verso l'interno. L'orco non gli concesse alcun momento per
riprendere fiato e lo trascin ancor pi addentro alla caverna.
Potrebbe essere una via di uscita! Il vento porrebbe indicare un'apertu-
ra.
Il rifugio del troll era pieno di ossa e rifiuti. Malfurion cerc di non
guardarli, sebbene quei resti appartenessero chiaramente a dei goblin.
Ma ogni speranza di raggiungere la via della libert venne rapidamente
infranta. Infatti, le due sale che incontrarono non conducevano da nessuna
parte e la corrente d'aria che Brox aveva avvertito giungeva unicamente da
alcune piccole crepe.
Udirono dei passi molto pesanti all'esterno, ma non del tipo che avrebbe
fatto un drago. Malfurion esamin il bordo della sala e riusc a distinguere
la forma corpulenta del golem di pietra che si avvicinava.
Deathwing non pu essere molto lontano...
Allora dobbiamo affrontarlo e combattere rispose stoicamente Brox.
Dimostriamo loro che non abbiamo paura.
"Il disco... usa il disco..."
Malfurion trasal. La voce svan cos rapidamente da non dargli modo di
identificarla, ma senza dubbio doveva trattarsi di quella di Krasus. Tuttavia
l'elfo continu a esitare, consapevole dei poteri oscuri insiti nell'Anima dei
Demoni. Aveva visto quali trasformazioni il possesso del disco aveva cau-
sato nel drago nero. Non poteva forse condizionare anche lui in modo si-
mile?
Un ruggito scosse la caverna. La roccia trem e delle pietre crollarono
dal soffitto, alcune di esse abbastanza grandi da schiacciare il cranio di un
elfo. Non v'era pi tempo per fermarsi a riflettere...
Druido, che intendete fare? chiese Brox in preda all'apprensione nel
vedere Malfurion estrarre l'Anima dei Demoni.
 la nostra unica speranza... Malfurion sollev il disco verso il pas-
saggio d'aria pi ampio. Non aveva idea di come funzionasse l'Anima dei
Demoni, dunque cerc semplicemente di immaginare che essa creasse un
passaggio abbastanza ampio da permetter loro di scappare.
Ma non accadde nulla.
"Devi fonderti con lui... lasciare che diventi parte di te e tu parte di lui..."
Il collegamento svan un'altra volta, ma almeno adesso l'elfo aveva rice-
vuto un indizio. Malfurion si concentr sul disco e vi si immerse con la sua
mente.
All'istante, avvert la natura fortemente distruttiva dell'amuleto. Quel-
l'oggetto non apparteneva al piano mortale. Le forze che Deathwing aveva
evocato provenivano in gran parte da un altro mondo. Il druido quasi si ri-
trasse, ma cap che non avrebbe mai osato farlo veramente.
"Unisciti a lui" aveva detto Krasus. Malfurion cerc di aprire la mente
all'Anima dei Demoni e di lasciare che i poteri dell'amuleto si unissero ai
suoi.
E cos facendo... riusc nel suo intento. La forza che scorreva dentro di
lui lo pervase di un tale senso di sicurezza che fu quasi sul punto di balzar
fuori per affrontare Deathwing, il golem e qualsiasi altro drago fosse ap-
parso nel rifugio. Fu soltanto la consapevolezza del fatto che la sua morte
avrebbe senza dubbio cancellato ogni speranza per coloro che amava a im-
pedirgli di agire.
L'orco lo osserv con attenzione e con aria circospetta. Druido... vi sen-
tite bene?
Sto bene Malfurion disse quasi di scatto. Fece un ampio respiro e get-
t uno sguardo in direzione di Brox, poi torn a posizionare l'Anima dei
Demoni contro il passaggio d'aria.
Apri a noi la via... sussurr.
Il riverbero attorno al disco si fece pi intenso... e all'improvviso la roc-
cia che si trovava di fronte a loro si dissolse come vapore. Non lasci nes-
sun mucchio di macerie, n tracce di alcun tipo. L'Anima dei Demoni ridu-
ceva in cenere la pietra e il terriccio senza alcuno sforzo. Il cunicolo appe-
na creatosi si estendeva oltre lo sguardo, sempre pi ampio.
Proseguir il suo effetto finch la via non sar completamente sgom-
bra disse Malfurion, sebbene non sapesse dire in che modo avesse intuito
quella verit. Dobbiamo avviarci.
Poi quel che sembr essere un tuono scosse la piccola caverna. Brox si
volt rapidamente alle proprie spalle. Il nemico di pietra sta cercando di
entrare!
Non indugiarono oltre. Malfurion balz dentro il passaggio generato dal-
la magia, con Brox alle calcagna. Alle loro spalle, i colpi della sentinella di
pietra si fecero ancora pi pesanti.
Cosa ben peggiore, i due erano appena riusciti a compiere pochi passi
quando udirono la voce imponente del drago. Dove sono? Li scuoier vi-
vi, e li infilzer fino al midollo! Via, stupida sentinella!
Le ultime parole vennero seguite da un terribile fragore, causato dal dra-
go mentre scostava il suo servitore di pietra.
La montagna sar la vostra tomba! rugg Deathwing.
Vi fu un suono assordante, simile a un geyser che Malfurion aveva visto
esplodere quando era bambino. Il suono fu seguito da un terribile aumento
della temperatura.
Stammi vicino! grid il druido. Non appena Brox gli balz accanto,
Malfurion rivolse l'Anima dei Demoni verso l'apertura e concentr tutte le
sue forze all'interno dell'inquietante disco.
Una violenta raffica di aria glaciale invase il cunicolo... e si scontr a
pochi metri di distanza con un fiume infuocato di terreno disciolto che
sfrecciava verso di loro. Il fluido rallent... poi si ferm a pochi centimetri
da Malfurion.
L'elfo rimase senza fiato e si affrett a indietreggiare. Con gli occhi spa-
lancati, Brox aiut con cautela Malfurion lungo il sentiero. L'orco sembra-
va messo in soggezione dalle forze scatenate dal suo compagno, in sogge-
zione e palesemente preoccupato.
State attento con quell'oggetto, druido.
I-io sono pienamente d'accordo. E tuttavia si era sentito inebriato nel
gestire un'energia di quelle proporzioni. Forse Malfurion si era sbagliato;
forse avrebbe dovuto voltarsi indietro e affrontare il colosso nero. Se aves-
se sconfitto Deathwing, una delle maggiori minacce alla sopravvivenza di
Kalimdor sarebbe scomparsa. Dopo di ci, la Legione Infuocata non a-
vrebbe pi costituito un pericolo cos tremendo. Grazie all'Anima dei De-
moni, Deathwing era riuscito a sconfiggerla con facilit.
I poteri magici nascosti nel disco continuavano a stupire la coppia impe-
gnata nella fuga.
Percepisco del vento disse Brox a un certo punto. Un vento pi for-
te.
La speranza si fece pi intensa e proseguirono con maggiore impeto.
Malfurion avvert un suono che al principio interpret come un sibilo, ma
poi si rese conto che si trattava del vento menzionato dall'orco.
Laggi! l'elfo della notte disse con voce rauca. Ecco l'apertura!
Senza dubbio, l'Anima dei Demoni aveva compiuto quel che lui aveva
chiesto. Emersero sulla fiancata della montagna in pendenza e una brezza
fresca accolse la loro uscita dal rifugio infernale.
Tuttavia, non erano ancora al sicuro. Presto o tardi, Deathwing si sareb-
be accorto del fatto che erano usciti. Lui e il suo stormo li avrebbero inse-
guiti.
Sar meglio metter via quell'oggetto il guerriero incanutito sugger.
Il suo riverbero potrebbe essere notato.
Malfurion non si preoccup di specificare il fatto che Deathwing sarebbe
stato in grado di percepire il disco perfino se si fosse trovato dentro la sac-
ca. Tuttavia, nasconderlo avrebbe aumentato le loro probabilit di fuga. Il
druido si conged con riluttanza dall'Anima dei Demoni tenendola fra le
dita, poi serr stretta la sacca.
Ancora una volta, fu Brox a fare strada. L'orco test ogni passo lungo il
pendio innevato e in pi di un'occasione individu dei punti in cui avreb-
bero trovato la morte se vi fossero inciampati. Per il momento, Brox tenne
da parte l'ascia. Una caduta avrebbe distrutto la preziosissima arma.
Fortunatamente, la lavorazione dei metalli voluta da Deathwing compor-
tava che il drago avesse utilizzato le caverne posizionate nelle zone pi
basse della montagna. Sebbene la via fosse pericolosa, i due almeno non
furono costretti a riscendere dall'alto di una cima montuosa.
Ma la sorte sembr nuovamente farsi beffe di loro non appena una forma
sfrecci sopra le loro teste. Brox e Malfurion si gettarono all'istante sulla
neve, e cercarono di nascondersi mentre il drago si librava sopra di loro.
Si trattava di Deathwing, che scrut la zona in preda a una folle rabbia.
Fortunatamente non perlustr la zona servendosi dei suoi poteri magici, al-
trimenti avrebbe gi notato i due intrusi.
Malfurion sollev la testa. Credo si stia dirigendo...
Deathwing vir all'improvviso, e torn verso di loro.
Presto! brontol l'orco.
Balzarono fuori dai rispettivi nascondigli e riuscirono a raggiungere
un'ampia massa rocciosa. Alle sue spalle, l'elfo vide la forma dell'enorme
drago nero farsi sempre pi vicina. Era impossibile capire se il drago li a-
vesse visti o meno, ma sicuramente si stava avvicinando troppo perch
fossero tranquilli.
Non appena giunsero all'altezza della massa rocciosa, il druido ud lo
stesso terribile suono che costituiva il preludio all'esplosione di lava fusa.
Da questa parte! L'orco indic un anfratto che gli avrebbe garantito
una certa protezione, ma per quanto?
Il versante montuoso esplose. La massa rocciosa svan completamente, e
i suoi frammenti precipitarono dappertutto. La temperatura sal e la neve si
disciolse. Enormi blocchi di ghiaccio scivolarono, schiantandosi a terra.
Un intero versante della montagna era ormai cosparso di fanghiglia roven-
te.
Deathwing volteggi sullo scenario per contemplarne la devastazione.
L'enorme bestia si fece pi vicina, poi sbuff in segno di disgusto. Con un
ruggito selvaggio, si volt e si allontan nuovamente, questa volta insi-
nuandosi fra le montagne che ospitavano il suo rifugio.
Quasi sommersi dalla fanghiglia e dalla neve sporca, Malfurion e Brox
si divincolarono dai detriti. L'elfo toss diverse volte, poi controll imme-
diatamente il contenuto della sacca. Non appena le sue dita toccarono la
familiare sagoma del disco, sospir con un senso di sollievo.
Brox non si sent cos allegro. Deathwing ritorner, druido. Dobbiamo
andarcene prima che ci avvenga.
Dopo aver rimosso le ultime tracce di fango, i due ripresero a cammina-
re. Di tanto in tanto, udivano il ruggito oltraggiato del drago, ma il gigante
color ebano rimase distante. Ciononostante, i due non rallentarono il passo.
Non appena furono abbastanza lontani, l'elfo scrut il paesaggio che li
circondava. Non riconosco questo luogo. Credo che ci siamo allontanati
da Krasus. Chiuse gli occhi. Non riesco nemmeno a percepire la sua
presenza.
Il Venerabile potrebbe essersi nascosto sotto un incantesimo protetti-
vo...
Ma dobbiamo trovarlo, in un modo o nell'altro.
Concordarono nell'attendere finch non avessero raggiunto la base della
montagna prima di preoccuparsi ulteriormente della questione. Probabil-
mente Krasus si trovava in condizioni migliori delle loro.
La vallata era pervasa da un'oscurit perpetua e le alte cime apparivano
come ombre, lontane e minacciose. L'elfo faceva strada, ma Brox si teneva
ben vicino a lui. Erano ancora in prossimit del dominio di Deathwing ed
era il caso di preoccuparsi della presenza di eventuali goblin.
Furono costretti a procedere lungo un sentiero tortuoso sulla sinistra per
raggiungere il punto in cui si erano separati da Krasus, ma solo dopo pochi
metri si ritrovarono di fronte al bordo di un'altra montagna mastodontica.
Malfurion medit sul fatto di utilizzare l'Anima dei Demoni, ma temeva
che un incantesimo avrebbe attratto l'attenzione di Deathwing. Inoltre, o-
gni volta che il druido utilizzava il disco, riporlo si dimostrava pi arduo.
Sembra proprio che, se anche ci dirigiamo dall'altra parte, potremmo ri-
trovarci comunque dove vogliamo andare sugger Malfurion.
Sono d'accordo.
Un altro ruggito preannunci il ritorno di Deathwing. Malfurion e l'orco
aderirono contro la base della montagna e osservarono il gigante volare di-
rettamente sopra di loro. Deathwing scrut attentamente la zona, ma non
riusc tuttavia a individuarli. I due rimasero nascosti finch il drago non
svan dalla loro visuale.
Strano che abbiamo visto soltanto lui. Dove sono gli altri draghi?
Brox rispose prontamente: Se loro trovano il disco, potrebbero cercare
di diventare i nuovi capi.
Dunque era unicamente la follia del drago nero a inseguire i due intrusi
in fuga. Deathwing non avrebbe mai permesso a uno dei membri del suo
stormo di trovare per primo l'Anima dei Demoni. Perfino nelle mani di un
drago di rango inferiore sarebbe comunque bastato per sconfiggere il po-
tente Deathwing.
I due si affrettarono a proseguire, ma nonostante i tanti sforzi compiuti,
l'elfo e l'orco vennero ulteriormente allontanati dalla meta.
Il druido si sent frustrato. Dovrei proprio utilizzare questo maledetto
arnese per ricondurci da Krasus!
Cos il drago nero partirebbe immediatamente all'inseguimento.
Lo so...  solo che...
L'orco si scontr con una mostruosa figura munita di armatura.
Allo stesso tempo, una creatura lupesca delle stesse dimensioni di una
pantera della notte balz sul druido. Dalla sua schiena scattarono un paio
di ventose aggrovigliate e vischiose che puntarono direttamente al petto
dell'incantatore.
Si trattava di una belva ferale.
Lo stridore delle armi inform rapidamente Malfurion del fatto che Brox
non l'avrebbe aiutato nell'immediato. Il druido lott per divincolarsi dal-
l'orrendo demone che, balzato su di lui, cercava di spezzargli il collo. Mal-
furion fu quasi sul punto di soffocare, talmente era opprimente il fetore
della bestia demoniaca.
Il suo sguardo venne travolto da file e file di zanne ingiallite. La bava
che colava dalle fauci del mostro si rivers su di lui, e ogni goccia bruci
come acido. Malfurion utilizz una mano per allontanare la creatura, e l'al-
tra per spazzar via le due ventose fameliche.
Una delle due, per, alla fine riusc a scivolare oltre il suo braccio. Con i
denti affilati presenti all'interno della ventosa, la protuberanza riusc ad a-
derire alla pelle del druido.
Malfurion grid nel sentirsi prosciugare dei propri poteri. Non importava
se l'incantatore fosse un negromante, un mago, o un druido; la magia da
essi utilizzata diventava parte integrante dei demoni. Nel prelevarla dalle
vittime, la bestia ferale divorava altres la loro forza vitale. Se le si conce-
deva il tempo di completare il pasto sacrilego, la bestia ferale lasciava al
posto della vittima unicamente un guscio vuoto.
Ma l'elfo non aveva tempo a sufficienza per meditare sull'incantesimo
giusto da utilizzare. Nonostante il dolore si facesse pi intenso, frug con
la mano in una sacca alla cintola, una sacca qualsiasi.
Il demone approfitt della sua distrazione e riusc a far aderire la secon-
da ventosa. Malfurion fu sul punto di svenire, ma sapeva che questo a-
vrebbe comportato una terribile disfatta.
Le sue dita graffiarono una sacca, quella che conteneva il disco, e le voci
presero a sussurrare nella sua mente.
"Prendilo, usalo..." dicevano. " la tua unica speranza, la tua unica pos-
sibilit... afferra il disco... il disco..."
Una delle voci gli ricordava la voce che in precedenza aveva attribuito a
Krasus. Il druido afferr disperatamente la sacca e strinse l'Anima dei De-
moni nella mano.
All'istante, si sent pervaso da un senso di sicurezza. L'elfo della notte
fiss il volto demoniaco che lo sovrastava.
Vuoi della magia... te ne dar un po'!
Fece aderire l'Anima dei Demoni a uno dei tentacoli.
Gli occhi della bestia ferale si gonfiarono e cos il suo corpo, che divent
un sacco ricolmo fino al punto di scoppiare. In preda alla disperazione, la
creatura tolse le ventose dal petto di Malfurion.
Un attimo dopo esplose.
Frattaglie di demone coprirono Malfurion, ma lui non vi fece quasi caso.
Sollevatosi in piedi, il druido utilizz il potere del disco per ripulirsi dalla
sporcizia. Si guard attorno e vide Brox alle prese con ben due Guardie
Ferali. Una era ferita, ma era chiaro che l'orco fosse ancora in svantaggio.
Malfurion punt con disinvoltura il disco contro la creatura che riusc a
vedere pi chiaramente.
Un fascio di luce dorata emerse dall'Anima dei Demoni e avvolse il
guerriero demoniaco. La creatura rugg, poi svan in un cumulo di polvere.
L'altra Guardia Ferale esit. Brox non aveva bisogno d'altro: la sua ascia
magica affond in profondit nel petto del demone, oltre l'armatura.
Non appena il secondo avversario croll, Brox si volt. Malfurion si di-
resse verso il compagno con un sorriso molto soddisfatto sul volto.
 andata bene osserv.
Ma Brox non sembrava cos entusiasta. Il suo sguardo si spost sul di-
sco.
Ci riemp Malfurion di un'improvvisa diffidenza. Le voci ritornarono,
pi forti che mai.
"Lui desidera il disco... vorrebbe averlo tutto per s... ma appartiene a
te... soltanto tu puoi usarlo per porre ordine nel mondo..."
Druido disse l'orco. Non dovreste pi usarlo. Quell'oggetto rappre-
senta il male.
Ha appena salvato le nostre vite!
Druido...
Malfurion indietreggi, tenendo l'Anima dei Demoni bene in vista. Tu
vuoi i suoi poteri! Vorresti prenderlo!
Io? Io non voglio avere nulla a che fare con quell'orrore.
Stai mentendo! Le voci lo aizzavano suggerendogli quel che doveva
dire. Tu vuoi sottrarre il comando della Legione Infuocata ad Archimon-
de e al suo padrone! Vuoi che conquistino Kalimdor per te! Ma io non lo
permetter! Scatener fuoco e fiamme pur di impedirtelo!
Druido! Ma sentite quel che state dicendo? Le vostre parole... non han-
no alcun senso...
Non puoi averlo! E punt il disco contro l'orco.
"Devi distruggerlo... devi distruggerli tutti... chiunque voglia il disco... e
voglia sottrarlo dalle tue mani..."
Brox rimase immobile. Non balz sull'elfo, non sollev nemmeno l'ascia
per attaccare o per difendersi. Si limit a osservarlo e attendere, rimettendo
il proprio destino nelle mani di Malfurion.
Infine, il druido si rese conto di quel che era sul punto di compiere. Sta-
va per uccidere Brox soltanto per tenere con s l'Anima dei Demoni.
Disgustato, Malfurion lasci cadere il disco inquietante e si ritrasse. Os-
serv nuovamente il suo compagno e cerc un modo appropriato per scu-
sarsi per quel che era stato sul punto di fare.
Il guerriero incanutito scosse la testa per indicare che non attribuiva al-
cuna colpa all'elfo.
Il disco brontol.  colpa del disco.
Malfurion non gradiva l'idea di toccarlo di nuovo, ma dovevano portarlo
con loro. Krasus avrebbe saputo sicuramente come gestire al meglio la
mostruosa creazione del drago nero,. Bastava soltanto ritrovarlo.
Malfurion riusc a localizzare un pezzo di stoffa libera, e si chin per
raccogliere l'Anima dei Demoni. In cuor suo, sapeva che la stoffa non rap-
presentava un'autentica protezione contro le insidie del manufatto, ma non
disponeva di altro. Per cercare di sconfiggerle, insieme alle subdole voci
che sembravano far parte del disco, l'elfo della notte cerc di concentrarsi
sugli affetti a lui pi cari. Se fosse caduto vittima dell'Anima dei Demoni,
avrebbero pagato tutti con le loro vite. Prima di ogni altro, apparve nella
sua mente Tyrande, gi di per s una vittima. Malfurion era profondamente
incerto sul fatto che usare l'Anima dei Demoni potesse in qualche modo
trarla in salvo. Viceversa, era pi probabile che il druido avrebbe finito per
ucciderla proprio come era quasi accaduto con Brox.
Ringrazi Cenarius, i cui insegnamenti miti e saggi lo avevano aiutato a
dargli la forza per distogliersi dalle voci. L'Anima dei Demoni era un a-
bominio nei confronti del mondo naturale e, dunque, un abominio nei con-
fronti del cammino druidico.
Dobbiamo fuggire da questo posto, Brox disse raddrizzandosi. Non
possiamo sapere quanti altri demoni potrebbero sopraggiungere qui...
I suoi occhi si spalancarono nel vedere delle mani grottesche emergere
dal terreno e afferrargli i piedi. Con sorprendente velocit, afferrarono
Malfurion per le caviglie e lo tennero immobile dove si trovava.
L'orco si lasci sfuggire un grugnito e fece per aiutarlo. Tuttavia, riusc a
malapena a compiere un passo e anche i suoi piedi vennero afferrati da al-
tre mani. Impavido, Brox si avvent su una che lo bloccava e la spost. Ma
ci riusc a fargli guadagnare soltanto un passo, prima che altre due mani
riafferrassero il piede libero.
Nel frattempo, Malfurion si ritrov indeciso se utilizzare l'Anima dei
Demoni, ancora avvolta dalla stoffa racchiusa nel suo palmo, o invocare le
forze naturali che Cenarius gli aveva insegnato a utilizzare. Quell'esitazio-
ne gli fu fatale, poich un velo di oscurit all'improvviso ricopr i suoi oc-
chi e qualcosa di simile a una museruola di ferro gli serr la bocca. L'Ani-
ma dei Demoni scivol dalla sua presa ormai molle, ed emise un tonfo sul
terreno.
Malfurion ud Brox ruggire in preda allo sdegno e il clangore dell'ascia
che si abbatteva sulla pietra. Poi, ci fu un tonfo sonoro e l'orco si fece spa-
ventosamente silenzioso.
Li hai lasciati in vita. Perch? chiese una voce che apparteneva a un
elfo della notte, ma tuttavia lasciava trapelare la furia di un demone.
Queste due creature saranno di enorme interesse per il nostro signo-
re...
Malfurion trasal al suono della seconda voce. "Non pu essere..."
Ud qualcosa atterrare lieve sul terreno, seguito da rumori di passi che si
avvicinavano a lui. Vi fu un suono graffiante allorch la figura raccolse
quella che non poteva che essere la malefica creazione del drago.
Non  un granch a un primo sguardo comment colui che era vicino
a Malfurion. Quasi come un ripensamento, giunsero le parole che diedero
conferma al tremendo timore di Malfurion. Ciao, fratello...
Capitolo dieci
Krasus imprec non appena avvert il disastro compiersi nel rifugio del
drago nero. Cerc con tutte le sue forze di individuare ogni incantesimo
lanciato da Deathwing nel nascondiglio dell'Anima dei Demoni ma, nono-
stante tutto, dovette ammettere di essere stato superato in astuzia.
Cosa ben peggiore, il suo collegamento con il druido e l'orco era stato
interrotto, e non da una magia creata dal drago nero. Una forza oscura, a
suo modo altrettanto terribile quanto quella emanata da Deathwing, si era
intromessa fra il mago e i suoi compagni... e Krasus aveva un terribile pre-
sentimento riguardo alla sua natura.
Perfino per la maggior parte dei draghi, nati agli albori del mondo, gli
Dei dell'Antichit esistevano soltanto nel mito. Ma grazie alla sua perenne
curiosit, Krasus sapeva che erano ben pi di semplici leggende.
Secondo i racconti tramandati, tre entit oscure avevano governato su un
caos assoluto, inconcepibile persino per i signori della Legione Infuocata.
Avevano governato sul piano primigenio fino all'arrivo dei creatori del
mondo. C'era stata una guerra di proporzioni cosmiche e, alla fine, gli Dei
dell'Antichit erano stati sconfitti.
Le tre divinit erano state confinate nell'eterna carcerazione, lontani da
tutto e privati per sempre dei loro poteri. Quell'atto avrebbe dovuto costitu-
ire la fine dell'epopea, ma armai Krasus sospettava che gli Dei dell'Anti-
chit avessero in qualche modo trovato una via per raggiungere il piano
mortale e cercare qualcosa in grado di donar loro la libert.
"Tutto comincia ad avere un senso" cap il mago mentre risaliva lungo il
paesaggio roccioso alla ricerca dei suoi amici. "Nozdormu... la falla nel
Tempo, la nostra venuta nell'epoca degli elfi della notte e della Legione In-
fuocata... il Pozzo dell'Eternit... e perfino la creazione dell'Anima dei
Demoni..."
Gli Dei dell'Antichit stavano creando il modo che avrebbe aperto loro i
cancelli della prigione... e se ci fosse accaduto, perfino Sargeras sarebbe
stato costretto a implorare la propria morte per trovare la quiete.
Bastava che sconquassassero il tempo e avrebbero distrutto il luogo che
li imprigionava. Forse avevano anche in mente di cambiare il corso degli
eventi che avevano condotto alla loro disfatta. Gli era difficile intuire l'e-
satta portata delle loro intenzioni, poich erano creature pi possenti di lui
tanto quanto lui stesso lo era rispetto a un verme. Tuttavia, almeno il loro
scopo iniziale l'aveva individuato.
"Devo avvertire Alexstrasza!" Krasus pens istintivamente. Gli Aspetti
erano le creature pi potenti esistenti sul piano mortale. Se c'era qualcuno
che aveva delle possibilit di sconfiggere gli Dei dell'Antichit, questi era-
no gli Aspetti. Krasus maledisse la follia che aveva trasformato Neltharion,
il Guardiano della Terra, in Deathwing il Distruttore. Messi insieme, tutti e
cinque gli Aspetti rappresentavano una forza capace di sconfiggere quelle
entit malvagie. Se non fosse stato per il tradimento di Neltharion...
Krasus scivol, e quasi cadde dal crinale su cui si trovava in quel mo-
mento. Com'erano perversi gli Dei dell'Antichit! Erano stati loro a cor-
rompere la mente di Neltharion, e con pi di un intento! Gli Dei dell'Anti-
chit non solo l'avevano trasformato in una marionetta che li avrebbe aiu-
tati a fuggire, ma avevano altres separato, e dunque indebolito, i loro cin-
que potenziali nemici. Privati della presenza di Neltharion, gli altri quattro
Aspetti non rappresentavano una minaccia altrettanto insidiosa.
Cosa ben peggiore, avevano anche fatto in modo di tenere Nozdormu
occupato, senza dubbio un ulteriore tassello dei loro piani. Krasus si fer-
m, e ricadde contro il versante della montagna. Era troppo. I tre dei ave-
vano dispiegato troppo tempo e troppi sforzi, disponendo troppe pedine e
nascondendo fin troppo bene le loro macchinazioni. Come avrebbe potuto
qualcuno, men che meno lui, distruggere i loro malvagi disegni?
In che modo?
Krasus era talmente sopraffatto da tale consapevolezza da non rendersi
conto della presenza di una grossa ombra scura, finch questa non oscur
completamente il paesaggio che gli era attorno.
Deathwing si blocc in cielo. Tu!
E il drago mostruoso emise un forte respiro.
Se si fosse trattato di una qualsiasi altra creatura, il tutto si sarebbe con-
cluso con la caduta di un cumulo di ossa carbonizzate al suolo, rapidamen-
te travolte da un fiume ribollente di terreno fuso. Ma, poich conosceva fin
troppo bene Deathwing, il mago reag in tempo... appena in tempo.
Non appena la furia delirante di Deathwing si abbatt su di lui, la figura
avvolta da una tunica si ripar dietro una muraglia di pura luce dorata. Il
fiato del drago nero si abbatt contro lo scudo protettivo senza piet... e
tuttavia la barriera riusc a resistere. Krasus lott, cerc di mantenersi in
equilibrio, e sud per lo sforzo. Ogni briciolo del suo essere gridava affin-
ch cedesse, ma lui non lo fece.
Infine, fu l'orrore alato che gli era sopra a fermarsi, ma soltanto per pre-
parare un altro attacco. Ma quell'esitazione fu sufficiente per consentire a
Krasus di reagire.
L'oggetto della furia di Deathwing sollev le braccia e svan.
Non era in grado di affrontare il temibile gigante direttamente. L'esito di
un simile scontro sarebbe stato fin troppo ovvio. Perfino al massimo delle
forze, Krasus non era che un semplice consorte di un Aspetto, non uno dei
cinque draghi supremi. La prodezza era una qualit nobile, ma non di fron-
te a probabilit di vittoria cos scarse.
Krasus si materializz nelle vicinanze della montagna a sud di quella
dalla quale era fuggito. Croll contro una roccia e riprese fiato. Lo sforzo
compiuto per deviare l'assalto dell'avversario e insieme per trasferirsi al-
trove tramite un incantesimo l'aveva enormemente provato. A dire il vero,
aveva creduto di riapparire molto pi distante dall'altro drago.
Ti trover! grid il gigante nero e il suo urlo riecheggi per tutte le
montagne. Non mi sfuggirai!
Krasus aveva a suo favore il fatto che Deathwing fosse ormai cos acce-
cato dalla rabbia da non concentrare pi i propri poteri come avrebbe do-
vuto. Il mago percep che la magia dell'altro stava scrutando l'ambiente
circostante, ma la sent agire in modo superficiale, estesa cos ad ampio
raggio da permettere al mago di ripararsi facilmente dietro uno scudo pro-
tettivo.
Krasus si rialz a fatica, e riprese a camminare verso il basso. Pi proce-
deva raso terra, pi avrebbe avuto possibilit di scampare alla furia nemi-
ca.
Non aveva idea di cosa fosse accaduto ai suoi compagni. Tuttavia, era
certo del fatto che fossero sfuggiti alla caccia di Deathwing, altrimenti il
drago nero non si sarebbe scomodato a inseguire lui. Era chiaro che Dea-
thwing fosse ancora alla ricerca del suo prezioso disco e che credesse fosse
in possesso di Krasus.
Ci era sicuramente meglio. Se sacrificare la propria vita fosse servito a
permettere agli altri di recuperare l'Anima dei Demoni, che fosse. Rhonin
avrebbe saputo come agire.
Krasus si affrett lungo la zona montuosa, e per quanto si sentisse esau-
sto si muoveva con maggiore agilit di qualsiasi elfo o umano. Nel frat-
tempo, Krasus si mise all'erta per l'eventuale ritorno di Deathwing, notan-
do con il suo udito speciale i punti in cui il folle titano sfrecciava.
Ad un certo punto, Deathwing gli vol sopra e Krasus si acquatt contro
un massa rocciosa mentre il gigante lo superava. Deathwing sprigion del-
le fiammate sparse su tutto il paesaggio, senza avvedersi del fatto che la
sua furia gli si stava ritorcendo contro.
Poi, il drago nero fece quel che Krasus temeva. Evidentemente, convinto
di aver esaminato a fondo la zona, Deathwing vir e ritorn in direzione
del suo rifugio montuoso. Krasus dubitava fortemente che il gigante nero
avesse desistito cos presto... e ci significava che intendeva cercare l'A-
nima dei Demoni ovunque!
Temendo per la sorte di Malfurion e Brox, Krasus fiss la sagoma che si
allontanava e si concentr.
Da ogni direzione, le macerie causate dalle precedenti fiammate del dra-
go nero s'innalzarono nel cielo e presero a colpire Deathwing. Dei blocchi
massicci di roccia, alcuni dei quali grossi quanto la testa del drago stesso,
lo colpirono duramente. Deathwing gett un urlo di dolore nel deviare con
fare confuso verso una montagna, evitando per un pelo di scontrarsi contro
la roccia.
Krasus si volt e prese a correre.
Veloce. Sempre pi veloce.
Il grido che rimbombava alle sue spalle dava ampia prova del fatto che
Deathwing fosse caduto nella trappola. Krasus non si preoccup di guar-
darsi indietro, poich i suoi sensi magici l'avevano gi avvertito del rapido
avvicinamento dell'avversario.
Tutto doveva essere calcolato alla perfezione per quel che Krasus aveva
in mente di fare. Doveva quasi arrivare al punto di sentire il terribile A-
spetto alitargli sul collo...
Ti ridurr in cenere! tuon il mostruoso nemico. In cenere!
Deathwing non temeva d intaccare la sua preziosa creazione, l'Anima
dei Demoni concepita in modo da contenere gli elementi pi atroci esisten-
ti al mondo. V'era dell'ironia nel fatto che, in un dato futuro, sarebbe stata
una scaglia della pelle del drago nero a rappresentare la debolezza del di-
sco... poich una parte del corpo di Deathwing era l'unica cosa capace di
distruggere la sua mostruosa creazione.
Krasus aveva meditato sul modo per causare la distruzione dell'Anima
dei Demoni l nel passato, ma temeva che un simile atto si sarebbe rivelato
troppo pericoloso per una struttura temporale gi instabile. Era meglio la-
sciare che fossero i draghi a prenderla, come previsto dalla storia, e sperare
che essa seguisse il suo normale corso, ammesso che ci fosse possibile.
Deathwing si fece vicino... sempre pi vicino... Il drago nero evidente-
mente voleva assicurarsi che la nuova fiammata avrebbe sortito il suo ef-
fetto.
"Ci siamo" pens il mago facendosi teso e preparandosi ad agire.
Ud il suono inconfondibile del suo inseguitore, pronto a scatenare un'al-
tra ondata di lava fusa su di lui.
Krasus digrign i denti...
Si ud un suono zampillare... e la zona in cui la figura avvolta dal man-
tello si trovava rimase travolta da lava rovente.
Il Guardiano della Terra si libr nel cielo, e la sua risata era in piena sin-
tonia con la follia che lo pervadeva. Comp un cerchio attorno alla regione,
ora illuminata dalla roccia di un arancio infuocato. Pure forze magiche,
parti della massa infuocata da lui generata, rendevano impossibile localiz-
zare il disco, ma Neltharion poteva attendere.
Assapor l'orrenda disfatta del misterioso mago, un protetto di Alexstra-
sza che era gi stato sul punto di sconvolgere i suoi piani in passato. Era un
peccato che non sarebbe rimasto nulla di quella creatura, poich al drago
nero sarebbe piaciuto conservarne un ricordo da presentare alla Regina
della Vita prima di trasformarla nella sua concubina. Neltharion aveva per-
cepito la vicinanza fra le due creature, quasi come se quel Krasus fosse sta-
to uno dei suoi favoriti al pari dell'insipido e irritante Korialstrasz.
Tuttavia, l'unica cosa che contava era che la creatura fosse morta e che il
disco sarebbe tornato in suo possesso. Doveva soltanto essere paziente.
L'Anima dei Demoni doveva senza dubbio essere l vicino, sotterrata dal
magma e in attesa di ricongiungersi con lui.
Ma poi... un piccolo pensiero fastidioso incrin la sua fantasticheria.
Neltharion riflett meglio sui modi subdoli utilizzati della sua preda e al
modo in cui lui e i suoi compagni era riusciti a sottrargli il disco.
Il drago precipit in basso, cercando di percepire la sua amata creazione
attraverso le energie caotiche che si sprigionavano dal magma. Ancora non
riusciva a percepirlo, ma doveva trovarsi da qualche parte. Doveva esser-
ci...
Krasus apparve ad alcune miglia di distanza, e avvert ancora il calore
opprimente dell'attacco di Deathwing sulla pelle. Si adagi sul terreno,
consapevole del fatto che ancora una volta non era riuscito a riapparire co-
s lontano come avrebbe voluto.
Ora che il nemico lo credeva morto, Krasus poteva riposarsi a sufficien-
za da raccogliere le forze per raggiungere i suoi compagni.
Completamente esausto, il mago si distese sul terreno roccioso. I primi
raggi di luce si distribuirono su quel poco di orizzonte che riusciva a vede-
re. In quel luogo non avrebbero fatto altro che segnalare una vaga distin-
zione fra giorno e sera. Tuttavia, Krasus li accolse con benevolenza, poi-
ch, essendo membro dello stormo rosso, era una creatura che rappresen-
tava la Vita, e la Vita scorreva al meglio con la luce del sole. Non appena i
suoi occhi si adattarono alle nuove condizioni di illuminazione, il mago fi-
nalmente si concesse un po' di riposo, almeno per il momento.
E fu proprio allora che una voce cavernosa tuon dall'alto con aria trion-
fante: Ah! Ti ho trovato finalmente!.
La fame cominci ad attanagliare lo stomaco di Tyrande, e ci non era
affatto un buon segno. Madre Luna l'aveva sostenuta per molto tempo, ma
v'era un tale bisogno di Elune in tutta Kalimdor che in quel momento non
poteva concentrarsi su una singola sacerdotessa. Se ve ne fosse stato biso-
gno, le sacerdotesse avrebbero sempre dovuto sacrificarsi per prime.
Tyrande non lo considerava un tradimento. Ringrazi Elune per tutto
quello che aveva fatto per lei. Ora avrebbe dovuto contare unicamente sul-
le proprie, misere forze, ma l'addestramento ricevuto nel tempio le sarebbe
stato d'aiuto.
Ogni sera, nel momento in cui il sole tramontava, uno degli Eletti le por-
tava una ciotola di cibo. Quella ciotola e il suo contenuto - un intruglio
marrone che Tyrande sospettava fosse composto dagli avanzi dei pasti dei
suoi carcerieri - rimanevano intatti sul pavimento accanto alla sfera.
Tyrande doveva unicamente dire che aveva fame e la sfera sarebbe scesa
magicamente. Allora avrebbe fatto in modo che il cucchiaio d'avorio abbi-
nato alla ciotola ne spostasse il contenuto attraverso la barriera.
Considerato che Lady Vashj la desiderava morta, Tyrande era doppia-
mente grata del fatto di non aver ingerito nulla finora. Tuttavia, in quel
momento, la sostanza ghiacciata nella ciotola le sembrava molto appetito-
sa. Un singolo morso sarebbe stato sufficiente perch recuperasse le pro-
prie forze per un giorno ulteriore; la ciotola intera le sarebbe bastata per
una settimana, forse anche pi.
Ma non poteva mangiare senza l'assistenza di qualcuno, e non aveva al-
cuna intenzione di farlo. Sarebbe stato segno di debolezza e i demoni ne
avrebbero sicuramente approfittato.
Qualcuno apr la porta serrata a chiave. Tyrande si affrett a distogliere
lo sguardo dal cibo, per non dare a vedere in alcun modo il suo stato di in-
debolimento.
Con espressione greve, una guardia spalanc la porta per far entrare un
Eletto che la prigioniera non aveva mai visto prima. I suoi abiti sgargianti
risplendevano ed era chiaro che l'elfo fosse ben consapevole di essere at-
traente. Diversamente da molti appartenenti alla sua casta, possedeva una
corporatura piuttosto massiccia. Pi impressionanti, per, erano la sua car-
nagione, di un violaceo pallido, e soprattutto la sua chioma, castano chiaro
con delle strisce dorate, qualcosa che Tyrande non aveva mai visto. Tutta-
via, come tutti gli altri Eletti, aveva in volto un'espressione estremamente
sprezzante, soprattutto quando si rivolse alla guardia.
Lasciaci soli.
Il soldato era fin troppo entusiasta di allontanarsi dalla presenza dell'in-
cantatore. Chiuse la porta dietro di s, poi se ne and con passo marziale.
Santa badessa la salut l'Eletto rivolgendole un vago cenno con la
stessa affabilit riservata alla sentinella. Potreste rendere questa situazio-
ne molto pi confortevole per voi.
Ho il sostegno di Madre Luna. Non desidero e non ho bisogno di nul-
l'altro.
L'espressione sul volto dell'Eletto mut in maniera indefinibile, ma in
ci Tyrande colse un barlume di qualcosa di simile al rimorso. La sacerdo-
tessa riusc a malapena a non trasalire. Aveva creduto che tutti gli Eletti
fossero diventati degli schiavi governati dal signore dei demoni e da A-
zshara, ma il nuovo venuto denotava che la situazione potesse essere di-
versa.
Sacerdotessa... prese a dire l'Eletto.
Potete chiamarmi Tyrande lo interruppe per far s che le aprisse il suo
cuore. Tyrande Whisperwind.
Sorella Tyrande, mi chiamo Dath'Remar Sunstrider rispose l'Eletto
con un certo orgoglio. La mia stirpe  devota al trono da venti generazio-
ni...
Un lignaggio davvero illustre. Avete buoni motivi per esserne fiero.
Lo sono, infatti. Tuttavia, mentre diceva cos, il volto di Dath'Remar
si rabbui. Dovrei esserlo aggiunse.
Tyrande si rese conto di aver fatto breccia. Dath'Remar voleva chiara-
mente qualcosa. Gli Eletti sono sempre stati dediti al giusto mantenimen-
to del regno, vegliando sul popolo e sul Pozzo. Sono certa che i vostri avi
non troverebbero nulla da ridire sui vostri sforzi.
Ancora una volta, il viso dell'Eletto venne attraversato da diverse ombre.
Dath'Remar all'improvviso si guard attorno. Sono giunto per vedere se
riuscivo a convincervi a mangiare qualcosa, santa madre. Raccolse la cio-
tola. Ve ne offrirei di pi, ma  l'unica quantit che permettono.
Vi ringrazio, Dath'Remar, ma non ho fame.
Nonostante i desideri di qualcuno, non v' alcun veleno n droga qui
dentro, Sorella Tyrande. Ve lo posso assicurare. L'Eletto di alto lignaggio
port il cucchiaio all'altezza delle labbra e inger parte della sostanza mar-
rone. Immediatamente, fece una smorfia. Ci di cui non posso rassicurar-
vi  il sapore... e me ne scuso. Meritereste di meglio.
Tyrande riflett un attimo, poi, decisa a rischiare, disse: Molto bene.
Manger.
La sfera reag alle sue parole e scese. Dath'Remar osserv senza mai di-
stogliere lo sguardo dalla sacerdotessa. Se non avesse amato un altro,
Tyrande avrebbe trovato l'Eletto molto attraente. Non aveva la frivolezza
tipica di altri appartenenti alla sua casta.
Dath'Remar prese una bella cucchiaiata della zuppa e l'avvicin al volto
di Tyrande. Il cucchiaio e il suo contenuto s'illuminarono leggermente nel
penetrare il velo verde che la circondava.
Dovreste chinarvi leggermente in avanti le consigli Dath'Remar. La
sfera non permette alla mia mano di oltrepassare la barriera.
La sacerdotessa fece come le veniva chiesto. Dath'Remar aveva detto la
verit nel dire che il cibo era disgustoso, ma ciononostante Tyrande era
stata segretamente lieta di averlo ingerito. All'improvviso, la fame sembr
farsi dieci volte pi intensa, ma fu molto attenta a nascondere tale verit
all'altro elfo. L'Eletto poteva anche provare piet per la sua situazione, ma
era comunque un servitore di Azshara e del signore della Legione.
Dopo un secondo boccone, l'Eletto os parlare di nuovo. Se solo cessa-
ste di opporre resistenza, sarebbe molto meglio. Altrimenti, si stancheran-
no di voi. Se ci dovesse accadere, Sorella, temo che il vostro non sarebbe
un lieto destino.
Devo seguire quel che Madre Luna mi dice di fare, ma vi ringrazio per
il vostro sentito interesse, Dath'Remar.  confortante sapere che vi sono
creature cos in uri luogo come il palazzo.
L'Eletto chin il capo da un lato. Ve ne sono anche altre, ma sappiamo
quali sono i rischi e dunque non parliamo a sproposito.
Tyrande lo osserv con attenzione e decise che era giunto il momento di
saperne di pi. Ma la vostra lealt alla regina  fuori questione.
L'alta figura sembr aver subito un affronto. Naturalmente! Poi, cal-
mandosi un poco, aggiunse: Ma temiamo che le sue opinioni non siano
cos assennate come un tempo. Non presta ascolto alle nostre parole, e al
fatto che noi comprendiamo il Pozzo e i suoi poteri fino in fondo, e prefe-
risce prestare ascolto a degli estranei. Tutto il nostro sapere  stato messo
da parte soltanto per permettere al signore della Legione di giungere fra
noi! Stiamo tentando di raggiungere tali livelli, io....
Dath'Remar serr le labbra, poich si era finalmente reso conto del tono
che aveva utilizzato. Con tetra determinazione, riprese a nutrire Tyrande in
silenzio. La sacerdotessa non disse nulla, ma aveva sentito a sufficienza.
L'Eletto era giunto fin l pi per se stesso che non per lei. Dath'Remar ave-
va cercato in qualche modo di confessarsi per liberarsi di parte del tumulto
interiore che affollava la sua mente.
Prima ancora che Tyrande se ne rendesse conto, la ciotola si era svuota-
ta. Dath'Remar stava per riporre via il contenitore quando lei lo ferm per
chiedergli: Potrei avere anche dell'acqua?.
Nel pasto era stata inclusa una piccola borraccia ma, come per il cibo,
Tyrande non l'aveva mai toccata. Con una trepidazione che rivelava il suo
desiderio di non porre ancora fine alla loro conversazione, Dath'Remar af-
ferr rapidamente la borraccia. Ne apr l'estremit e gliel'avvicin, per sco-
prire che la barriera ne impediva il passaggio.
Perdonatemi mormor. Me n'ero dimenticato.
L'Eletto vers dell'acqua nella ciotola, poi, come aveva fatto per il pasto,
gliene diede una cucchiaiata. Tyrande impieg un secondo prima di osar
riprendere a parlare.
Dev'essere strano lavorare fianco a fianco con i satiri, che un tempo e-
rano nostri simili. Devo confessare che sono un po' turbata dalla loro pre-
senza.
Sono dei prescelti elevati a uno stadio superiore grazie al potere di Sar-
geras, in modo da servirlo al meglio. La risposta giunse in maniera tal-
mente automatica che la sacerdotessa non pot fare a meno di capire che
Dath'Remar l'avesse ripetuta tante volte... forse anche a se stesso.
E voi non siete stato scelto?
Il suo sguardo si fece cupo. Ho rifiutato, sebbene l'offerta fosse... allet-
tante. Io intendo servire in principal modo la regina e il trono. Non deside-
ro essere uno di quei... uno di loro.
Senza preavviso, allontan la ciotola e il cucchiaio. Tyrande si morse il
labbro, e si chiese se dovesse ricredersi su di lui. Tuttavia, non aveva mol-
to altro su cui concentrare la sua attenzione. Dath'Remar Sunstrider rap-
presentava la sua unica possibilit.
Ora devo andare sentenzi la figura con indosso il mantello. Sono
gi rimasto troppo a lungo.
Spero che tornerete a trovarmi.
Lui scosse la testa con decisione. Non torner. No. Non lo far.
Dath'Remar si volt, ma prima che potesse andar via, la sacerdotessa
disse: Sono l'orecchio di Elune, Dath'Remar. Se c' qualcosa che vorresti
dirle, sar qui ad ascoltarti. Non riveler nulla di ci che dirai. Le tue paro-
le non giungeranno a nessun altro dopo la mia morte.
L'incantatore volse di nuovo lo sguardo su di lei e, sebbene al principio
non disse nulla, Tyrande intu di averlo convinto. Infine, dopo molta esita-
zione, Dath'Remar rispose: Vedr cosa posso fare per portarvi un pasto
pi gustoso la prossima volta, Sorella Tyrande.
Che la benedizione di Elune possa scendere su di te, Dath'Remar Sun-
strider.
L'elfo chin il capo, poi and via. Tyrande ud i suoi passi allontanarsi.
Attese che le sentinelle tornassero per farle da guardia, ma non appena si
riavvicinarono, si limitarono ad assumere la posizione di prima, come
sempre.
A quel punto, per la prima volta dal momento della sua cattura, Tyrande
si concesse un breve sorriso.
Capitolo undici
Per Brox il legame di sangue rappresentava un'unione imprescindibile.
Sigillava giuramenti, stabiliva alleanze e contrassegnava un vero guerriero
durante la battaglia. Infrangere un patto di sangue era uno dei crimini pi
terribili da concepire.
E il fratello del druido l'aveva appena commesso.
L'orco scrut Illidan Stormrage con un disprezzo che riservava a poche
altre creature. Perfino i demoni erano degni di maggiore rispetto, poich
non erano che fedeli alla propria natura, per perversa e malvagia che fosse.
Invece, in quel momento davanti a lui c'era una creatura che aveva com-
battuto al suo fianco, un essere che era il gemello di Malfurion e che a-
vrebbe dunque dovuto condividere il suo amore e la sua preoccupazione
per i propri compagni. Illidan, tuttavia, viveva unicamente per il potere e
nulla, compresi i parenti pi stretti, poteva cambiare questa realt.
Se non avesse avuto le braccia legate, l'orco si sarebbe sacrificato volen-
tieri afferrando l'incantatore e spezzandogli il collo. Qualsiasi errore potes-
se aver commesso, l'orco non avrebbe mai tradito gli altri di sua volont.
Per quel che riguardava Malfurion, il druido procedeva barcollando ac-
canto al guerriero incanutito. Con le braccia legate dietro la schiena e cor-
de attorno alla vita che li trainavano al seguito delle pantere della notte, i
due riuscivano a malapena a reggersi in piedi. Il fratello di Illidan aveva
anche uno svantaggio ulteriore, poich il suo gemello traditore non aveva
ancora eliminato l'incantesimo che lo privava della vista. Con gli occhi co-
perti da piccole ombre scure che nessuna luce era in grado di penetrare,
Malfurion continuava a muoversi faticosamente e a cadere, graffiandosi e
ferendosi costantemente, e in un caso rischiando perfino di sbattere la testa
contro una roccia.
Ma l'incantatore bendato non mostrava la minima piet. Ogni volta che
Malfurion inciampava, Illidan si limitava a tirare la corda finch il druido
non riusciva a rimettersi in piedi. Poi, le guardie al seguito dei prigionieri
li incitavano a proseguire e il cammino riprendeva il suo corso.
Brox pos lo sguardo sull'ascia, che pendeva dal felino su cui viaggiava
l'ufficiale sfregiato. L'orco aveva gi individuato in quel Capitano Va-
ro'then il loro obiettivo principale, se le circostanze avessero permesso a
lui e a Malfurion di liberarsi. I guerrieri demoniaci erano pericolosi, senza
dubbio, ma erano privi della perversa astuzia che Brox aveva colto nel ca-
pitano. Perfino Illidan, paragonato a lui, era pi innocuo per alcuni aspetti.
Tuttavia, se gli spiriti gliel'avessero concesso, Brox avrebbe ucciso en-
trambi.
Poi, se mai fosse stato possibile, avrebbero risolto il problema dell'Ani-
ma dei Demoni.
Curiosamente, non era Illidan ad averla con s. Alcuni attimi dopo che
l'incantatore l'aveva sottratta al fratello, il capitano si era avvicinato all'elfo
traditore, aveva allungato la sua mano guantata e aveva domandato a Illi-
dan di consegnargli il disco. Cosa ancor pi curiosa, il fratello di Malfu-
rion aveva obbedito senza una parola di protesta.
Ma simili misteri non potevano interessare pi di tanto il guerriero dalla
pelle verde. L'unica cosa che sapeva era che doveva uccidere quei due ne-
mici per poi prelevare l'Anima dei Demoni dal cadavere di Varo'then. Sen-
za dubbio, per far questo, l'orco doveva innanzitutto liberarsi delle corde e
probabilmente lottare contro i demoni.
Brox sbuff in segno di auto derisione. Gli eroi dei racconti epici erano
sempre in grado di realizzare simili imprese, ma era improbabile che lui vi
riuscisse. Il Capitano Varo'then era molto abile nell'utilizzare la corda. A-
veva legato i prigionieri in maniera fin troppo efficace.
Camminarono senza sosta, e presto il rifugio del drago nero fu lontano.
Tuttavia, Brox non procedeva con la stessa sicurezza del Capitano Va-
ro'then e di Illidan. Era sicuro che Deathwing li avrebbe trovati. Era un mi-
stero il fatto che il colosso nero non fosse gi apparso. Qualcosa forse lo
aveva distratto?
Brox spalanc gli occhi, emettendo un grugnito in seguito alla propria
ignoranza. Infine comprese. S, qualcosa lo aveva trattenuto. Qualcosa, o
piuttosto... qualcuno. "Krasus!"
Brox intuiva perfettamente il genere di sacrificio che il mago poteva a-
ver intrapreso. "Venerabile, vi auguro ogni bene. Canter per voi... nel po-
co di vita che mi resta."
Dannazione!
Brox si volt appena in tempo per vedere Malfurion che cadeva di nuo-
vo. Questa volta, per, il druido riusc a torcersi, e invece di atterrare fron-
talmente, cadde su un fianco. Quell'azione lo salv dal ferirsi il naso, seb-
bene avesse chiaramente danneggiato ogni osso del proprio corpo.
Per quanto ci provasse, l'orco non pot far nulla per aiutare l'elfo caduto.
Digrign i denti e fiss Illidan. Ridonagli la vista, cos camminer me-
glio!
L'incantatore si sistem la benda sugli occhi. Brox vide abbastanza per
capire che la sua vista doveva aver subito qualcosa di terribile.
Ridonargli la vista? Perch dovrei?
Mi costa ammetterlo, ma la bestia ha ragione lo interruppe all'improv-
viso il Capitano Varo'then. Vostro fratello rallenta troppo il nostro cam-
mino! O lasciate che io lo sgozzi in questo stesso istante, oppure ridategli
la vista cos che possa vedere il sentiero!
Illidan gli rivolse un sorriso sardonico. Due scelte allettanti! Oh, va be-
ne! Portatelo qui!
Due demoni spinsero Malfurion avanti con la punta delle lance. Il druido
si raddrizz pi che pot e marci in segno di sfida in direzione del fratel-
lo.
Dai miei occhi ai tuoi mormor Illidan. Ti conceder ci di cui io
non ho pi bisogno.
E si tolse la benda.
I peli sul collo dell'orco si drizzarono non appena vide ci che la benda
nascondeva. Brox pronunci un giuramento agli spiriti. Perfino le mo-
struose guardie al suo fianco si mossero con aria inquieta.
Le ombre svanirono dalle orbite di Malfurion. Sbatt le palpebre, e vide
Illidan. Allora anche il druido rimase a bocca spalancata, in preda all'orro-
re per quel che era accaduto agli occhi del fratello.
Oh, Illidan... Malfurion riusc a dire. Mi dispiace cos tanto...
Per cosa? L'incantatore risistem con aria di sdegno la benda sulle ca-
vit immonde. Adesso dispongo di qualcosa di meglio! Delle capacit vi-
sive che tu potresti soltanto sognare di possedere! Non ho perduto nulla,
capisci? Nulla! All'ufficiale, Illidan comment sdegnoso: Adesso do-
vrebbe essere in grado di camminare. Credo anche che dovremmo riuscire
ad accelerare.
Varo'then sorrise, poi impart l'ordine di proseguire.
Malfurion inciamp in direzione dell'orco. Brox guid l'elfo della notte
fino a fargli avere un ritmo pi sostenuto, poi mormor: Mi dispiace per
vostro fratello....
Illidan ha scelto il suo destino disse il druido con un tono pi gentile
di quello che l'orco avrebbe utilizzato.
Ci ha tradito!
Tu credi? Malfurion fiss duramente la schiena del fratello. L'ha fat-
to davvero?
L'orco scosse la testa di fronte alle convinzioni del suo compagno e ac-
canton l'argomento.
Il gruppo prosegu nel suo viaggio; il giorno avvolto dalla foschia ormai
stava giungendo al tramonto. I loro nemici procedevano senza preoccupa-
zioni, ma Brox continuava a voltarsi alle spalle verso la catena montuosa,
sicuro che Deathwing sarebbe apparso da un momento all'altro.
Ditemi, incantatore esclam l'ufficiale sfregiato dopo pi di un'ora di
silenzio. Quel disco.  davvero in grado di realizzare tutto quello di cui ci
avete riferito?
Tutto, e anche di pi. Sapete ci che ha causato ai danni della Legione
e degli elfi... e perfino contro i draghi.
S... L'orco avvert la cupidigia presente nella voce di Varo'then. Solo
in quel momento not il modo in cui la mano dell'ufficiale continuava ad
accarezzare la sacca che conteneva l'Anima dei Demoni. Dunque  tutto
vero?
Chiedete ad Archimonde, se preferite.
Varo'then estrasse la mano dalla sacca. Il soldato aveva abbastanza as-
sennatezza da rispettare il potere del grande demone.
Dovrebbe risultare abbastanza potente da plasmare il portale in base ai
desideri di Sargeras prosegu Illidan. Il resto della Legione avr di con-
seguenza la possibilit di giungere a Kalimdor... e lo stesso Sargeras sar
alla guida delle schiere infernali.
Malfurion rimase a bocca aperta e perfino Brox emise un grugnito in se-
gno di repulsione. Si guardarono atterriti fra loro, pienamente consapevoli
del fatto che nessuna forza sarebbe stata in grado di contrastare il signore
dei demoni insieme a tutto il suo seguito.
Bisogna fare qualcosa... disse Brox a bassa voce tendendo i muscoli
per saggiare la resistenza delle corde.
Ho gi provveduto sussurr il druido. Dal momento in cui Illidan mi
ha restituito la vista. Non ero riuscito a concentrarmi in precedenza perch
cadevo in continuazione... ma adesso non c' nessun problema.
Assicuratosi che i demoni non prestassero ancora attenzione a lui, Brox
brontol: In che modo?.
Le pantere. Ho parlato con loro. Le ho convinte...
L'orco inarc le sopracciglia e ricord il modo in cui Malfurion si era
mentalmente rivolto agli animali in passato. Sono pronto, druido. Credete
che ci avverr presto?
 stata molto pi dura di quel che pensavo. Loro... le pantere sono state
corrotte dalla presenza della Legione, ma... credo che... s... che siano
pronte. Dovrebbero reagire da un momento all'altro.
Al principio, non vi fu alcun segno che la cosa avesse funzionato... ma
poi la cavalcatura del Capitano Varo'then si arrest. Il capitano le assest
un calcio, ma la pantera della notte non si mosse.
Che diavolo le  successo...
Varo'then non prosegu, poich la pantera all'improvviso indietreggi.
Preso alla sprovvista, l'ufficiale cadde dalla schiena della creatura.
Illidan prese a guardarsi alle spalle, ma poi la sua cavalcatura reag come
quella del capitano. Tuttavia, l'incantatore era pi preparato e, sebbene sci-
vol dalla sella, non cadde a rovescio.
Idiota! Illidan sbott, sebbene fosse impossibile capire a chi fosse ri-
volto il suo insulto. Stupido!
Brox reag nel momento in cui le pantere si erano ribellate ai loro cava-
lieri. Si avvent sulla cavalcatura del Capitano Varo'then alla ricerca del-
l'ascia. La pantera della notte lo favor girando il fianco verso di lui... sen-
za dubbio un ordine dato da Malfurion.
Brox si volt e accost le braccia legate all'estremit dell'ascia. La lama
aguzza recise le corde con facilit e procur unicamente un graffio sul
braccio dell'orco.
Brox afferr l'arma. Druido! Con me! Possiamo manovrare la pantera
per andarcene...
Ma la creatura balz oltre di lui. Buttandosi a testa bassa, si avvent
contro un Guardia Ferale che stava cercando di travolgere Malfurion. Gli
altri demoni indietreggiarono, momentaneamente incerti sul da farsi.
Nel frattempo, la pantera prese a rosicchiare le corde che legavano Mal-
furion. L'elfo della notte fiss Brox e grid: Non pensare a me! Prendi la
sacca, Brox! La sacca!.
L'orco volse lo sguardo per vedere dove fosse caduto Varo'then. L'uffi-
ciale del palazzo reale sedeva massaggiandosi la testa. La sacca che conte-
neva l'Anima dei Demoni pendeva ancora dalla sua cintola. Non sembrava
essersi accorto della vicinanza di Brox.
L'orco sollev l'ascia in alto e part alla carica del capitano. Tuttavia,
l'elfo sfregiato si riprese pi rapidamente di quanto Brox sperasse. La sotti-
le figura vide l'enorme sagoma verde dell'orco partire alla carica contro di
lei, e rotol immediatamente via. Non appena si rimise in piedi, Varo'then
estrasse la spada.
Vieni avanti, bestia informe lo schern l'elfo. Ti sventrer e ti getter
in pasto alle pantere... ammesso che la tua carne sia commestibile!
Brox abbass l'ascia... e se avesse colpito l'avversario, Varo'then sarebbe
morto spaccato in due. Il capitano, per, si muoveva simile a un lampo.
L'arma dell'orco spacc con violenza il terreno, lasciando un solco lungo
pi di novanta centimetri.
Varo'then balz in avanti e con la spada colp di lato il nemico. La lama
provoc un taglio rosso cremisi sulla spalla sinistra di Brox. L'orco ignor
il dolore nel sollevare un'altra volta l'ascia.
Con la coda dell'occhio, vide Malfurion dirigere il felino privo di cava-
liere contro le Guardie Ferali. Il primo demone si ritrasse, incerto se attac-
care o meno la cavalcatura di Varo'then. L'esitazione gli fu fatale, poich
l'enorme pantera lo butt gi un attimo dopo e gli lacer il collo.
Brox cerc di individuare Illidan, ma la necessit di tenere sotto control-
lo le mosse dell'avversario rese il compito impossibile. Sperava che Malfu-
rion stesse controllando il fratello. Bastava un suo incantesimo per spaz-
zarli via.
Brox rugg quando Varo'then gli provoc una ferita pi profonda sulla
stessa spalla.
L'elfo spalanc il volto in un ghigno. La prima regola in uno scontro 
quella di non distrarsi mai...
In risposta, l'orco fece oscillare pericolosamente l'ascia mancando per
poco la testa del soldato. Varo'then indietreggi facendosi pi serio in vol-
to.
Seconda regola: brontol Brox soltanto gli stolti parlano cos tanto
sul campo di battaglia.
All'improvviso si sent prudere per tutto il corpo. Brox rallent nei mo-
vimenti e ogni azione si fece sempre pi ardua da compiere. Gli sembr
come se l'aria circostante si fosse solidificata.
Doveva trattarsi di una magia...
Malfurion non aveva badato a Illidan, proprio come il guerriero veterano
temeva. Il legame familiare aveva reso il druido esitante e ora quell'esita-
zione si sarebbe dimostrata fatale.
Il Capitano Varo'then ritorn a sfoggiare il suo ghigno. S mosse con
maggiore sicurezza verso il nemico che procedeva pi lento. Bene! Di so-
lito non mi piace ottenere le cose cos facilmente ma, in questo caso, far
un'eccezione. Punt la spada verso il petto di Brox. Mi chiedo se il tuo
cuore sia localizzato nello stesso punto del mio...
Ma non appena si avvicin, un'ombra oscura avvolse entrambi. Brox a-
vrebbe voluto volgere lo sguardo verso l'alto, ma i suoi movimenti si erano
fatti talmente lenti da renderlo consapevole del fatto che l'elfo l'avrebbe
sventrato prima che riabbassasse nuovamente la testa. Se quella sarebbe
stata l sua morte, voleva guardare il suo assassino in faccia come un vero
guerriero avrebbe fatto.
Ma il servitore di Azshara non guardava pi l'orco. Fu lui, infatti, a vol-
gere lo sguardo al cielo, la bocca contratta in un ghigno irato.
Stai lontano da lui, canaglia! tuon una voce dall'alto.
Mentre Brox osservava inerme la scena, Varo'then, con gli occhi sbarra-
ti, si allontan immediatamente dall'orco. Il tempo di un mero battito di ci-
glia... e l'area dove precedentemente si trovava il soldato venne travolta
dalle fiamme.
Cosa pi sorprendente per Brox, il fuoco colp il terreno con una tale
precisione che ne avvert il calore a malapena. Ci lo stup notevolmente,
considerato che Deathwing non si sarebbe fatto nessuno scrupolo a spazza-
re via chiunque gli fosse parato davanti.
Pensando a ci, l'orco dedusse che poteva esservi soltanto un altro drago
altrettanto interessato a loro... Korialstrasz. In tutto il trambusto seguito al-
la fuga dal rifugio di Deathwing, Brox si era completamente dimenticato
del drago rosso, ma sembrava che questi non si fosse scordato di lui e di
Malfurion.
Preparatevi! grid Korialstrasz. Arrivo!
Brox pot fare ben poco, ma si raddrizz al meglio che poteva per ci
che sarebbe seguito, e si affid alle capacit di Korialstrasz.
Un attimo dopo, i grandi artigli avvolsero il suo corpo e lo trascinarono
in alto nell'aria.
Il vento sul viso, Brox sent gli arti rianimarsi. O per via dell'azione del
drago, o per una strana coincidenza data dalle circostanze, l'incantesimo di
Illidan svan.
Solo allora l'orco not anche che Malfurion giaceva sospeso nell'altra
zampa del drago. Il druido aveva l'aria esausta, ma indic verso il terreno
sottostante ormai lontano e grid qualcosa, rivolgendosi sia all'orco sia al
drago.
Brox infine riusc a distinguere le sue parole. Il disco! gridava Malfu-
rion. Il disco  ancora nelle loro mani!
L'orco fece per rispondergli, ma Korialstrasz all'improvviso si inarc e
torn verso la zona dello scontro con il nemico.
Quale dei due? rugg il gigante. Quale?
Non avrebbe dovuto chiederlo. Varo'then, con la mano gi all'altezza
della sacca, estrasse l'Anima dei Demoni. Brox ripens ai problemi avver-
titi da Malfurion nel cercare di far funzionare il disco e sper che l'ufficiale
sfregiato ne avesse altrettanti.
E sembr proprio che la fortuna fosse dalla loro parte, poich Varo'then
sollev il disco con un palese intento malvagio in mente... ma l'Anima dei
Demoni non reag.
Con un ruggito spaventoso, Korialstrasz si avvicin al capitano. L'e-
spressione sul volto di Varo'then si fece piena di sgomento.
Ma poi, contro ogni logica, il disco s'illumin intensamente. Un'altra vo-
ce grid al di sopra del drago: Allontanati! Fa' presto, altrimenti saremo
tutti....
Ci che colp il drago rosso fu chiaramente soltanto un briciolo del pote-
re del disco, ma fu comunque sufficiente. Brox stesso avvert le conse-
guenze dell'onda d'urto che invest Korialstrasz. Il drago prese a tremare e
a gemere... poi cess di sbattere le ali.
Il gigante sterz in direzione delle cime montuose e sembr schiantarsi
sul terreno. Brox recit i nomi dei suoi antenati e li invoc affinch si pre-
parassero alla sua venuta.
Il fianco di una montagna, un'enorme lastra di granito, riemp il suo
sguardo...
Che cosa avete fatto? sbott Illidan.
Ho usato il disco... rispose il Capitano Varo'then, con un tono molto
reverenziale. Poi, la verit si rimpadron di lui ed esamin sia il suo com-
pagno sia il disco. Avevate ragione!  tutto quel che avevate detto e an-
che pi! Si potrebbe diventare imperatori con in mano un oggetto simile...
E si potrebbe esser scorticati vivi da Sargeras per aver anche solo pen-
sato una cosa simile.
La tentazione che attraversava il volto dell'ufficiale svan. E ci avver-
rebbe giustamente, incantatore. Confido nel fatto che voi non abbiate cal-
deggiato simili pensieri.
Il gemello di Malfurion sorrise per un attimo. Non pi di voi, capitano.
La regina sar molto contenta dei risultati della nostra impresa. Abbia-
mo il disco, ne abbiamo saggiato i poteri su un enorme drago rosso e ab-
biamo sconfitto due tra coloro che hanno ritardato maggiormente il nostro
cammino.
Avreste potuto usare il disco in maniera differente, osserv l'incanta-
tore risparmiando i due nemici per interrogarli.
Varo'then si fece beffe di quell'idea. Cosa potrebbero dirci di utile or-
mai? Questo... e spinse il disco verso Illidan  tutto ci di cui abbiamo
bisogno per vincere. Il soldato si chin in avanti, e la sua bocca si con-
trasse in una smorfia crudele. A meno che non abbiate dei rimorsi su vo-
stro fratello... o del vile rimpianto?
Illidan sistem la benda e sbuff. Avete visto il modo in cui l'ho tratta-
to. Vi  sembrata forse una manifestazione di affetto fraterno?
Giusta osservazione disse l'altro dopo un po'. Il capitano reinser il di-
sco nella sacca. Nel mentre, aggrott leggermente il sopracciglio.
C' qualcos'altro che non va, capitano?
No... pensavo solo... ho sentito delle voci... no... non  nulla. Non not
l'espressione attenta di Illidan, che svan non appena il capitano si rivolse
nuovamente a lui. Credo non fosse nulla di importante. Adesso, venite
pure. I felini sono di nuovo sotto il nostro controllo. Dobbiamo riportare il
disco a Zin-Azshari prima possibile, non credete?
Naturalmente.
Varo'then prese saldamente le redini in mano e mont in sella all'anima-
le. Illidan fece altrettanto ma, non appena sal sulla pantera, si concesse un
momento per guardare le montagne alle sue spalle.
E osservandole aggrott le sopracciglia.
Ormai sarebbero dovuti tornare, o almeno cos Rhonin pensava nel vol-
gere lo sguardo in direzione del punto da cui Krasus e gli altri erano partiti.
Sarebbero dovuti rientrare. Per qualche motivo, sapeva che qualcosa era
andato storto. Quando le pantere della notte erano tornate recando il mes-
saggio del mago pi anziano, le speranze dell'umano si erano ridestate.
Korialstrasz avrebbe dovuto permettere al gruppo di rientrare pi in fretta.
Avrebbero dovuto essere tornati da molto tempo e senza dubbio Krasus
non avrebbe indugiato nel porre al sicuro l'Anima dei Demoni.
Tuttavia, qualcosa doveva essere andato irrimediabilmente storto.
Non fece parola di questo a Jarod, gi alle prese con una serie di pro-
blemi. Non che l'assemblea nella tenda di Blackforest fosse andata male.
Al contrario, mostrando le sue consuete abilit, Shadowsong aveva raffor-
zato la sua posizione di comandante. A un certo momento, durante l'ultima
battaglia, l'ex capitano aveva raggiunto una posizione in cui non poteva pi
starsene fermo e permettere che degli ordini insensati ottenessero credito
presso il consiglio, qualsiasi fosse il loro artefice.
Quando un nobile aveva suggerito una manovra laterale che avrebbe
probabilmente frammentato la spedizione, Jarod era intervenuto per spie-
gare perch una simile soluzione avrebbe soltanto creato una disfatta che
avrebbe distrutto gli elfi. L'umano era stupito che Jarod dovesse chiarire un
punto simile a coloro che presumibilmente erano le creature pi colte e in-
telligenti della razza elfica. Infine, Jarod era riuscito a trasformare tutti i
nobili presenti in seguaci leali, sollevati dall'aver trovato qualcuno che
sembrava avere un istinto innato per la tattica.
All'inizio, Rhonin aveva pensato di dover guidare in segreto le azioni di
Jarod, ma il giovane elfo della notte sapeva bene cosa stava facendo. Il
mago aveva visto altri tipi come Jarod in precedenza, dotati di un'innata
abilit che i saperi pi immensi non erano in grado di superare, e ringrazi
Elune o qualunque altra divinit poteva essere responsabile di aver conces-
so ai difensori qualcuno che rimpiazzasse Ravencrest.
Ma con la ricerca del disco ancora in bilico, la presenza di Jarod sarebbe
stata sufficiente?
Jarod raggiunse il mago. Il riluttante capo della spedizione indossava
una nuova corazza donatagli da Blackforest, un'armatura che presentava
una serie di archi rossi e arancioni su entrambi i fianchi. Aveva anche un
elmetto munito di pennacchio, con la coda fiammante ricavata dal pelo tin-
to di una pantera, che gli scivolava lungo il collo.
Dietro di lui giunse l'immancabile scorta: sottufficiali e soldati affiliati ai
nobili condottieri. Jarod allontan il gruppo con un cenno della mano, pri-
ma di prendere la parola.
Un tempo non avrei ambito a raggiungere onore pi grande di quello di
ascendere a un grado privilegiato e indossare i sontuosi abiti appropriati al
mio nuovo status osserv Jarod con tono austero. In questo momento,
per, mi sembra di essere un buffone!
Non esagerare replic Rhonin. Gli abiti che indossi faranno una certa
impressione sulla folla dei soldati, e quindi dovrai accettarlo, almeno per il
momento. Quando acquisterai una maggiore autorit, potrai cominciare a
eliminare le convenzioni.
Non vedo l'ora.
Il mago lo condusse ancora pi lontano. Rallegrati, Jarod! Non funzio-
ner se i tuoi seguaci vedranno la speranza apparire cos incerta nel tuo
sguardo. Potrebbero temere di avere poche probabilit di vittoria.
Ma io temo che le nostre probabilit siano davvero irrisorie, soprattutto
se vi sono io al comando!
L'umano non intendeva concedergli un simile tono lamentoso, cos gli si
avvicin e disse di scatto: Se siamo vivi,  solo grazie a te! S, e anche io
sono incluso nel gruppo! Dovrai accettarlo prima o poi! Non abbiamo an-
cora avuto notizie dagli altri, e ci significa che tu, io e coloro che perisco-
no in battaglia potremmo rappresentare l'unica speranza per Kalimdor... e
l'unica speranza per il futuro!.
Non aggiunse altro, poich sarebbe stato troppo arduo per l'ufficiale di
un tempo riuscire ad accettare la verit... ossia che Rhonin proveniva da
un'epoca di diecimila anni posteriore alla sua. In che modo il mago poteva
spiegare che combatteva non soltanto per coloro che erano in vita in quel
momento, ma anche per coloro che non erano ancora nati, inclusi coloro
che amava di pi al mondo?
Non ho mai chiesto di rivestire un simile ruolo... protest Jarod.
Lo stesso vale per tutti noi.
L'elfo sospir. Si tolse l'appariscente elmetto per asciugarsi la fronte.
Avete ragione, Maestro Rhonin. Perdonatemi far tutto il possibile, anche
se non posso promettere che sar sufficiente a salvarci.
Ti baster continuare a fare ci che fai gi... cio la cosa giusta. Se di-
venterai un altro Desdel Stareye, tutto sar perduto.
Il nuovo comandante abbass lo sguardo ai fronzoli che aveva addosso,
mostrando un moto di derisione per lo stato immacolato dell'armatura.
Sar altamente improbabile, ve lo prometto.
Ci suscit un sorriso nel mago. Mi fa piacere sentirlo...
Un corno risuon nell'aria. Un corno che segnalava l'inizio della batta-
glia.
Rhonin si guard alle spalle. Il suono proviene dall'estremit dei ranghi
sulla destra! Non dovrebbero esserci demoni laggi! Non potrebbero mai
spostarsi senza che noi ne venissimo a conoscenza!
Jarod s'infilo l'elmetto. Invece sembra proprio che sia cos! Fece cen-
no ai soldati che erano dietro di avvicinarsi. Montate in sella e conducete
qui la mia cavalcatura! E anche quella del mago! Dobbiamo controllare
cosa sta succedendo laggi!
Portarono i due felini con una rapidit che Rhonin non aveva notato sot-
to la supervisione di Stareye. Quei soldati nutrivano un autentico rispetto
per Jarod. Non si trattava semplicemente del fatto che avesse ottenuto l'ap-
poggio di molti nobili influenti ma ormai privi di alcun potere. Si erano gi
diffuse delle leggende sulle sue gesta e sul modo in cui aveva assunto le
redini del comando quando tutti gli altri avevano considerato la battaglia
persa.
Non appena il capitano mont in sella, un nuovo cambiamento sembr
travolgerlo. Una ferma determinazione si diffuse sul suo volto fino a quel
momento incerto. Incit la cavalcatura a procedere, e balz rapidamente
davanti a Rhonin e a tutti gli altri.
Il corno risuon un'altra volta. Il mago not che si trattava di un corno
della spedizione elfica. Uno dei primi ordini impartiti da Jarod e che gli
aveva procurato il sostegno dei nobili era stato quello di mescolare in ma-
niera pi omogenea gli elfi e gli alleati fra loro. Il popolo di Huln e di
Dungard non erano pi disposti lateralmente. Adesso, ogni componente
dell'esercito elfico disponeva del suo contingente di alleati stranieri, le cui
abilit si dimostravano ogni momento pi preziose. Perfino i furbolg ave-
vano un ruolo ben preciso nel rafforzare le falangi a cuneo e utilizzare i lo-
ro bastoni per rompere il cranio delle Guardie Ferali che avessero cercato
di avvicinarsi ai potenti incantatori e agli arcieri disposti nelle retrovie.
Molti dei cambiamenti apportati da Jarod erano semplici e Rhonin si
stup del fatto di non averli pensati lui stesso. Tuttavia, ormai era giunto il
momento per saggiare veramente la forza della rinvigorita spedizione, per
via di quel nuovo stratagemma che nessuno si aspettava da Archimonde.
Eppure, a mano a mano che si avvicinavano, non si trovavano di fronte
uno stato di battaglia, quanto piuttosto di confusione. Gli elfi cercavano di
utilizzare le armi, ma i tauren e gli earthen che Rhonin avvist non sem-
bravano nutrire alcun interesse nel contribuire a quella strategia difensiva.
Rimasero inerti mentre gli alleati elfici cercavano freneticamente di riem-
pire i vuoi creati dall'inazione degli altri.
Per Madre Luna, cosa stanno facendo? Jarod grid all'aria. Indeboli-
ranno tutte le nostre azioni! Ero finalmente riuscito a convincere i nobili
della necessit della loro presenza.
Rhonin fece per rispondere, ma proprio in quel momento si rese conto di
qualcosa che stava accadendo oltre la loro linea. Il nemico era ancora pi
vicino di quel che pensava. Il mago riusc a distinguere delle forme pos-
senti, altre alate, e una variet di sagome mostruose che lui, gi scontratosi
con la Legione nel futuro, non riusciva ancora a identificare.
Stranamente, si spostavano con un ritmo lento e Rhonin non ud alcun
suono famelico provenire dalle loro fauci. Tra loro v'erano anche dei gi-
ganti, che oscuravano con la loro presenza quella di qualsiasi demone i cui
contorni Rhonin sapeva distinguere. Le forme alate non sembravano ricor-
dare le Guardie dell'Abisso e sebbene vi fossero altre mostruosit alate nel-
la Legione Infuocata, non riusciva a ricordarne nessuna che corrispondesse
a quelle che avanzavano verso la spedizione.
Jarod strinse le redini per fermare la sua cavalcatura all'altezza di un tau-
ren che si rivel essere Huln. Che succede? Perch non combattete?
Il capo dei tauren sbatt le palpebre e guard Jarod come se la domanda
non avesse alcun senso. Non combatteremo contro queste creature! Sa-
rebbe impensabile!
Un paio di earthen nelle vicinanze rafforzarono le sue parole con dei
fermi assensi del capo. Jarod al principio assunse un'aria sgomenta, ma poi
si fece risoluto.
Allora saremo noi a farlo! brontol.
Ma Rhonin si era fatto piuttosto sospettoso circa le ragioni della reticen-
za degli alleati. Aspetta, Jarod!
Maestro Rhonin, non mi direte che anche voi siete d'accordo con lo-
ro...
L'orda in avvicinamento era ormai cos prossima che il mago riusc a di-
stinguervi alcune sagome... abbastanza da dargli conferma sul fatto che a-
vesse fatto bene a fermare l'elfo con il suo richiamo.
Queste creature non fanno parte della Legione! Sono qui per unirsi a
noi, ne sono sicuro!
Ne fu ancora pi sicuro quando vide colui che guidava il gruppo in mar-
cia, una figura possente dotata di quattro agili gambe e con un paio di ma-
gnifiche corna in cima alla testa ispida. L'essere mastodontico era seguito
da decine di creature somiglianti a satiri per il fatto che nella parte superio-
re del torace ricordavano degli elfi e in quella inferiore dei fauni, ed erano
tutte creature femminili, giovani e bellissime. Sembravano appartenere sia
al regno vegetale sia a quello animale, poich la loro pelle era ricoperta di
morbide foglie verdi. Nonostante avessero un aspetto pi delicato delle
creature circostanti, nei loro movimenti v'era qualcosa che fece sospettare
a Rhonin che un eventuale nemico si sarebbe pentito di doverle affrontare.
Ormai alle prese con i propri preparativi strategici, i soldati non presta-
rono attenzione alla figura che era a capo del nuovo gruppo. Rhonin si rese
conto che si sarebbe ben presto verificata una catastrofe di vaste dimensio-
ni se non avesse posto fine alle azioni in corso.
Jarod! Procedi insieme a me, svelto!
Con l'elfo al suo seguito, il mago dalla chioma color cremisi incit la ca-
valcatura a superare i soldati stupiti. Jarod lo raggiunse e grid: Siete im-
pazzito? Cosa state facendo?.
Fidati di me! Sono nostri alleati!
La figura che guidava il nuovo gruppo all'improvviso si avvicin minac-
ciosa. Perplesso, Rhonin riusc appena in tempo a frenare.
Salute, Rhonin Redhair! tuon l'essere munito di corna. Le figure
femminili scrutarono il mago con curiosit. Siamo giunti per unirci alla
battaglia per difendere il nostro prezioso regno... La creatura esamin Ja-
rod Shadowsong e disse: Questo  colui con cui dovremo coordinare le
nostre azioni?.
L'umano volse lo sguardo al suo compagno, che sedeva a bocca aperta.
S. Perdonatelo! Io stesso sono un po' stupito del vostro arrivo... Cena-
rius.
Cenarius... mormor Jarod. Si tratta del re della foresta?
S, e credo che abbia portato con s della bella compagnia aggiunse
Rhonin scrutando al di l del mitico signore dei boschi.
Era come se le leggende della sua infanzia si fossero d'un tratto avvera-
te... Rhonin e l'elfo della notte sollevarono lo sguardo verso i giganti cono-
sciuti dai mortali soltanto nei sogni. Per quanto fosse alto, il re della fore-
sta rimpiccioliva di fronte ad alcuni dei suoi compagni. Un paio di creature
gemelle simili a degli orsi e possenti come delle autentiche montagne af-
fiancavano Cenarius. Una di esse scrutava Rhonin con particolare interes-
se. Dietro di loro e soltanto leggermente pi basso, un essere simile a un
furetto con sei gambe e una coda serpentina sorvegliava con trepidazione il
campo di battaglia. Respirava affannosamente e i suoi enormi artigli sfre-
gavano il terreno creando dei massicci solchi.
Una creatura in particolare sovrastava tutte le altre, un gigantesco verro
munito di zanne con una criniera dotata di spine affilate e mortali. Rhonin
si ricord di un nome che aveva incontrato negli studi fatti in passato...
Agamaggan... un semidio dotato di furia primordiale...
Alcune creature non erano cos imponenti, bench ugualmente sorpren-
denti a vedersi. V'era un uccello femmina dall'aria bella e temibile insieme,
attorno alla quale si ammassavano frotte di volatili. Una piccola volpe ros-
sa, con un volto astuto eppur simile a quello di uno gnomo, procedeva a
piccoli passi fra le gambe dei giganti, e in mezzo alla maggior parte dei
semidei sfrecciavano piccoli esseri minuti e alati con in mano delle lance...
una sorta di folletti.
Una forma di puro bianco apparve ai lati dell'umano. Ne cerc immedia-
tamente la fonte, ma non trov nulla. Tuttavia, un'immagine rimase im-
pressa nei suoi pensieri, quella di un enorme cervo con le corna che sem-
bravano raggiungere il cielo...
E la visione delle creature prosegu. Figure maschili con il volto incap-
pucciato e la pelle fatta di corteccia d'albero, per quel poco di essa che era
visibile. Gli ippogrifi e i grifoni fluttuavano nell'aria e alcune creature so-
miglianti a enormi zanzare dalle forme umanoidi ondeggiavano placide nel
vento. Pi avanti, v'erano decine di figure mai viste prima, alcune delle
quali il mago avrebbe trovato difficolt a descrivere perfino mentre le os-
servava, anche se tutte presentavano una somiglianza con un elemento par-
ticolare del mondo naturale.
Jarod Shadowsong... riusc a dire il mago. Lascia che ti presenti i
semidei di Kalimdor... tutti i semidei.
Al vostro servizio aggiunse ossequiosamente Cenarius e le sue gambe
anteriori si ripiegarono in una posizione inginocchiata. Dietro di lui, gli al-
tri semidei fecero altrettanto, ciascuno a modo proprio.
Il nuovo capo della spedizione deglut, incapace di proferire parola.
Rhonin diede una rapida occhiata dietro di s. Ovunque volgesse lo
sguardo, i soldati, i tauren, i furbolg, gli earthen e tutti gli altri guardavano
i nuovi arrivati con profondo rispetto. Molti di loro ormai avevano com-
preso che quelli erano degli esseri secolari dotati di enormi poteri... e tutti
loro avevano riconosciuto in Jarod colui dal quale avrebbero ricevuto ordi-
ni in battaglia.
Cenarius avanz e scrut l'elfo della notte come avrebbe fatto con un suo
pari. Attendiamo i vostri ordini.
Jarod si fece coraggio e rispose: Siete tutti pi che benvenuti, Venera-
bile. Il vostro apporto ci  molto prezioso. Con una certa fortuna, avremo
la possibilit, una buona possibilit, di sopravvivere.
Il re della foresta assent e scrut oltre Jarod in direzione dei difensori
mortali. Un'espressione determinata velava il volto di Cenarius. S... avete
detto bene, Lord Shadowsong... abbiamo una possibilit...
...
.
...
FINE Parte 1.
